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Muore Gabriella Carsano, madre a 56 anni. Le fu tolta la figlia neonata

MADRE FIGLIA

Dubova|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 01/08/22

Lei bibliotecaria, lui giornalista in pensione, vivevano in provincia di Alessandria; Gabriella Carsano e Luigi Deambrosis avevano avuto una figlia in tarda età con la fecondazione artificiale all'estero. La bimba fu data in affido e poi in adozione per sentenza del Tribunale, fino alla Cassazione.

La donna è stata stroncata da un mesotelioma, aveva 68 anni e viveva con il marito a Mirabello Monferrato, nell’Alessandrino. È da lì che nel 2010 la loro storia divenne nota in tutta Italia quando il tribunale dei Minori decise di dare in affidamento la bambina, che poi fu data in adozione a un’altra famiglia nel 2015.

la Repubblica

La donna di cui in molti piangono la morte, ma non la figlia (e questo probabilmente avrà trafitto il cuore della donna consapevole del decorso della malattia) è Gabriella Carsano, venuta a mancare circa una settimana fa.

La figlia, che sui giornali è chiamata Viola per proteggerla, è stata coi genitori solo pochi mesi.

Da un episodio che molti di noi potrebbero tranquillamente ricordare nella propria carriera di mamme e papà, partì una drammatica e controversa vicenda giudiziaria che ha significato la separazione della bambina dai genitori, affidata e poi data in adozione ad un’altra famiglia.

La vicenda turbò e appassionò a lungo l’opinione pubblica, ma prima di tutto sconvolse irrimediabilmente le vite di un padre, una madre e una bambina.

Sintesi dei fatti

Era il 2010 quando, lei 56 anni e lui 68, nacque la bambina. Era a casa coi genitori da soli 18 giorni quando un vicino denunciò l’uomo per abbandono della piccola all’interno dell’auto.

Pochissimi minuti, sarà appurato; sette per la precisione, necessari al padre per procurarsi un biberon di latte caldo e ridiscendere per tornare a recuperare anche la mamma che si trovava dall’infermiera (per un controllo post-parto?).

Semplicemente non aveva senso svegliarla per poi rimetterla in auto dopo un così breve intervallo.

I processi che ne sono seguiti hanno confermato più volte che il motivo dirimente che ha portato i giudici ad affidare e poi a dare la bambina in adozione non stava tanto nell’età in sè dei due coniugi ma nella loro verificata inadeguatezza genitoriale.

Nemmeno il caso di presunto abbandono ha pesato o dovrebbe averlo fatto dal momento che il padre, Luigi Deambrosis, è stato assolto.

Prima della nascita della figlia

Prima dei drammatici sviluppi della storia però c’è un importante antefatto da richiamare, allo scopo di inquadrare nuovamente il caso, e non per sottoporre a processo la donna, afflitta da un dolore senza dubbio sincero, penetrante e prolungato e ora deceduta.

La coppia desiderava avere figli; già avanti con gli anni avevano vista respinta la richiesta di adozione (per bambini molto piccoli, dato che la legge 184/84 stabilisce limiti di età dei coniugi e di differenza anagrafica con l’adottando);

non è escluso che i motivi dell’esclusione dall’adozione risiedessero nelle stesse criticità che hanno pesato nei processi successi legati alla bambina nata da Gabriella.

Esclusa dunque la strada dell’adozione i due intrapresero il percorso della fecondazione artificiale all’estero. Una pratica diffusa quanto il business che se ne è generato e che permetteva di aggirare la legge italiana in materia di fecondazione eterologa.

I limiti che la legge 40 del 2004 poneva rispetto all’uso di gameti esterni alla coppia permettevano l’accesso solo a tecniche di fecondazione omologa, fino al 2014 quando la Corte Costituzionale ha fatto decadere tali vincoli.

Ma questa è, in parte, un’altra storia sebbene la radice della questione morale sottesa a questa e altre storie sia proprio qui: è giusto perseguire il desiderio di avere un figlio ad ogni costo? e, una volta nato l’innocente, è giusto sottrarlo a coloro che di fatto gli sono genitori?

In alcuni casi, a tutela del vero bene del bambino, accade che i giudici decidano di affidare il minore ad altre figure genitoriali perché le prime, naturali, si mostrano gravemente e inequivocabilmente inadatte, non sempre in modo definitivo (ecco la nobiltà dell’istituto dell’affido).

