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Le 10 frasi più belle di Alessandro D’Avenia

ALESSANDRO D'AVENIA

OMAR BAI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Paola Belletti - pubblicato il 20/01/22

Spesso cerchiamo in frasi emblematiche, citazioni e aforismi l'ispirazione per andare avanti con nuovo slancio; a volte ci serve però una fune per scendere più in profondità, alla radice delle cose, per ritrovarne il senso. Abbiamo un capo-cordata particolarmente affidabile per imbarcarci in questa impresa: Alessandro D'Avenia, autore di best seller, ma soprattutto maestro e vero educatore.

1Resurrezione

Risorgere è la ricetta per dare infinito gusto alla vita, perché permette di riconoscere la vita nascosta in ogni cosa: a casa, a lavoro, nel dolore, nella fatica, nelle relazioni, nella luce sulle foglie… in tutto, perché solo ciò che viene fatto con e per amore diventa vivo. Così la «vita di sempre» diventa la «vita per sempre». Solo così «ce la faremo»

2Responsabilità e libertà

I ragazzi si demoralizzano quando non sono allenati a scegliere, perché non li abbiamo messi in condizione di farsi carico della realtà, di risponderle. Rispondere e responsabilità hanno la stessa radice: irresponsabile è infatti chi non sente la realtà e ciò accade se la cultura dominante la nasconde.

Torniamo a educare il carattere, cioè l’esercizio della libertà: le scelte. Quali responsabilità diamo ai ragazzi? Chi o cosa dipende da loro? Quali incarichi hanno a casa o fuori? Spesso sembrano apatici, ma semplicemente non abbiamo mostrato loro cosa è bene e cosa male, cosa è reale e cosa no, per cosa vale la pena vivere.

3Sesso e amore

Gli esseri umani fanno l’amore al modo in cui amano. Se sanno amare con gentilezza, forza, generosità, tenerezza, timidezza, faranno l’amore con gentilezza, forza, generosità, tenerezza, timidezza, perché appunto l’amore «si fa» come si fa un quadro, un romanzo, una torta… e, come ogni creazione, ciò dipende da ispirazione e immaginazione, che sono conseguenti all’ascolto e alla scoperta della realtà, l’altro è altro «da» me e non altro «per» me.

4La fecondità del fallimento

Dal mio osservatorio professionale, posso dire che, influenzati da un’idea di felicità come successo e assenza di cadute, tanti padri e tante madri faticano a capire che «fallire», o più semplicemente fare errori, non solo è normale ma è persino auspicabile.

I figli, disattendendo aspettative e desideri dei genitori: da un lato diventano liberi, cioè imparano che le loro scelte hanno conseguenze reali; dall’altro ci rendono liberi, perché solo così possiamo amarli veramente, cioè non per quello che hanno e fanno (per noi), ma perché ci sono.

5L’educazione non è questione di autostima

Educare è mettere l’invisibile in condizioni di rendersi visibile, ma richiede attenzione, pazienza e rischi. In questo periodo siamo «costretti» a guardare bambini e ragazzi da vicino, il che comporta più fatica del solito, ma è un’occasione da non perdere.

La scuola è sempre nello sguardo dei maestri, rivolto al concreto e irripetibile darsi della vita, e non solo nelle soluzioni tecnico-organizzative. Il fine della vita è la bellezza: un seme di rosa o un bruco di farfalla lo dimostrano. Ciò che è vivo non ha copie, e una pedagogia priva della stella polare della bellezza da compiere, a partire da quella che gradualmente e fragilmente si manifesta, fa violenza all’originalità e spegne la vita, consegnandola alla crudele dea Ansia.

6Identità e ira: i figli vogliono essere chiamati per nome

(Annalisa Teggi) E anche i Maneskin, pur cantando “in casa mia non c’è Dio”, ne sono parenti a loro insaputa se la loro ira nasce dal tormento di non essere chiamati per nome. Quest’ultima – meravigliosa! – intuizione è di D’Avenia che si richiama al testo di un’altra loro canzone:

«che il mio nome scompaia tra quelli di tutti gli altri». L’ira è il frutto del mancato riconoscimento del nome, un sentimento oggi molto diffuso tra i giovani.

🔵 Scarica dalla FOTOGALLERY le frasi più belle di Alessandro D’Avenia 🔵

7 Desiderare è la cosa più urgente da fare

Il desiderio è (…) tensione verso la pienezza, tanto che chi non lo rispetta o non lo coltiva, si spegne nell’abitudine o nella menzogna. Ma avere un desiderio non basta, bisogna passare dal «de-siderare» al «con-siderare» (stare con le stelle), cioè trasformare la distanza in frequentazione, come faceva nell’antichità chi doveva orientarsi per mare o voleva indagare il cielo per capire se gli dei fossero favorevoli a un’impresa.

8I giovani e Dio

La Chiesa di Papa Francesco intercetta questo modo di pensare delle nuove generazioni? Lo scrittore è laconico: «Cristo è giovane, è il sempre giovane, è colui che ci fa ringiovanire, qualsiasi età abbiamo. E la Chiesa è il corpo di Cristo. Quindi la risposta è sì, e così sarà sempre, chiunque sia il papa, che ha la grazia di mostrare agli uomini proprio questa giovinezza, che non c’entra con l’età, ma con ciò che è sempre nuovo a ogni incontro».

9La bellezza che seduce

La vocazione alla fede è dunque «l’invito a fare qualcosa di bello, trasformare quello che potrebbe sembrare un destino in destinazione, in una fioritura, in un’opera d’arte. Più vado avanti più mi rendo conto di questo. Dio non è una cosa che si aggiunge alla vita, è la vita stessa che fiorisce. Se penso a questo, dico: Dio, io senza di te non posso stare. Nel cristianesimo ho trovato l’antidoto per la noia. L’unico che io conosco. Una vita che è affidata totalmente a te e totalmente a Dio».

10Il tesoro di ogni educazione sei TU

L’amore è infatti il più aristocratico, vigoroso e ardente dei ritrovati umani per cambiare e abitare il mondo: lo sperimento quando vivo l’appello come il momento chiave della giornata scolastica, perché ognuno di quei nomi-volti è più importante di qualsiasi altra cosa io abbia da dire, perché l’educazione è questione di come guardi e solo dopo di cosa dici. È nei nostri occhi, prima che dai libri, che imparano che la loro vita è una premessa e una promessa.

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