Aleteia logoAleteia logoAleteia
mercoledì 08 Dicembre |
Immacolata Concezione
Aleteia logo
For Her
separateurCreated with Sketch.

Stella del Mattino: un’avventura educativa parentale sotto la protezione di Maria

Courtesy of Stella del Mattino

Paola Belletti - pubblicato il 30/10/21

Un esempio di istruzione parentale sulle sponde del lago di Garda: intervista al coordinatore didattico di questa piccola ma vivace impresa educativa nell'ordine scolastico più debole e anche più decisivo: le cosiddette "medie".

Abbiamo chiesto al professor Paolo Molinari, coordinatore didattico della Stella del Mattino, di raccontarci inizio e storia di questa esperienza di istruzione parentale.

Nata due anni fa a Desenzano del Garda da alcune famiglie con figli in età scolare, deve la sua esistenza in particolare all’impegno dei papà che tra noi bonariamente chiamiamo “i padri fondatori”.

Buongiorno Paolo, grazie di avere accettato di rispondere alle nostre domande per raccontare a chi legge che cosa state realizzando. Ci racconti chi sei tu e che cos’è la Stella del Mattino?

Sono Paolo, ho 50 anni e sono sposato con Giulia; insieme abbiamo 4 figli naturali e una in affido e viviamo a Verona. Sono laureato in Filosofia e ho iniziato la mia esperienza come professore di storia e filosofia in un liceo cattolico di Verona. Ho in seguito ricoperto l’incarico di direttore di una Scuola primaria anch’essa paritaria. Quando ho accettato mi davano del pazzo perché scendere in un grado inferiore, nel mondo della scuola, è considerata una sconfitta. Per indole, credo di funzionare di più come insegnante di liceo perché ho più attitudine nella relazione con studenti di quell’età. Ma ho deciso di accettare questa sfida per vedere se si poteva davvero fare una scuola cattolica.

Non venivi già da un istituto cattolico?

Sì, ma il liceo era una scuola cattolica ormai un po’ di facciata. Ho deciso di assumere questo incarico perché, potendo prendere le decisioni più importanti, potevo tentare di plasmare una scuola secondo un ideale. E così per 7 anni ho diretto la scuola Angela Merici (materna e primaria).

E com’è andata questa avventura?

E’ stata una bellissima esperienza, non solo da direttore ma anche come insegnante. E proprio da lì è nata una grande passione per la didattica.

Ho tenuto incontri di formazione persino in Paraguay e in Spagna e ho cominciato a scrivere libri di storia e scienze per la primaria. Questo ha alimentato la mia passione non solo per la gestione di una scuola ma anche per il contenuto dell’insegnamento.

Se uno si imbatte nel tuo curriculum ad un certo punto incontra una voce che non si aspetta: “laureato in Scienze infermieristiche”

Sì, è così. A 40 anni ho deciso di cambiare campo, mi sono iscritto a Infermieristica ma appena laureato è nato Michele, il nostro quarto figlio. Il lavoro da infermiere mal si conciliava con le esigenze della famiglia e così sono tornato nella scuola come formatore, tenendo corsi sulla letteratura e la didattica. Ho collaborato anche all’avvio di nuove scuole, una fase, quella progettuale e di avvio di una scuola che amo molto e a cui contribuisco volentieri.

Cosa ti ha convinto allora a buttarti in questa impresa della Stella del Mattino fin dalla sua nascita, nel 2020?

Devo dire che non ho avuto mai tanta stima delle scuole parentali (ridiamo, Ndr)

Ah, benissimo. Hanno tanti rischi, in effetti.

Se decidi di impegnarti in campo educativo lo fai in un’opera che possa durare decenni, invece, in base alla mia esperienza, a parte qualche esempio eccellente comeImmaginaChe(plesso scuola parentale e paritaria a S. Ilario, Reggio Emilia) e la Scuola libera G.K Chestertona San Benedetto del Tronto, le esperienze di istruzione parentale hanno una vita media di 4,5 anni.