E’ un’extrema ratio, ma non deve perdere appunto la ratio che la giustifica.

Al centro di questi dilemmi sta il bambino, il soggetto più fragile e degno della protezione della legge.

La bambina, dunque, è venuta al mondo, partorita dalla signora Gabriella all’ospedale S. Anna di Torino.

I processi e la conferma dell’adozione da parte di un’altra famiglia

Il destino della bambina e dei suoi anziani genitori passerà attraverso tre gradi giudiziari, fino alla Cassazione che, quando Viola ha sette anni, confermerà la sentenza di secondo grado: resterà in adozione.

I giudici assicurano che l’età per sé stessa non sia stata decisiva; ha inciso invece, secondo la sentenza, l’inadeguatezza dei due a svolgere il ruolo genitoriale.

L’uomo commenta in un’intervista che semplicemente non è stato dato loro il tempo per diventarlo e dimostrarlo

Avevano ricevuto sostegno dal sindaco della loro cittadina, da parte della comunità locale e anche sui social. Speravano di poter riabbracciare loro figlia.

Il dolore della donna

Gabriella soffriva terribilmente, raccontano il marito e chi sosteneva ancora la coppia che aveva tentato anche la via della Corte Europea per i Diritti Umani. La pratica era stata inviata anche a David Sassoli, già assente però per malattia.

Ciò che la tormentava di più era non sapere dove fosse la bambina, e l’idea di non poterla rivedere in tempo, prima di morire.

Certo, ci auguriamo che possa averla consolata la stessa audace saggezza della madre di salomonica memoria, disposta a lasciare il figlo alla madre illegittima purché non subisse la morte.

Un distacco non semplice da esercitare, al limite del martirio ma nella sua essenza la matrice del vero amore: volere il bene dell’altro, sempre e ad ogni pur elevatissimo costo.

La sofferenza di questa madre, per quanto giunta alla maternità per vie improprie, per sè e per la piccola, non può che avere tutta la nostra comprensione.

Maggiore ancora sarà la vera comprensione e misericordia che incontrerà ora che il suo viaggio terreno è giunto al termine.

La misericordia divina, però, non è mai aggiustamento grossolano, censura postuma e bonacciona di ciò che ha ferito Dio e la sua immagine nell’uomo. E’ Dio stesso che ha pagato per noi ogni nostra offesa.

Cosa avesse la povera Gabriella nel cuore, durante la vicenda della nascita e poi della drammatica separazione dalla loro bambina, non spetta a noi indagarlo né giudicarlo.

Possiamo affidarla senz’altro alla bontà di Dio, alla preghiera incessante della Chiesa che intercede per tutte le anime e alla maternità senza macchie di Maria.

E confidare che tutto il suo dolore e il desiderio che in vita non ha trovato vero appagamento trovi ora la meta a cui ogni uomo confusamente o meno tende.

Lo stesso dobbiamo al padre anziano e alla bambina che possa vivere sperimentando una positività nella vita tale da lenire la ferita primaria dell’abbandono.

Servizi sociali come aguzzini?

Non è nemmeno giusto considerare i servizi sociali sempre come il braccio mal armato di una giustizia che ha della famiglia naturale la peggiore delle opinioni.

Di questo caso occorrerebbe avere una conoscenza più completa e approfondita e ottenere il conforto di un esperto per giudicarlo adeguatamente.

Di sicuro ci sono e vanno denunciati, combattuti e sanati abusi anche gravissimi. Chi non ha tremato guardando la serie Veleno, di Pablo Trincia? chi non ha seguito con angoscia i fatti di Bibbiano?

Ma non tutto è Bibbiano o Diavoli della Bassa. Il legame tra genitori e figli, l’importanza insostituibile della famiglia come società naturale che precede lo Stato è ancora forte nel nostro Paese: questo più di altre faccende accessorie dà forma al tanto ammirato Italian lifestyle.

Di sicuro però l’esercizio sempre più esteso dei cosiddetti diritti riproduttivi, lo spostamento dell’attenzione dai bisogni del bambino ai desideri degli adulti, l‘individualismo famelico che ne sta alla base, attentano seriamente al bene della persona umana, soprattutto nel suo momento di maggior bisogno e minor capacità di difendersi.

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