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6 storie di clausura: la gioia è il segno dell’amore più radicale

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Antoine Mekary | ALETEIA

Paola Belletti - pubblicato il 15/03/22

Francesca, Noemi che diventa Suor Maria Anastasia; Suor Raffaella, impegnata a lavorare per le anime fino all'ultimo fiato. Una giovane atea che per un provvidenziale contrattempo si imbatte nella figura Padre Pio e non ne resta folgorata, ma comincia un cammino di conversione. Ragazze di successo, vitali, piene di progetti che però non sono mai abbastanza: fino a che non incontrano l'Amore che sazia senza stancare mai.

Uno dei tratti che emerge dalle storie di vita consacrata è quello della gioia. Ma non si tratta di quella gioia molle, forzatamente infantile, disancorata dalla durezza della vita. Ciò che si vede, invece, e quasi si tocca ma con prudenza perché è quasi troppo è una gioia affilata, profonda, sfacciata. La gioia ferma di chi è capace di guardare il male in faccia e lasciarlo affrontare e vincere al Solo che può. Chi si ritira dal mondo in realtà va in avanscoperta, si porta sul fronte più infuocato della guerra che infuria, da qui alla fine dei tempi, nel teatro della storia umana. Sono guerriere armate perché amate, sono donne, diremmo oggi, “risolte” perché la loro umanità, tutta intera, l’hanno presa e consegnata a Chi sta portando a compimento ogni cosa.

Quello che ci arriva, dalle testimonianze che abbiamo scelto per offrirvene un saggio, sono come lettere dal cuore stesso del mondo e non da desolati esili.

Storie di clausura, dunque, come storie di gioia, amore, coraggio.

1Francesca: ecco perché non mi andava bene mai nessuno

Ho scoperto che nessuno mi guardava come io guardavo loro, con occhi totalmente innamorati. Mi accorgevo che era sempre un amore parziale. L’amore umano è così, non riesce ad essere puro come l’amore di Dio. Solo stando in convento ho capito che io cercavo quell’amore lì.

2Maria Teresa: il mondo lo porto con me e lo consegno a Cristo

“Sono nel mondo perché il mondo lo porto dentro e quando vado a pregare il mondo lo porto all’altare”

3La clausura è una “fuga”, ma al cuore stesso della vita e del mondo

Dio mi ha aiutata a lasciare tutto. Ho lasciato liberamente tutto quello che mi legava.

Dopo essere entrata in monastero e aver visto come sarebbe stata la mia vita, l’importante era la ricerca di Dio e collocarmi all’interno di me stessa. È lì che incontro Dio e i fratelli, ed è lì che Dio mi conduce.

4Noemi: nella clausura la mia vera felicità

Noemi è una ragazza normalissima. Era fidanzata, ha molti amici che la adorano, amava divertirsi, uscire, studiare, soffermarsi su Facebook. Tutte quelle cose che fanno i giovani di oggi. Ma era alla ricerca della felicità. La sua felicità. Quando ci ha comunicato la sua intenzione di abbracciare il noviziato, noi le abbiamo detto: segui la tua strada, noi ti sosterremo con la preghiera.

5Suor Raffaella: donare la vita per la conversione di uno sconosciuto

La missione delle monache di clausura non consiste solo nel ricercare la propria personale santificazione, ma anche di offrire incessantemente a Dio le proprie penitenze e preghiere per il bene delle anime. Ecco perché bisogna avere stima e riconoscenza per le claustrali, le quali immolano la propria vita per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

6Suor Clara Grazia: dall’ateismo alla clausura per il desiderio di infinito

Il viaggio di ritorno in macchina lo passa immersa negli Atti degli apostoli perché Clara comincia a leggere anche il Vangelo come fa di solito con i libri: al contrario, partendo dalla fine. San Paolo la colpisce e le fa pensare che essere santi è bello e possibile:

«Se lui che era un iroso, un fanatico e un violento è diventato santo, voglio diventare anch’io santa come lui»

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