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La notte oscura di San Giovanni della Croce seduce e conquista anime a Dio, da secoli. In tanti hanno cantato e cercato di "dire"quella notte oscura...

di Fra Iacopo Iadarola ocd

Il Santo Padre Giovanni della Croce non smette nei secoli di suscitare percorsi di santità e di poesia che, in fondo, sono due applicazioni di un medesimo Principio, quello di Dio poiētēs – “creatore”. In special modo, con il tema della notte, S. Giovanni ha toccato una delle corde più profonde del cuore umano, destinate in eterno a risuonare.

I suoi versi sul fenomeno mistico della notte oscura dell’anima (non solo la Noche oscura, ma anche nel Cantico Espiritual e nel Cantar del alma), infatti, sono stati citati e ripresi in innumerevoli rimodulazioni, come neanche Summertime di George Gershwin. Tralasciando le citazioni colte, l’ultima canzone dei Mienmiuaif (di cui abbiamo parlato varie altre volte), Mi ami anche di notte, è solo l’ultima di queste rivisitazioni: si pensi a The dark night of the soul di Loreena McKennit o allo strabiliante concept album di Danger Mouse e Sparklehorse, intitolato Dark night of the soul e contenente una canzone omonima interpretata dal regista psichedelico David Lynch.

Ma se in questi ultimi esempi bisogna riconoscere che il tenore teologico passa assolutamente in secondo piano rispetto alla suggestione lirica, in altri casi come quello, ad esempio, della musicista Cecilia Vettorazzi, a una composizione sublime si accompagna uno studio e una ricezione dottrinale altrettanto alti del messaggio del Santo di Fontiveros (il suo ultimo lavoro è un’originalissima orchestrazione polifonica del Cantico Espiritual).

A metà strada tra questi due opposti, furbescamente in senso buono, si situa Mi ami anche di notte, l’ultima creazione dei nostri Mienmiuaif con un testo minimal-kerigmatico e una melodia ammiccantemente indie rock. Il riferimento più pregnante stavolta, oltre naturalmente alla Noche oscura, è ad un altro gioiello poetico di S. Giovanni della Croce, il Canto dell’anima che si rallegra di conoscere Dio per mezzo della fede (Cantar del alma), gioiello tanto splendido quanto buio e squallido fu il carcere di Toledo in cui lo compose (la Noche oscura invece venne composta soltanto dopo la sua rocambolesca evasione). Le coplas che lo costituiscono erano originariamente villancicos, canzoni villerecce, villanelle, cioè componimenti poetici di genere popolare, per lo più in dialetto, per lo più di carattere amoroso – se non erotico.

Ma è la quintessenza del cattolicesimo, e del genio di S. Giovanni della Croce, questo volgere l’infimo al sublime: la villanella di S. Giovanni, prendendo a pretesto amorazzi notturni, ineffabilmente sonda gli abissali misteri della Trinità e della sua arcana comunione con l’anima, nel fondo della notte dell’anima, in cui sgorga quella fonte di vita che tutti cerchiamo, più o meno alla cieca, tanto in una tresca disperata quanto in una trappa: “più di una memoria esterna / hai parole di vita eterna” come canta Anita nel nostro pezzo.

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