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I cinque anni di vita di Michelino incredibili per la scienza

Flickr.com/Kunoel

Silvia Lucchetti - Aleteia Italia - pubblicato il 14/09/17

Quando avete scoperto che Michelino soffriva di una grave malformazione?

Eravamo sposini quando sono rimasta incinta, e poco tempo dopo nel corso di un’ecografia il mio ginecologo ha subito notato che c’erano dei problemi: il bambino soffriva di una rara patologia cerebrale, l’oloprosencefalia, che nelle forme più gravi determina l’incompatibilità con la vita. Quello fu un giorno tremendo, ero insieme a mio marito e mia sorella. Dopo la notizia, con Antonio ci siamo subito rivolti al Signore per avere da Lui l’aiuto necessario ad affrontare questa situazione. L’idea dell’aborto terapeutico non ci passò nemmeno per la testa, e non ci siamo mai pentiti di questa decisione. I medici ci informarono che per la gravità della malformazione nostro figlio sarebbe potuto morire nella mia pancia, alla nascita o entro i primi sei mesi di vita. È stata una grazia che Michelino invece abbia vissuto così a lungo: davvero il Signore ha ascoltato tutte le nostre preghiere!

Nel vostro caso com’e stato il rapporto con i medici che vi hanno assistito?

Non ho mai ricevuto pressioni a interrompere la gravidanza da parte dei dottori dopo la scoperta della patologia. Il mio ginecologo è obiettore di coscienza, e anche gli altri medici incontrati durante e dopo la gravidanza sono stati tutti disponibili e rispettosi nei nostri riguardi. Volevamo dare al nostro bambino la dignità di essere figlio di Dio, pensavamo sempre che anche se fosse nato morto avremmo almeno potuto seppellirlo.

Dove avete trovato la forza per affrontare una gravidanza così difficile e rischiosa?

Il sostegno ci è venuto da Dio, cercavo di partecipare alla messa ogni giorno, di ricevere la comunione, di farmi benedire la pancia, di pregare il rosario con mio marito il più possibile proprio per essere pronti, saldi. Sapevo che Michelino poteva morire da un momento all’altro nella mia pancia, eppure questo non è accaduto, anzi, lui era vivacissimo, aveva una vitalità incredibile, lo sentivo muoversi e questo mi dava tanta fiducia, tanta speranza. Ho apprezzato enormemente l’impegno dei medici anche quando si è avvicinata la data del parto: hanno fatto tutto il possibile per accogliere Michele nella maniera più adeguata alle difficoltà della sua nascita.




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In che modo avete ricevuto il dono della fede?

Mia madre mi ha trasmesso la fede fin da bambina, sono stata a Medjugorje per la prima volta all’età di sette anni, e anche mio marito l’ho conosciuto lì, durante un pellegrinaggio. Prima di incontrare Antonio avevo frequentato per diverso tempo il Cammino Neocatecumenale che poi avevo interrotto; invece dopo la nascita di Michelino come coppia abbiamo ripreso questo percorso di fede insieme.

Chi vi è stato particolarmente vicino?

I nostri familiari ci hanno sempre sostenuto e condiviso la nostra scelta. Quando abbiamo saputo della malattia di Michelino ho chiesto subito preghiere alle monache di clausura che sono vicino a noi, qui a Catania. Loro hanno sempre pregato per le nostre intenzioni, conservano la foto di Michelino sotto la statua della Madonna del Carmelo: davvero le loro preghiere ci hanno sostenuto. Dopo la sua nascita andavamo tutti e tre spesso a trovarle, ormai era diventato di casa. Sono stati tanti i sacerdoti che ci sono stati vicino e che hanno pregato per noi. Ti confesso che spesso mi chiedo ancora oggi perché sia successo tutto questo, ma la risposta me l’ha data un sacerdote cinque anni fa: “Non chiederti più niente, è un mistero di Dio che magari un giorno il Signore ti rivelerà”.

Com’è stato l’inizio della vita di Michelino?

Ho fatto un cesareo, ed è stato un bellissimo parto perché l’equipe era fantastica. Il mio ginecologo aveva radunato un gruppo di medici bravissimi, e anche se avevo paura che Michelino potesse morire, al tempo stesso ero serena perché si respirava un’aria di “sacralità” in quella stanza. Pregavamo l’Ave Maria.
Dopo la sua nascita è stato subito portato in terapia intensiva neonatale. Il nostro primo desiderio era quello di farlo battezzare, perché non sapevamo quanto sarebbe vissuto. Per questo motivo è stato battezzato senza di me; mio marito e al sacerdote che ci ha sposato sono saliti su in terapia intensiva e hanno battezzato Michelino.

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Tags:
educazionegravidanzamalattiatestimonianze di vita e di fede
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