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Il Papa da Fazio: il futuro della Chiesa è lontano dalla mondanità spirituale

FABIO FAZIO PAPA FRANCESCO

ANDREA DIODATO / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP/ Antoine Mekary

Gelsomino Del Guercio - Lucandrea Massaro - pubblicato il 06/02/22

Papa Francesco in collegamento con il popolare conduttore di Rai Tre al programma Che Tempo Che fa, parla di migranti, coraggio, figli. E sul perdono dice che riceverlo "è un diritto di tutti gli uomini"

In collegamento da Casa Santa Marta, Papa Francesco ha dialogato con Fabio Fazio all’interno del primo segmento della popolare trasmissione Che Tempo Che fa. Sono stati i due ad organizzare direttamente questa intervista, la prima in assoluto che avviene in diretta ad un pontefice sulla tv italiana.

I pontefici e la TV

Un unicum anche in relazione a precedenti interventi, si ricorda infatti quello di Giovanni Paolo II al telefono con Bruno Vespa nel 1998 durante uno speciale sul suo pontificato, o ancora le risposte registrate da Benedetto XVI per l’intervista alla trasmissione di informazione religiosa A sua immagine. Ultimo in ordine di tempo poi quello dell’anno scorso dove lo stesso Papa Francesco era intervenuto a Mediaset con una intervista, che però era registrata, per il Natale dove esplicitò la sua posizione a favore dei vaccini. Che Tempo Che fa è un programma contenitore ad altissimo share di ascolto, e anche questo sottolinea la particolarità dell’evento

Come nasce questa intervista

«È una grande emozione, una grandissima responsabilità, un grandissimo dono quello che ricevo da questo Papa eccezionale», ha detto Fabio Fazio, che conduce Che tempo che fa (e che venne citato dal Papa in una intervista nel 2020). Il Papa «sceglie un contesto popolare come il nostro per voler essere in mezzo a tutti, vicino a tutti. Questo dono va bene al di là della televisione, perché ogni volta che questo Papa parla ci lascia qualcosa per il futuro» (Corsera).

Ricorda Il Fatto Quotidianocome è nata questa intervista che vede coinvolto il Papa e Fabio Fazio:

«Francesco incontrò il conduttore quando, il 24 settembre 2019, si recò a Frosinone per visitare la Cittadella cielo di Nuovi orizzonti, la comunità fondata da Chiara Amirante e di cui don Davide Banzato è assistente spirituale generale. Fazio, infatti, fa parte da tempo di questo movimento».

Gli impegni del Papa non sono “impegnativi”

L’intervista dura circa un’ora. Fazio “rompe il ghiaccio” con una domanda sulla difficile “vita da Papa”. «Come riesce ad abbracciare tutti e sopportare un peso così grande?». 

«La domanda è un po’ forzata – risponde Francesco – Tanta gente sopporta cose brutte ogni giorno, difficoltà familiari, economiche, chi non arriva a fine mese. Io sopporto la vita come tutta la gente. E poi non sono solo. Mi aiutano diverse persone: uomini e donne bravi. Ecco: non sono un campione di sollevamento pesi, che “sopporta” chissà che grande sforzo fisico»

La categoria peggiore: la guerra

Fazio poi gli ricorda dei 19 migranti morti per congelamento al confine tra Grecia e Turchia. Cita anche il filmato dei bambini siriani al freddo, circolato nelle scorse settimane. «E’ il segnale della cultura dell’indifferenza – sentenzia il Papa -, Noi tendiamo a dividere l’attenzione sulla base di categorie. Al primo posto c’è la categoria delle guerre». Più sotto le categorie “inferiori”, che sono conseguenze delle guerre: migranti, bambini che non hanno nulla da mangiare, ecc. Ma questi «non fanno notizia». Si parla di guerre ideologiche, commerciali, dei fabbricanti armi. Ma molto poco degli “ultimi” che pagano più di tutti le guerre stesse.

“Una meccanica di distruzione”

«La guerra tende a eliminare l’altro», incalza Fazio. «La guerra è un controsenso della Creazione – aggiunge il pontefice -. Prima Dio crea il cosmo, l’uomo, ecc, poi (nelle Sacre Scritture ndr) subito dopo è narrata una guerra, tra fratelli (Caino e Abele ndr), poi una guerra culturale con l’episodio della Torre di Babele. Ecco perché la guerra è un controsenso della Creazione: è sempre distruzione, è una meccanica di distruzione»·.

“Intelligenza” da usare con i migranti 

Le “guerra dei migranti” è una di quelle su cui punta maggiormente l’attenzione il pontefice. «Con i migranti quello che si fa è criminale», taglia corto il Papa. «Ci sono filmati sui lager dei trafficanti – aggiunge -. Fanno sacrifici immensi per attraversare il Mediterraneo e poi vengono respinti. Non c’è un porto che li accoglie. Una cosa è vera: ogni Paese deve dire quanti migranti può accogliere. E’ un problema di politica interna. E quelli che non si possono accogliere? Deve intervenire l’Unione Europea. Bisogna trovare un equilibrio, ma in comunione. Il migrante va sempre accolto, accompagnato, promosso e integrato – dice Papa Francesco -. Le nazioni che soffrono il calo demografico possono beneficiare dell’arrivo dei migranti. Va fatta una politica intelligente. Il Mediterraneo non può essere il cimitero dell’Europa». 

