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Rimedi cristiani per curare le 8 “malattie” del nostro spirito

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Minerva Studio - Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 07/05/22

Dalla gola alla tristezza: consigli utili per orientare in positivo la propria vita

Soluzioni e rimedi per combattere le “malattie dello spirito”, cioè quei vizi che condizionano in negativo le nostre giornate. Gola, accidia, lussuria, ecc, sono “mali” che a volte orientano la nostra vita in una direzione non ottimale. E capita che non riusciamo ad arginarli, frenarli. Così si “impossessano” delle nostre azioni. 

Nel libro i   “Volti della preghiera” (Tau editrice), un “saggio sulle forme della preghiera e sulla lettura spirituale”, lo scrittore Robert Cheaib ci suggerisce, vizio per vizio, alcuni esercizi per sconfiggerli in “chiave cristiana”. 

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Gola

Questo primo pensiero va curata con la temperanza, ma soprattutto con la beatitudine della fame e della sete di giustizia (intesa come santità) e come desiderio profondo di Dio. Anzi, non si raggiunge la temperanza senza quest’esperienza dell’amore che colma. Cassiano ricorda che «non possiamo disprezzare come gli innamorati si dimenticano di mangiare perché hanno tutto l’essere saziato dalla presenza dell’altro, così chi è innamorato di Dio, chi ha il cuore pieno di Dio, non ha più bisogno della compensazione patologica del ventre sempre bisognoso di essere riempito».

Lussuria

La cura e il rimedio per il vizio della lussuria è la continenza., Cioè evitare le occasioni e le sollecitazioni immaginative e cercare l’incontro e la comunione. Castità e amicizia vanno mano nella mano. Castità non è “castrità”, ma è un cuore libero e capace di amare e di relazionarsi. Se ci apriamo al volto degli altri, non possiamo più usarli. Se la pornografia si fonda sullo zoom genitale, la guarigione del logismós della porneía passa proprio per l’incontro dei volti. Il cuore va educato alla purezza e la purezza si nutre dalla preghiera e dalla contemplazione del Puro e dalla frequentazione delle vite dei santi.  

CZESANIE

Avarizia

La cura nell’avarizia è nella povertà dello spirito. Nel saper dare alle cose il giusto valore, nella carità verso i poveri. Infatti Gesù non aveva un’avversione verso i beni materiali, anzi, un volto della sua missione era quello di migliorare le condizioni di vita degli svantaggiati. 

Tristezza

Bisogna essere attenti al cuore e capire le ragioni della tristezza e in base alle cause cercare le cure. Se la tristezza nasce dall’avarizia, infatti, bisogna lavorare sull’attaccamento ai beni materiali. Se nasce dall’invidia, bisogna educarsi (e farsi aiutare se necessario) a non vivere paragonandosi. Se la tristezza nasce da squilibri psicologici e ormonali, non bisogna vergognarsi di cercare aiuto nel campo necessario, sia esso psicologico o medico. Se la tristezza è abitudinaria, essa viene esorcizzata con la preghiera di lode, con la preghiera di ringraziamento, con i cantici spirituali . In situazioni meno gravi, non ci vogliono cure trascendentali, basterebbe un po’ di movimento, una passeggiata nella natura e la tristezza si scioglie mentre si sgranchiscono gli arti.

Ira

Bisogna evitare per quanto possibile, l’ira, ma dato che realisticamente non è sempre possibile, un uomo dal carattere parecchio esplosivo ci trasmette un suo consiglio: «Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira» . Ciò si aggiunge all’evitare le occasioni d’ira, e a cercare di risolvere prima utilizzando modi più diplomatici e fraterni. Anche qui i consigli di natura fisica non sono banali, giacché le mozioni influenzano le emozioni: a volte una corsetta, una passeggiata a velocità sostenuta o un po’ di attività fisica scaricano la collera accumulata molto meglio di una litigata carica di conseguenze e di brutti musi. 

Accidia

Il rimedio contro il vizio dell’accidia sono le lacrime che inumidiscono il cuore inaridito. Non è il pianto di sfogo, ma quel tipo di pianto dolce che conoscono bene le persone visitate dal Signore dopo un periodo di lunga aridità. Scrive Evagrio: «Se dovessimo cadere in preda al demonio dell’accidia, dobbiamo, con l’ausilio delle lacrime, dividere la nostra anima in due parti: una che consola e l’altra che è consolata» . Il Pontico invita a ripetersi in questa sede i versetti del salmista: «Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio» . In altre parole, Evagrio propone il suo metodo dell’antirrhetikos, ovvero di opporre la parola del Signore ai pensieri negativi dell’accidia.

Vanagloria 

La cura della vanagloria è l’umiltà. È la sequela di Cristo mite e umile di cuore . È avere in sé i suoi stessi sentimenti, lui che «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini». Gesù svuota se stesso perché sa di essere amato dal Padre e perché vuole amare. Il rimedio della carità è la cura contro la cattiva philautía, dell’amor proprio malato che ci fa ripiegare su noi stessi.

Orgoglio 

Chi si conosce veramente, non si inorgoglisce il suo cuore, non per un senso di inferiorità, ma semplicemente per un senso di realismo. L’umile non si abbatte per i suoi difetti e non si monta la testa per i suoi pregi. Per gli errori chiede perdono, per i pregi e le realizzazioni sa ringraziare la Fonte di ogni bene perché sa che senza il Signore non può fare nulla: sono questi i rimedi per curare il vizio dell’orgoglio.

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