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Il Papa non vuole che la liturgia sia «un campo di battaglia» 

POPE EASTER

ANDREAS SOLARO / POOL / AFP

Anna Kurian Anna Kurian - pubblicato il 11/05/22

Ricevendo i professori e gli studenti del Pontificio Istituto Liturgico, il 7 maggio 2022, papa Francesco ha fustigato i cattolici che «usano» la liturgia per difendere «ideologie che dividono la Chiesa».

Senza menzionare il suo motu proprioTraditionis custodes, che limita l’uso della messa tridentina, il Papa non le ha mandate a dire ai movimenti «che rinnegano il Concilio Vaticano II». Dal Palazzo Apostolico del Vaticano, il vescovo di Roma ha auspicato che la vita liturgica conduca «a una più grande unità ecclesiale, non alla divisione». 

Improvvisando largamente durante il suo discorso, egli ha stimato che le divisioni liturgiche abbiano «l’odore del diavolo». Il Capo visibile della Chiesa cattolica ha avvertito: 

Non è possibile rendere culto a Dio e allo stesso tempo fare della liturgia un campo di battaglia per questioni che non sono essenziali, anzi, per questioni superate e per prendere posizione, a partire dalla liturgia, con ideologie che dividono la Chiesa.

Davanti agli accademici, che festeggiavano il 60º anniversario dalla fondazione del loro Istituto, il pontefice argentino ha fatto allusione alle «mentalità chiuse» che «cercano di tornare un po’ indietro» rimettendo in discussione «il Concilio, l’autorità dei vescovi… per conservare la tradizione». Costoro «utilizzano modelli liturgici per difendere il loro punto di vista», ha deplorato il Papa prima di biasimare «il formalismo liturgico» di questi movimenti. Il formalismo riduce la celebrazione a «una recita, una cosa senza vita, senza gioia». Ha poi ricordato che la liturgia non è «un mestiere» né «una questione di rito», bensì «il mistero di Cristo». 

«È vero – ha continuato il Pontefice – che ogni riforma crea resistenze», ed ha enumerato le opposizioni all’aggiornamento in questi ultimi decenni: 

Io mi ricordo, ero ragazzo, quando Pio XII cominciò con la prima riforma liturgica, la prima: si può bere acqua prima della comunione, digiuno di un’ora… “Ma questo è contro la santità dell’Eucaristia!”, si stracciavano le vesti. Poi, la Messa vespertina: “Ma, come mai, la Messa è al mattino!”. Poi, la riforma del Triduo pasquale: “Ma come, il sabato deve risorgere il Signore, adesso lo rimandano alla domenica, al sabato sera, la domenica non suonano le campane… E le dodici profezie dove vanno?”.

Papa Francesco non ha nominato espressamente il motu proprio Traditionis custodes, del luglio 2021, ma la conferma della sua posizione sul rito preconciliare permane evidente. Mercoledì scorso, 4 maggio, alcune madri di preti dell’associazione Voie romaine, gli hanno portato più di 2mila lettere di cattolici che chiedono la rimozione delle restrizioni sulla liturgia tridentina. L’11 febbraio scorso il pontefice aveva firmato un decreto che appunto esentava i preti della Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) dalle disposizioni del motu proprio. Tale dispensa potrebbe estendersi anche ad altri istituti tradizionalisti rimasti leali a Roma – almeno questo è quanto spera la Voie Romaine

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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