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Neonato morto soffocato al Pertini: sui dubbi e le polemiche prevalga la pietà

NEONATA

HarryKiiM Stock | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 23/01/23

All'Ospedale Sandro Pertini di Roma si è consumata un'immensa tragedia: un bambino di soli 3 giorni è morto schiacciato dalla mamma che si sarebbe addormentata durante l'allattamento.

La notte tra il 7 e l’8 gennaio scorso nel reparto di ginecologia dell’Ospedale Pertini di Roma si è consumato un terribile dramma: un neonato è morto schiacciato dalla mamma che si sarebbe addormentata durante l’allattamento.

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo contro ignoti. L’autopsia sarà svolta dal professor Luigi Cipolloni. La madre è considerata parte offesa perché, scriveva il Corriere:

(…) Qualcuno dell’ospedale avrebbe dovuto controllare che il neonato venisse riportato in culla dopo l’allattamento. È il protocollo a prevederlo perché una delle principali cause di morte dei neonati è il co-sleeping, e cioè il bambino di non più di 5 mesi che si addormenta accanto al genitore.

(Ibidem)

Il fatto

Gli inquirenti vogliono verificare se ci siano state carenze nell’assistenza della puerpera, una donna di 29 anni, mamma da tre giorni di un maschietto, che nel tardo pomeriggio del 7 gennaio avrebbe chiesto al personale di potere restare con il piccolo alcuni minuti in più dopo averlo allattato. Purtroppo soltanto durante il turno di notte un’infermiera si sarebbe accorta del corpo senza vita del piccolo accanto a quello della madre. Inutili i disperati tentativi di rianimazione.

Questa l’asciutta cronaca di un dramma per cui è difficile trovare parole adeguate, se non di commossa pietà per una vita appena sbocciata e così tragicamente finita.

Le parole del padre

Il papà del bambino, 36 anni, aveva raccontato Messaggero:

L’autopsia ci dirà di cosa è morto. La mia compagna si era appena rincuorata, ma ora che la vicenda è venuta alla luce è a pezzi. Insieme abbiamo letto sul web tanti commenti di altre donne, alcune che hanno partorito sempre al Pertini, che hanno lamentato di essere state lasciate sole coi lori figli appena nati. Tutte stremate dal parto, impossibilitate a prendersi cura come si dovrebbe di un bebè

(Ibidem)

Le perplessità e le accuse

E poi:

Le si erano rotte le acque alle 4 della notte, ha poi trascorso 17 ore in travaglio prima di partorire. Era sfinita, ma le hanno subito portato il piccolo per l’allattamento e hanno anche preteso che gli cambiasse il pannolino da sola. Ma lei non si reggeva in piedi. (…) Lei stessa aveva implorato più volte il personale del reparto di portare il piccolo al nido per qualche ora per potere riposare un po’. Non ce la faceva più. Ma la risposta era sempre “no, non si può”

(Messaggero)

Il dolore

Poi è tornato a quei terribili momenti:

È stata la mia compagna a chiamarmi al telefono: «Corri, corri», gridava. Ma non ho fatto in tempo (piange, ndr), sono arrivato che non c’era più nulla da fare. (…) non l’avevano nemmeno svegliata, ha aperto gli occhi da sola e lo avevano già preso. Non sappiamo bene chi se ne sia accorto. All’1.40 della notte è stato dichiarato il decesso.

(Ibidem)

“Non accada ad altri genitori il nostro stesso incubo”

L’appello finale dell’intervista:

La cosa che non ci dà pace è che poteva accadere a chiunque, ed è successo a noi. Nulla ci potrà ridare indietro il nostro bambino, ma non vogliamo che accada ad altri genitori di vivere il nostro stesso incubo. Molte donne sono lasciate sole nei reparti, complici anche le restrizioni anti–Covid che impediscono ai familiari di rimanere in stanza ad aiutare le neo-mamme. Ecco, i protocolli adottati negli ospedali andrebbero rivisti anche alla luce di questa considerazione. Se ad altre mamme non è capitato, è solo perché loro sono state fortunate

(Messaggero)

Negativo l’esame tossicologico disposto sulla madre

Stamattina nell’edizione di Repubblica viene riportata una versione diversa, fornita da una fonte interna dell’ospedale. In questa ultima ricostruzione si legge che la donna avrebbe scelto volontariamente il rooming-in, e che sarebbe stato disposto su di lei un accertamento tossicologico in quanto il personale intervenuto al momento della tragica scoperta avrebbe trovato grande difficoltà a scuoterla dal sonno. Notizia dell’ultima ora riportata dal Corriere della Sera: esame negativo per droghe e farmaci.

Il rooming-in

Il professor Antonio Lanzone, direttore dell’area ostetrica del Policlinico Gemelli di Roma, specifica che non si tratta di una pratica obbligatoria, rispetto alla quale non vi è un consenso unanime tra i ginecologi.

Il rooming in è una condizione clinica che è stata classificata come best practice nel rapporto madre bambino. Fa parte di tutta una problematica e una sensibilità che debbono essere acquisite per rendere questo rapporto il più veloce e sano possibile. Crea in sostanza delle condizioni funzionali e psicologiche di connessione tra i due, che sono assolutamente essenziali nel rapporto non solo fisico ma psichico futuro. Anche il bonding, cioè far attaccare subito al seno della madre il bambino appena nato con il cordone ombelicale non reciso è fondamentale. Il contatto “pelle a pelle” è assolutamente essenziale per lo sviluppo ottimale della relazione madre bambino. 

(Messaggero)

Le raccomandazioni dell’OMS

All’ospedale Pertini esiste una sorta didecalogo di comportamento che le neomamme devono sottoscrivere e rispettare durante l’allattamento. Procedure ispirate alle «Raccomandazioni in dimissioni» dell’Oms e recepite dal ministero della Salute per ridurre la mortalità in culla. Fra le più essenziali: allattare da sedute, far dormire il bambino nella propria culla in posizione supina, evitare il bed-sharing:

la condivisione del letto dei genitori (bed sharing) non è la scelta più sicura (può portare ad un aumento del rischio di SIDS nei primi mesi), ed è particolarmente pericolosa se viene praticata su un divano, se i genitori sono fumatori, hanno fatto uso di alcol, farmaci, sostanze psicoattive o per altre ragioni non sono in buone condizioni di vigilanza (es. stanchezza), nelle prime settimane di vita del bambino o se questo è nato pretermine o piccolo per l’età gestazionale.  Ai genitori andrebbero presentate le possibili alternative al bed sharing, come tenere il bambino sul proprio letto solo mentre lo si allatta, spostandolo poi nella culla dopo la poppata e le coccole. Quando la mamma allatta è bene che l’operatore le consigli di preferire sempre il letto al divano, rimuovendo da esso tutti gli oggetti soffici e assicurandosi che il bambino non possa cadere, se si sente molto stanca e vi è la possibilità che si addormenti allattando

(salute.gov.it)

Soltanto le indagini potranno chiarire la dinamica di quanto accaduto, ma oltre al profondo rispetto e cordoglio che dobbiamo ai questi genitori immersi nel dolore più grande, possiamo solo sperare che questa tragedia promuova una maggiore attenzione da parte di tutti – dentro e fuori l’ospedale – alla tutela della salute della donna e della vita appena venuta al mondo.

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