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Dentro il confessionale: un sacerdote offre guarigione a chi dispera

Godong/Photononstop via AFP

Aleteia - Vatican Insider - pubblicato il 05/12/16

“Queste persone pensavano che Dio non potesse perdonarle. Ho detto loro molto chiaramente che poteva, eccome”

Il confessionale è un luogo di missione. È come andare in terre sconosciute ed evangelizzare, annunciando la redenzione di Cristo, la Sua misericordia nei confronti dell’uomo, proclamando l’amore di Dio a chi ancora non lo conosce. Nel confessionale si riversa un mondo di dolore, un mondo di sofferenza, e si rivela un immenso bisogno di essere ascoltati, di condividere situazioni che non possono più essere sopportate da soli, di essere perdonati.

Dio è diventato uomo per stare con noi. È venuto a perdonare, ad amare, ad abbracciare. Si è incarnato per camminare con noi. Il perdono divino è una forza d’amore, e la sofferenza va ben al di là del sentimento di disprezzo naturale per il male che commettiamo. Il perdono di Dio ci dà la volontà di riparare, di cambiare la nostra vita.

La sofferenza di aver abortito

Molte madri sono venuto nel mio confessionale soffrendo per aver abortito un bambino, anche molti anni dopo. Lo hanno fatto per vari motivi: perché avevano perso il lavoro e non sapevano come poter mantenere il figlio, o perché il marito le aveva abbandonate, o per entrambi i motivi. Gravate da questo peso, chiedono perdono, cercano di giustificarsi dicendo che è stata una necessità, ma non riescono comunque a liberarsi del loro dolore. Sono madri che spesso sanno di aver commesso un crimine, e questo amareggia la vita nonostante tutte le giustificazioni che possano trovare.

L’aborto pesa fortemente sulla vita di una donna. Alcune donne che vengono in confessionale dopo molti anni non riescono a sbarazzarsi di questo peso. Quando hanno abortito in gioventù dicono: “Padre, non sapevo cosa stavo facendo. Ora capisco di aver ucciso mio figlio”. Nel corso degli anni hanno avuto altri figli, hanno visto la loro bellezza, li hanno visti crescere accanto a loro e pensano a quello che non hanno voluto. È molto dura, soprattutto quando gli aborti sono stati vari. Ricordo una donna che ne aveva effettuati sei. Un’altra cinque.

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A volte cercano di minimizzare i fatti, come se non fosse successo niente di irreparabile, ma nel loro cuore sanno molto bene che non è stato un atto innocuo, anche se la natura umana si difende dalla sofferenza cercando di minimizzarla e di relegarla al passato. Nella maggior parte dei casi, la decisione di abortire non è stata loro ma dei genitori, che hanno esercitato pressioni sulle figlie. O del partner, che ha pagato l’aborto di modo che nessuno ne sapesse niente.

Spesso la ragazza decide poi di porre fine alla propria gravidanza per via della sua situazione finanziaria, perché è disoccupata, perché lo sono entrambi o perché il suo lavoro non è sicuro.

Un’altra ragione comune per abortire è la tensione tra la madre e il partner, fidanzato o marito, la paura di un rapporto che non durerà, la paura di rimanere da sola con un bambino, ecc. Io le ascolto, le guardo e capisco che è difficile, che quello che devono confessare è per loro molto doloroso. Come si può prendere alla leggere il perdono di Dio?

Figure bibliche perdonate da Gesù

Con queste donne parlo delle figure bibliche che Gesù ha perdonato. La donna che lavò i piedi di Gesù, l’adultera, l’esattore Zaccheo, il ladrone pentito. Hanno trascorso tutta la loro vita facendo cose terribili, e per via di un’unica parola di pentimento Gesù le ha perdonate. Ed Egli raccontava storie sulla grandezza del perdono di Suo Padre per i figli prodighi e le pecorelle perdute.

Dio è venuto per perdonare

Dico anche loro che Dio le abbraccia, che Dio le ama e cammina con loro, che è venuto per perdonare, non per punire; che è venuto per stare con noi; che è sceso dal Cielo per condividere la nostra condizione di uomini che a volte abbandonano la buona strada. E allora come potremmo aver paura?

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Grazie a Dio, il confessionale è anche un luogo di vita. Lo è sempre, perché rigenera, promuove qualcosa che prima non esisteva. Ma è un luogo di vita anche quando una ragazza capisce che quello che sta pensando di fare è negativo e per questo decide di non farlo. Ci sono state due ragazze che sono arrivate dicendo di voler abortire e poi non l’hanno fatto, a volte andando contro l’opinione dei genitori: “Pensino quello che voglio, ma voglio tenere mio figlio”.

A volte, e ne sono contento, i giovani vengono e dicono: “Padre, oggi voglio confessare qualcosa che non ho mai avuto il coraggio di dire. Ho avuto l’opportunità, ma non l’ho detto”. Io li incoraggio: “Prenditi il tempo che ti serve. Non ho fretta. Ma togliti questo peso, confessa, metti tutto questo fardello che ti schiaccia nelle mani di Dio. Scarica tutto su di Lui e vedrai quanto sarai sollevato quando lascerai il confessionale”. E succede proprio questo.

“C’è qualcos’altro?”

“No, padre”.

“E come ti senti ora?”

“Riesco a respirare di nuovo”.

Una vera esperienza di liberazione.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
abortoconfessionaleconfessioneperdonoriconciliazione
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