E da cosa dipende questa tendenza?

Dal fatto che la fatica per farle funzionare resta sempre tanta, i problemi si sommano e spesso, l’entusiasmo legato al “destino educativo ” dei figli scema una volta che loro ne sono usciti.

E dell’home schooling, che in questi ultimi anni sta conoscendo una certa fortuna anche in Italia, cosa pensi?

Che ha grossi rischi, legati essenzialmente alla sovrapposizione tra la figura del genitore e quella dell’educatore.

Perché hai accettato di coinvolgerti con la Stella del Mattino?

Ho accettato semplicemente per amicizia. Chi me l’ha proposto era un amico. “Va bene, io vi aiuto basta che troviate gli insegnanti”, ho detto loro quando mi hanno contattato, pensando tra me e me che non li avrebbero mai trovati. E invece si sono presentati a giugno con tutti i professori!

Ne conosco tanti che vogliono fare scuola ed educazione, ma il 99% non passa dalle intenzioni ai fatti. Questo gruppo di genitori, invece, è diverso: erano sì entusiasti ma anche organizzati.

E la Stella è sorta…

Iniziata l’esperienza ho visto che le parentali hanno un grande punto di forza che è quello della libertà. La paritaria richiede più risorse e ha, comprensibilmente, molti più vincoli. La parentale è di fatto una possibilità educativa per tutti, si può fare con poche risorse

Se per risorse intendi solo quelle economiche sì…

La sua grande forza è che non è normata e ti consente totale libertà educativa. Per esempio gestiamo con più elasticità la distribuzione delle discipline. Questo è un grande vantaggio.

C’è un ma?

Di sicuro in una grande libertà c’è il rischio di perdersi. Serve un’idea educativa chiara, dietro.

C’è anche stato un piccolo boom di realtà parentali in risposta alle restrizioni da lockdown. Non è questo però il motivo della nascita della Stella del Mattino.

Di sicuro. Ne ho viste tante nascere in tempo di Covid come reazione alla situazione, per fuggire a protocolli opprimenti ma si vedeva che non c’era dietro un’idea educativa.

Per noi la scelta della parentale è stata una conseguenza: volevamo una buona scuola media, secondo il nostro ideale, e abbiamo cercato la forma più adatta per realizzarla. Solo a progetto pronto per il varo ci ha sorpresi il Covid, (emergenza con la quale ovviamente facciamo i conti anche noi, rispettando gli obblighi previsti)

Infatti non avrei mai accettato un progetto puramente reattivo. Forse in un certo modo il Covid ci ha aiutato perché ha fatto emergere i tanti limiti della statale. Ora di parentale parlano i giornali, non è più percepita come una scelta bizzarra.

Parliamo allora di questa idea educativa, il cuore della scuola ormai giunta al secondo anno di attività.

Leggevo su Repubblica un’analisi sullo stato di salute della scuola italiana che individua nelle medie l’anello debole del sistema scolastico italiano. Perché questo ordine scolastico è così debole e anche così decisivo?

In base alla mia esperienza di educatore, insegnante e genitore, il punto debole di tutta la scuola italiana è la relazione.

Il problema vero è che un’azione educativa è efficace solo se c’è stima reciproca tra studente e professore. La maggior parte degli insegnanti non è incoraggiata a cercare la relazione… Secondo una certa idea di insegnante il distacco è un dogma.

Questa mancanza blocca apprendimenti e crescita umana. Se non hai stima di chi hai davanti come fa la tua umanità a crescere? Nelle medie questo è un problema; questa carenza diventa un ostacolo importante perché è un’età difficilissima, in soli in tre anni si trasformano da “tatoni” a ragazzi.

Sì per i genitori è “un’escursione termica” traumatizzante

C’è differenza tra un anno e l’altro e ci sono estremi anche all’interno della stessa classe. E quindi la scuola media, che è impostata come una piccola scuola superiore, su questo nodo cruciale fallisce. Se l’adulto che hai davanti non ti aiuta a orientarti non trovi in te l’energia per imparare. Per questo abbiamo deciso di fondare le nostre medie sulla relazione.

