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Hai bisogno di un padre spirituale? Qual è quello giusto per te?

© Pascal DELOCHE / GODONG
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Don Fabio Bartoli traccia i criteri con cui ognuno dovrebbe scegliere il "personal trainer" dello spirito, che è un "maestro di vita", non uno psicologo

Il confessore e il padre (o direttore) spirituale. Due figure completamente diverse. Mentre la prima è più conosciuta e ci rivolgiamo ad un sacerdote per il perdono dei nostri peccati, la seconda è meno nota, ma molto “strategica” e importante per ogni cristiano.

Aleteia ha “indagato” su questo “personaggio” ancora poco conosciuto. E con il teologo Don Fabio Bartoli, sacerdote e blogger molto noto ai giovani e alla rete, spieghiamo più precisamente qual è il ruolo del padre spirituale, perché è così importante, con quali criteri dovrebbe sceglierlo ognuno di noi. E sopratutto perché si differenza dal Confessore.

L’ERRORE DI ALCUNI GRUPPI 

Tutti i grandi maestri spirituali della tradizione cristiana sono concordi, premette Don Fabio, non si può progredire nella vita cristiana oltre un certo stadio senza essere accompagnati da un “direttore” o “padre” spirituale. Eppure questa funzione che in passato era considerata insostituibile oggi viene addirittura guardata con sospetto. Esistono gruppi cristiani che la considerano superata, arrivando perfino a sconsigliarla, altri che semplicemente la identificano con la confessione. In generale la stragrande maggioranza dei battezzati pensa di poterne fare semplicemente a meno, ritenendo che sia tutt’al più qualcosa di riservato ai consacrati, preti e suore.

CRISTIANI NON PASSIVI

Occorre allora probabilmente fare un po’ di chiarezza per provare a riscoprire questo grande tesoro che la Tradizione Cristiana ha messo nelle nostre mani. È sempre più evidente il carattere profetico della celebre sentenza “il Cristiano del terzo millennio o sarà un mistico o non sarà” (attribuita talora a K. Rahner, talora a R. Panikkar), è sotto gli occhi di tutti infatti che l’adesione a Cristo oggi comporta una sfida esistenziale così alta che senza una profonda vita interiore fatta di preghiera e meditazione (cioè senza essere in un certo modo dei mistici) di fatto risulta impossibile.

Nessuno può essere Cristiano oggi (se pure lo poteva in passato) con una passiva adesione alla Tradizione, perché i fondamenti stessi della nostra fede sono continuamente scossi e rimessi in discussione, quindi senza una ferma e convinta adesione personale non possono reggersi.

LA LEZIONE DEL CONCILIO

Del resto già il Concilio Vaticano II ci aveva preparato a questo, ricordandoci nella Lumen Gentium l’universale vocazione alla santità, che porta con sé come corollario che non può esistere un cristiano mediocre: o il cristiano è teso in un continuo superamento di sé, verso una sempre maggiore somiglianza con il Maestro, oppure inevitabilmente la sua traiettoria si incurva fino a ricadere su se stesso e nella propria umanità (intesa nel senso più basso e  deteriore del termine).

L’ATLETA E IL “PERSONAL TRAINER”

Dunque come uscire dalla mediocrità? Dove trovare quella spinta, quello slancio necessario ad una crescita continua? Ci viene in soccorso il paragone paolino, che pone a modello del cristiano l’atleta, che continuamente esercita se stesso nello sforzo di migliorare le sue prestazioni. Ogni atleta sa che senza un personal trainer non si può progredire oltre un certo livello: all’inizio vanno bene gli esercizi generici, la ginnastica di base che serve a tutti come quegli esercizi tecnici che gli sportivi chiamano “i fondamentali” e che vanno sempre ripetuti, come un calciatore che dovrà continuamente esercitarsi nel palleggio o nella precisione dei passaggi o un pianista che dovrà fare scale e solfeggi per tutta la vita.

UN ACCOMPAGNAMENTO SPIRITUALE

Così è anche nella vita spirituale: ci sono i fondamentali (la Confessione e l’Eucaristia, la devozione mariana, la lettura della Parola di Dio) che vanno sempre praticati e per cui di per sé non serve una direzione spirituale, ma se vogliamo progredire, se vogliamo crescere nell’intimità con il Signore, diventare veri amici di Dio, abbiamo bisogno di un personal trainer, di un accompagnatore che ci guidi passo passo nel percorso aiutandoci a migliorare sempre di più.

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