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Il Papa: basta polemiche sulla liturgia

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Antoine Mekary | ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 30/06/22

Nella Lettera apostolica "Desiderio Desideravi" Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa di riscoprire la bellezza e l’autenticità dell’attuale liturgia

Papa Francesco lancia due avvertimenti: «Abbandonare le polemiche» sulla liturgia, «per ascoltare insieme che cosa lo Spirito dice alla Chiesa»; e accantonare riti anacronistici e pre conciliari per riscoprire l’attuale bellezza della liturgia. 

Lo spiega nella Lettera apostolica Desiderio Desideravi che in qualche modo chiude il cerchio di un percorso iniziato con la plenaria del Dicastero del Culto divino del febbraio 2019 e proseguita con il motu proprio Traditionis custodes (Avvenire, 29 giugno).

HOLY SEPULCHRE

Non è una nuova istruzione

Non si tratta di una nuova istruzione o di un direttorio con norme specifiche. Ma piuttosto di una meditazione per comprendere la bellezza della celebrazione liturgica e il suo ruolo nell’evangelizzare.

“Noi abbiamo bisogno di essere presenti alla Cena”

La fede cristiana, scrive Francesco, o è incontro con Gesù vivo o non è. E «la Liturgia ci garantisce la possibilità di tale incontro. A noi non serve un vago ricordo dell’ultima Cena: noi abbiamo bisogno di essere presenti a quella Cena» (Vatican News, 29 giugno).

La bellezza del celebrare cristiano

Ricordando l’importanza della costituzione “Sacrosanctum Concilium” del Vaticano II, che ha portato alla riscoperta della comprensione teologica della liturgia, il Papa aggiunge in Desiderio Desideravi: «Vorrei che la bellezza del celebrare cristiano e delle sue necessarie conseguenze nella vita della Chiesa, non venisse deturpata da una superficiale e riduttiva comprensione del suo valore o, ancor peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di una qualche visione ideologica, qualunque essa sia» (16).

La “mondanità spirituale”

Dopo aver messo in guardia dalla «mondanità spirituale» e dallo gnosticismo e neo-pelagianesimo che la alimentano, Francesco spiega che «partecipare al sacrificio eucaristico non è una nostra conquista come se di questo potessimo vantarci davanti a Dio e ai fratelli» e che «la Liturgia non ha nulla a che vedere con un moralismo ascetico: è il dono della Pasqua del Signore che, accolto con docilità, fa nuova la nostra vita. Non si entra nel Cenacolo se non che per la forza di attrazione del suo desiderio di mangiare la Pasqua con noi» (20). 

Il pericolo opposto

Per guarire dalla mondanità spirituale è necessario riscoprire la bellezza della liturgia, ma questa riscoperta «non è la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalità esteriore di un rito o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale. Ovviamente questa affermazione non vuole in nessun modo approvare l’atteggiamento opposto che confonde la semplicità con una sciatta banalità, l’essenzialità con una ignorante superficialità, la concretezza dell’agire rituale con un esasperato funzionalismo pratico» (22).

“Ogni aspetto ca curato”

«Ogni aspetto del celebrare va curato (spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica, …) e ogni rubrica deve essere osservata», l’appello di Francesco nella Lettera apostolica, che si sofferma su un elemento essenziale della celebrazione liturgica: «lo stupore per il mistero pasquale» (Agensir, 30 giugno).

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