In che modo lo fate, concretamente?

Per esempio la scelta del tetto massimo di alunni per classe è di 12; la relazione infatti richiede tanta energia. E per questo le gite sono così importanti. Diamo un messaggio chiaro: ci interessa il rapporto umano con loro, ci interessa giocare con loro, crescere con loro e pur nella diversità tra insegnanti che vengono da percorsi diversi questo obiettivo lo raggiungiamo. Il primo esito bello e tangibile è vedere che i ragazzi sono sereni, vengono a scuola volentieri.

Se ripenso alla mia storia scolastica mi ricordo con gratitudine di una professoressa in particolare: preparatissima, esigente e profondamente interessata a noi. Poco fa una cara amica mi ha ricordato che è stata “solo” una supplente e per un singolo anno di medie. Ma è la più importante che abbia avuto, insieme ad un insegnante di filosofia del liceo.

Se alle superiori diventa più difficile e devi saperci fare alle medie è più semplice, perché i ragazzi amano i loro insegnanti. Quando posso a ricreazione gioco con loro e sono contentissimi. A calcetto, a pallavolo. Non c’è bisogno di fare chissachè; poi mentre sei lì fai due chiacchiere, si aprono, li comprendi un po’ di più…

Inoltre per i maschi è particolarmente importanteche ci sia un professore maschio (e noi ne abbiamo 5). Hanno bisogno di essere riconosciuti e non è necessario trovare strategie per incontrarli basta esserci.

E su questo fronte come stiamo andando?

Questa cosa oggettivamente ci riesce, pur con tutti i nostri limiti; alcuni fallimenti ci sono stati però diciamo che la maggior parte dei ragazzi nella nostra scuola trova un ambiente dove esprimersi e sentirsi amati; e questo permette di ottenere dei risultati, altro punto debole delle medie pubbliche

Il calo di rendimento intendi?

Sì, perché i risultati didattici non sono frutto di chissà quale strategia ma di un clima di rispetto e positività. E’ questo ambiente che libera energie per lo studio.

Invece l’errore delle medie è di rincorrere le superiori: grande carico di lavoro e attesa della prestazione, che trasforma la richiesta di lavoro in stress. Da noi il carico c’è ma modulato secondo i ritmi dell’anno.

Oltre che della relazione di cosa hanno bisogno i ragazzi?

Hanno tanto bisogno di esperienze. Abbiamo un bravissimo professore di ginnastica che gli fa fare una vera attività di gruppo, e diventa esperienza dello stare con gli altri, dell’importanza di rispettare delle regole, della bellezza di lavorare insieme per raggiungere uno scopo.

I ragazzi di oggi hanno bisogno assoluto di fare esperienza. Sempre come diceva il pezzo citato di Repubblica, serve certamente la lezione frontale ma non deve essere esclusiva. Dove è stato possibile abbiamo sempre proposto esperienze: il teatro, il lavoro col legno, (hanno realizzato un leggio e la capanna del presepe); un’altra cosa da mettere in programma (rimandato causa Covid) è l’orienteering; l’anno scorso abbiamo fatto una due giorni in una baita in montagna. La ricordano come una cosa epica.

Le restrizioni Covid sono costate tanto ai nostri ragazzi. Cosa noti dal tuo punto di osservazione?

Proprio questo: che il Covid ha tolto relazione e possibilità di fare esperienza. Sono stati per due anni in una bolla.

Ci sono già dati di emergenza di salute mentale nei giovanissimi, purtroppo. Anche se non è giusto parlare di anni buttati, soprattutto per noi cristiani non è mai così.

Erano già fragilini prima, come generazione, e il Covid ha inferto di sicuro un duro colpo. In contesti “classici”, molto normati e pieni di incombenze, è difficile cambiare; la forza della parentale è che si spoglia di tutta questa rigidità e va dove decide di andare.

  • 1
  • 2
  • 3
Tags:
educazionescuola
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni