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Torture ai migranti in Libia: i (veri) video dell’orrore. Ma potrebbe non cambiare nulla

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Migranti sudanesi torturati in Libia, mostrati in un video diffuso dalla Cnn

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 02/09/18

Rifugiati umiliati da tempo. Eppure solo nei giorni scorsi i filmati hanno avuto un'eco internazionale. Ecco perchè. Il Papa segue la vicenda. L'economista: problema troppo grande

La violenza contro i rifugiati in Libia, immortalata nei video diffusi su stampa, tv e social in questi giorni, non è una novità.

Di nuovo c’è solo la viralità dei video, che ne ha amplificato l’eco nella comunità internazionale. Le torture nei campi dei rifugiati in Libia vanno avanti da tempo. La Cnn trasmetteva a gennaio 2018 questo atroce filmato.

Mercanti di schiavi

Torture indescrivibili a parole, che solo l’orrore di immagini crudeli testimoniano nella loro interezza. Video girati dai moderni mercanti di schiavi spesso per estorcere denaro alle famiglie o semplicemente per loro diletto, che mostrano immagini di giovani africani picchiati, umiliati, sfregiati, frustati, torturati, su cui è difficile reggere a lungo lo sguardo (La Repubblica, 28 agosto).




Leggi anche:
A pranzo col Papa i rifugiati raccontano di guerre e torture

La verità sulle due foto di Avvenire

L’attenzione sul caso Libia si è sollevata per due drammatiche immagini diffuse da Avvenire (27 agosto), che mostravano un uomo nudo legato e alcuni uomini a testa in giù. Le foto facevano parte di un articolo in cui si parlava delle torture subite dai rifugiati in LIbia. L’eco di questa denuncia è stata notevole. Ne hanno iniziato a parlare molti organi di stampa nazionale.

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Le immagini diffuse da Avvenire

Ma se è vero ci sono casi di migranti torturati in LIbia (Avvenire sostiene di essere in possesso di altri due video originali, ma le immagini sarebbero cruente e non pubblicabili), è altrettanto vero che quei fermo-immagine utilizzati dal giornale della Cei non sono veri. Come riporta il sito americano Snopes (ripreso in Italia dal quotidiano La Verità, 30 agosto):

«Per la foto dell’uomo di colore a petto nudo e legato, Snopes non è riuscito a individuare la fonte originale. Scrive il sito americano di fact checking «l’immagine è apparsa nel blog italiano Social Popular News due volte tra febbraio e marzo 2017, mentre ad agosto è stata postata nel blog Milano in Movimento che l’accreditava al fotografo italiano Alessio Romenzi, ma non sono state trovate prove a conferma».«La seconda immagine da noi mostrata è quella di tre uomini seminudi, legati ai piedi e appesi a testa in giù contro un muro. Neanche di questa il sito è riuscito a individuare con precisione l’origine. “La prima apparizione risalirebbe al 25 ottobre 2017 in un sito nigeriano: citando un utente Facebook, si sostiene che gli uomini siano stati attaccati da alcuni giovani dopo aver commesso un non meglio precisato crimine”».

Il Papa segue il caso Libia

«Ho visto un filmato in cui si vede cosa succede a coloro che sono mandati indietro – ha detto ai giornalisti Papa Francesco, tornando dall’Irlanda – Sono ripresi i trafficanti, le torture più sofisticate». I video citati da Bergoglio sono quelli di cui sarebbe in possesso Avvenire e che non stati diffusi per le ragione che vi abbiamo spiegato.

Il Papa intanto sta seguendo la vicenda. Si spera che la diplomazia vaticana possa incidere in questa tristissima vicenda come accaduto in altre situazioni internazionali roventi (come Cuba e Corea del Nord). (Globalist, 28 agosto).

Il perchè di questo “trattamento”

L’economista di fama internazionale Loretta Napoleoni prova a spiegare l’origine di questo trattamento per i migranti. Eracconta come il business dell’immigrazione sia un commercio che costa migliaia di vite, e che vale miliardi.

«In Africa occidentale – spiega Napoleoni – ma anche in quella orientale e nell’Africa Centrale il contrabbando di cocaina, per esempio, non passa più per gli Stati Uniti ma per i Paesi Africani. Queste attività illegali non fanno altro che aumentare la progressiva destabilizzazione politica dei Paesi. Succede che chi vive in questi luoghi ha due alternative: o si arruola in uno di questi gruppi criminali o scappa. E lì dove ci sono i presupposti per creare una nazione più stabile vengono incrementati gli attentati terroristici. Adesso dove finisce il crimine e inizia il jihadismo è difficile da definire».




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L’inutilità di chiudere i porti

Cosa faranno i governi? «Secondo me – replica l’economista – non faremo nulla. Perché il problema è troppo grande per essere affrontato da un’ Europa in queste condizioni. C’è troppa instabilità politica. Chiudere i porti però è davvero inutile. Se quando partono hanno il 10% di possibilità di sopravvivere, allo stato attuale, il dieci si abbassa a 0,5%. È possibile che ad un certo punto la gente smetta di partire. Ma cosa farà se rimane in quei Paesi instabili? (…) La conseguenza più probabile è che il processo di destabilizzazione avrà un’accelerazione e noi se risentiremo perché a dividerci da questi territori c’è solo una striscia di mare. La politica populista che ha adottato l’Italia è ha raggio cortissimo. Tra sei mesi i problemi degli italiani rimarranno esattamente gli stessi. Inutile accanirsi, non sono gli immigrati che “ci rubano il lavoro”. E l’accoglienza costa. Ma quei fondi li prendono organizzazioni italiane, che pagheranno stipendi ad impiegati italiani, che faranno la spesa in supermercati italiani…» (Vita, 9 luglio).




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