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Gnostici e Pelagiani: ma non si possono spiegare in modo semplice queste due eresie?

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Due dottrine antiche, poliedriche e storicamente molto complesse: eppure Papa Francesco ne richiama spesso i nomi per indicare due atteggiamenti spirituali fondamentali, che facilmente (benché in modi differenti) possono infettare la vita ecclesiale. Eppure non serve averle studiate sui libri per riconoscerle: basta aver fatto qualche passo col Risorto nella sua Chiesa…

Quest’insistenza di Papa Francesco su “gnostici e pelagiani” ha un che di intrigante: due eresie “vecchie” tirate in ballo così spesso da un uomo tanto attento ai segni dei tempi… Nell’ultima esortazione apostolica, la Gaudete et exsultate, il Santo Padre ha voluto addirittura dedicare al tema un intero capitolo (il secondo dei cinque che formano il documento), per un totale di 27 numeri su 177, e di più o meno 3.101 parole su 19.070 circa. Insomma, poco meno di un sesto del documento sulla santità che non intende soffermarsi a «spiegare i mezzi di santificazione che già conosciamo» (GE 110) è votato a illustrare due eresie sorte nel primo millennio della storia cristiana.

Eresie antiche, prego, non vecchie

Poiché per studi e per indole, però, a quell’epoca e a quei temi ho dedicato non poche attenzioni, mi trovo contemporaneamente eccitato, oltre che stupito, da tanta attenzione prodigata loro dal Magistero ecclesiastico del XXI secolo. Il fatto è che pelagianesimo e gnosticismo sono eresie più antiche che vecchie, e il loro stesso sorgere in date molto remote dell’avventura cristiana – lungi dall’essere segno di vecchiume superato – è spia di arcaica vetustà, o se si preferisce di archetipica ciclicità. In altre parole, si tratta di errori che si ripropongono continuamente nella storia del cristianesimo (e perfino in quella del singolo cristiano!).

Com’è possibile? Perché non si deve dire lo stesso – che so – dell’adozionismo, del patripassianesimo o di altre eresie antiche? A parte il fatto che, forse a livelli minori, anche queste eresie sopravvivono carsicamente nella coscienza collettiva cristiana… e in realtà non si sbaglierebbe a ritenere che tutte le eresie che sono esistite una volta potrebbero esistere ancora e in qualche misura sussistono sempre. L’arianesimo, in particolare, conosce nella nostra epoca un revival forse larvato (le discussioni teologiche sull’“Ingenerato” vanno poco di moda) ma sostanzialmente fervido, eppure a differenza di gnosticismo e pelagianesimo esso non raggiunge un livello di guardia, almeno a giudizio del Papa.

Vorrei provare a spiegare qualche ragione di questa insistenza di Francesco, dopo che negli ultimi giorni in diversi amici (persone normalissime, eh, non studiosi di patristica) sono venuti a confrontarsi con me proprio su questo tema: se n’è parlato a cena, ci siamo raccontati storie, soprattutto ci siamo aperti e raccontati con una serenità che già da sé provava che l’eresia era messa in fuga.

Disambiguazione extra-accademica

Per addentrarci un poco nella materia, però, è necessaria una premessa: lo gnosticismo e il pelagianesimo di cui parla il Papa non sono, non tout court, identici agli omonimi movimenti ecclesiali-ereticali che rappresentarono le manifestazioni “classiche” di tali fenomeni. Essi sono piuttosto “stati dell’anima”, un po’ come Leopardi intendeva “classicismo” e “romanticismo”. Ciò per alcuni motivi che provo a elencare in modo estremamente sintetico:

  1. sia la categoria di gnosticismo sia quella di pelagianesimo sono designazioni sommarie di fenomeni già storicamente vasti e molto differenziati;
  2. a differenza di “gnosticismo” il nome di “pelagianesimo” è una nomenclatura dei moderni studiosi di eresie… all’epoca esistevano persone che si dicevano “gnostiche”, sì, ma nessuno si sarebbe mai detto “pelagiano”.

Oltre a questo, ci sono altri due motivi “accademici” per il quale mi verrebbe da storcere il naso riguardo a una troppo stretta e superficiale assimilazione tra le due eresie:

  1. l’avvio della crisi pelagiana è collocabile tra la seconda e la terza decade del V secolo, ed è un fenomeno quasi esclusivamente occidentale, mentre l’arcipelago gnostico costellò fin da subito l’ecumene cristiana, perlomeno dagli inizi del II secolo!, e si sviluppò in varie forme sia in Oriente sia in Occidente;
  2. il “pelagianesimo” volle precisamente reagire, nella propria epoca, ad alcuni strascichi delle dottrine gnostiche.

«Ma perch’io non proceda troppo chiuso» – avevo promesso che il discorso sarebbe stato semplice e coinvolgente… – cerchiamo ora di uscire dalle categorie accademiche, che risultano utili solo a chi non abbia bisogno di sentirsele illustrare, e cominciamo dal principio: che cos’è lo gnosticismo? Ovvero, e in via più interessante, quand’è che noi siamo gnostici?

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