Il senso “preferito” dal Papa: il tatto

Fazio lo sollecita sulle tante ingiustizie nel mondo. «Vediamo le ingiustizie nel mondo. Ma c’è sempre la tentazione a guardare dall’altra parte. Non basta vedere: è necessario sentire, toccare – osserva il Papa -. Toccare la tragedia: ci porta all’eroicità. Penso a medici, infermieri, rimasti nella pandemia con gli ammalati, rischiando anche la propria vita. Il tatto è iil senso più pieno, ci mette la realtà nel cuore. Quando qualcuno viene a confessarsi, chiedo: tu dai l’elemosina? Si. Ma la tocchi la mano della persona a cui la dai…? Perché se non tocchiamo con le nostre mani il dolore della gente…allora mai potremmo trovare una via d’uscita. Questa è la cultura della indifferenza». 

Un mondo “inabitabile”

Si parla di temi ambientali, tanto cari al Papa. «Pensiamo all’Amazzonia, la deforestazione: si sta ammazzando la biodiversità. Non si considera il rapporto dei popoli aborigeni con la propria terra: una simbiosi». Invece, fa notare il Santo Padre, stiamo andando verso un mondo «inabitabile» tra qualche decennio facendo ancora troppo poco per evitare questa direzione perversa. Cita una canzone del cantautore brasiliano Roberto Carlos sul fiume che rischia di sparire, il Rio delle Amazzoni, sempre più compromesso dalla deforestazione e dal dissesto idrogeologico. 

Il chiacchiericcio? “Siate coraggiosi”

Fazio insiste: «viviamo in un mondo aggressivo e autolesionista». E il Papa: «Il problema dell’aggressività sociale è stato studiato da sociologi e psicologi. Sottolineo solo una cosa: è cresciuto il numero dei suicidi giovanili. C’è un’aggressività che scoppia, è distruttiva. E comincia con la lingua, con il chiacchiericcio: questo distrugge le persone, le famiglie, i quartieri, le identità. Se hai qualcosa contro l’altro, parla in faccia. Siate coraggiosi», è l’esortazione che consegna il pontefice ai telespettatori.

La gratuità: così migliora il rapporto con i figli 

Il conduttore accenna al rapporto genitori figli, altro tema molto caro al pontefice. Cosa serve per far “funzionare” il rapporto? «Vicinanza con i propri figli – risponde il Papa -. Quando si confessano i giovani o quando parlo con loro, faccio sempre una domanda: tu giochi con i tuoi figli? A volte sento risposte dolorose. “Quando torno a casa già dormono”. La gratuità di giocare con i propri figli è importante. Bisogna essere vicini ai figli, anche se fanno qualche scivolata. I genitori devono essere “complici” con i figli. Essa fa sì che crescano insieme padri e figli. Questo è tanto bello». 

“Il diritto umano di essere perdonati”

“Aiutare un uomo a rialzarsi”, frase citata da Francesco durante un incontro alla comunità “Nuovi Orizzonti” a cui era presente Fabio Fazio. E’ lo spunto per far dire al Papa che tendere la mano all’altro è sempre un gesto nobile. Gli sguardi di «dominazione» sono, invece, quelli che feriscono. 

Sul tema del perdono, Francesco è laconico: «Dio ci ha fatto buoni e liberi. Con la libertà possiamo fare tanto bene, ma anche tanto male. Dirò una cosa che forse farà scandalizzare qualcuno: la capacità di essere perdonati è un diritto umano. Nasce dalla natura di Dio ed è stato dato in eredità agli uomini». Il pontefice ricorda, non a caso, la parabola del Figliol Prodigo.

La sofferenza dei bambini 

D’altro canto «Dio è forte, onnipotente nell’amore. L’odio, la distruzione è nelle mani di un altro. Il Signore invece rispetta, accompagna sempre» E ci ricorda che «con il male non si parla, dialogare col male è pericoloso. Gesù non ha mai parlato col diavolo: nel deserto o lo scaccia via, o risponde citandogli la Bibbia». E, infine, ricorda la sua vicinanza sul tema del male, al pensiero di Dostoevskij,

La Chiesa malata e lo “scandalo”

Quando è sollecitato sulla Chiesa del futuro, Papa Francesco la immagina come «San Paolo VI nella enciclica Evangelii Nuntiandi. La Chiesa del futuro è in pellegrinaggio. Oggi il male della Chiesa è la mondanità spirituale. Un teologo diceva che è il peggio dei mali, peggio dei Papi libertini. Questa mondanità fa crescere il clericalismo. E’ una perversione. Genera posizioni rigide. E sotto ogni tipo di rigidità c’è putredine. Così l’ideologia prende il posto del Vangelo».

Cita ancora una volta due dei peggiori mali nella Chiesa di oggi. Il pelagianismo: «La Chiesa va avanti non con la mia forza, ma con la forza di Dio». Lo gnosticismo: «Senza la Carne di Dio, non c’è Chiesa possibile». E afferma che proprio nello «scandalo del Verbo incarnato, c’è il futuro della Chiesa». 

Mai perdere il senso dell’umorismo 

Il Papa conclude l’intervista ricordando che lo sguardo di Dio Padre accompagna ogni persona. Non dimentica nessuno. «Ma se pensi che Dio sia quello che se ne infischia della tua vita, allora la religione sarà superstizione». 

Nella sua vita privata dice di avere «pochi amici, ma veri», sottolineando di aver scelto di vivere a Santa Marta, per non isolarsi in un appartamento pontificio. «Ho proprio bisogno di amici». 

Sulla sua infanzia svela una chicca: da piccolo voleva fare il macellaio, perché ne conosceva uno a Buenos Aires che era molto ricco. Francesco ha fatto diverse battute, perché ama il senso dell’umorismo. «Ti fa relativizzare le cose, ti rende gioioso». E ha chiesto di pregare per lui oppure di “mandargli” dei buoni pensieri, rammentando un vecchio film di Vittorio De Sica: “Cento lire”. «Io – chiosa il Papa – non vi dico Cento lire, ma Cento preghiere!». 

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