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8 tra le critiche più ricorrenti rivolte alla Chiesa (anche dall’interno)

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Dalla non autodeterminazione della libertà personale al celibato sacerdotale, sino ai temi scottanti della sessualità

Con quali tesi ci si scaglia contro la Chiesa e come è possibile respingerle in maniera efficace? E’ una domanda che spesso noi cattolici ci poniamo, ma è anche un interrogativo che non di rado agita atei, agnostici e “curiosi”.

Un argomento bollente che mostra varie “opzioni”, come spiega padre Bernhard Korner, in “Buoni motivi per vivere nella Chiesa” (Edizioni Dehoniane Bologna).

1) LA LIBERTA’ DELL’UOMO

Come punto di partenza, osserva il teologo, si può dire che la Chiesa deve annunciare una «buona notizia» e non un «notizia minacciosa». Per i critici questo include una «positiva valutazione della sessualità». Essi sostengono che il celibato non debba essere un presupposto indispensabile per il sacerdozio ordinato. Pretendono una Chiesa fraterna in cui sacerdoti e laici non vengano separati e ai laici vengano concesse la parola e la co-determinazione. E, non da ultimo, viene richiesta la piena uguaglianza delle donne anche nella Chiesa.

Già questo breve abbozzo mostra che la Chiesa viene criticata in nome di valori al cui apice c’è la libera autodeterminazione della persona. E dunque per gli uni questa critica è una ragione per rifiutare la Chiesa e il cristianesimo, per gli altri è un’occasione per chiedere, in nome del cristianesimo, una riforma della Chiesa su questi valori.

Attacco al magistero

Per i critici, non si tratta solo del modo in cui il cristianesimo viene vissuto nella Chiesa. Per loro si tratta dello stesso magistero cristiano, da essi ritenuto problematico e incompatibile con la vita umana. E ciò non solo perché tale magistero porta a conseguenze contrarie alla vita, ma anche perché – secondo loro – tale magistero non può essere giustificato.

Centrale è qui l’affermazione che, in fondo, con l’aiuto della ragione non possiamo fare affermazioni su Dio o sulla sua rivelazione. Così, però, anche la Chiesa e il suo insegnamento diventano superflui. Alcuni pensatori vanno anche oltre. Rappresentano una posizione atea. Sono decisamente convinti che Dio non esista. Ritengono che, allo stato attuale delle conoscenze, non ci siano prove per credere in un Dio.

Una sfida per la Chiesa

Nella costituzione pastorale Gaudium et spes, il documento sui rapporti della Chiesa con la società, che devono essere improntati sul dialogo e non sulla contrapposizione, si legge: «Anzi, la Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire dalla stessa opposizione di quanti la avversano o la perseguitano». Una dichiarazione sorprendente. Ma in fondo è evidente: ogni attacco alla Chiesa e al suo magistero è una sfida e una possibilità, per la Chiesa, di chiedersi cosa sia fondato e cosa non lo sia. Si evita, così, che essa si culli in una falsa autosufficienza.

2) IL CRISTIANESIMO E’ VIOLENTO

Il filosofo tedesco Karl-Heinz Deschner ha evidenziato criticamente i lati oscuri della storia della Chiesa relativi all’ambito ecclesiale e religioso. Egli parla di una «storia criminale del cristianesimo»: il cristianesimo ha «abbandonato la sua idea originaria, egalitaria e pacifista, orientata alla povertà e, da Chiesa organizzata, è caduto presto nella corruzione, nella violenza e nell’intolleranza». È diventato sempre più una religione con una prassi violenta e disumana, contrassegnata da un atteggiamento nemico nei confronti della natura, delle donne, del sesso, della scienza e della libertà.

Un altro autore, il filosofo Herbert Schnädelbach, per inasprire ancor di più la diagnosi ha utilizzato – come occasione provvidenziale – la richiesta di perdono che papa Giovanni Paolo II ha rivolto, all’inizio della Quaresima dell’anno 2000, per le colpe che hanno avuto luogo nella Chiesa e attraverso la Chiesa.

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