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“Non ne posso più”. Così il Curato d’Ars preannunciò la sua morte

Philipp Hertzog/Wikipedia | CC BY 4.0

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/08/21

San Giovanni Maria Vianney, a chi invocava la sua guarigione, disse che era giunto il momento di volare in cielo dal Signore. L'ultimo di mese di vita fu segnato da episodi mistici

San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars (Dardilly, 8 maggio 1786 – Ars-sur-Formans, 4 agosto 1859) ha profetizzato la sua morte. L’autore Alfred Monnin nel libro biografico “S.Giovanni Maria Vianney – Il Curato d’Ars” (edito dal Centro Missionario Francescano) riporta questo episodio inedito della vita del santo francese. 

Le doti mistiche e profetiche di San Giovanni Maria Vianney non sempre emergono come invece, quelle di evangelizzatore nel villaggio di Ars. Eppure nel luglio del 1859 intorno alla figura di questo santo, si verificarono episodi di forte misticismo, riportati nel libro di Monnin. 

La chiesa infuocata 

I grandi calori del luglio 1859 avevano messo a dura prova il santo vegliardo, che varie volte era caduto svenuto. Non si poteva entrare in quella chiesa d’Ars, giorno e notte sempre caldissima. Eppure San Giovanni Maria Vianney non lasciò un attimo il confessionale. 

Ciò nonostante nessuna cosa ancora faceva presagire la sua fine, tanto si era avvezzi a credere al miracolo della sua conservazione. Ma il Curato d’Ars era sempre più affaticato, giorno dopo giorno. 

E quando fu notato che quella tosse acuta, di cui egli soffriva da venticinque anni, s’era fatta più continua e più tormentosa, egli si era contentato di rispondere sorridendo: “È una noia; mi ruba tutto il mio tempo”.

“Non ne posso più”

Il 29 luglio egli compì ancora il circolo ordinario delle sue fatiche. Fece il catechismo, stette sedici o diciassette ore in confessionale. E chiuse quella laboriosa giornata con la preghiera.

Rientrato in casa più stanco e più estenuato del solito, si lasciò cadere su di una sedia, dicendo: “Non ne posso più”.

Il sermone profetico

All’una del mattino, quando volle alzarsi per andare in chiesa, sentì un’invincibile debolezza e chiese aiuto ai confratelli. “Voi siete sfinito, signor Curato! – Sì, credo, che sia la mia povera fine”.

È certo che il Curato d’Ars previde ed annunziò la sua morte. Nel maggio 1859, in un sermone della sera, a cui tutti i parrocchiani erano stati particolarmente invitati, così parlò: «Quando Mosè si sentì vicino alla morte, fece adunare tutto il suo popolo, gli ricordò tuoi i benefici di cui Dio lo aveva ricolmato, lo esortò ad essergli fedele e riconoscente, e gli additò la terra promessa. Permettete che io faccia lo stesso, o fratelli miei, ricordandovi quanto Dio sia buono con voi». 

L’ultimo grido in pubblico

Poi il santo Pastore con grande espansione di cuore si rallegrò con i suoi cari parrocchiani del loro generoso concorso alle diverse opere che egli aveva intrapreso durante il periodo del sacerdozio ad Ars. Queste parole parvero a taluni il Nunc dimittis di San Giovanni Maria Vianney. E in tutti lasciarono una impressione di vaga tristezza e di mesta speranza. Fu quello infatti l’ultimo grido mandato in pubblico dalla sua anima pastorale.

saint curé d'ars

L’ora dei Sacramenti

La mattina dopo il Curato d’Ars non ebbe più la forza di recarsi al confessionale. Per tre giorni si susseguirono preghiere e invocazioni dei fedeli con la speranza di salvare il loro amato sacerdote: voti a tutti i Santi del paradiso, domande di preghiere a tutte le comunità religiose, pellegrinaggi a tutti i santuari. Ma il disegno di Dio di coronare il suo grande Servo si faceva ogni ora più manifesto.

Il martedì sera egli chiese i Sacramenti. La Provvidenza aveva condotto in quell’ora, affinchè fossero testimoni, parecchi preti delle più lontane diocesi.

Fece segno di “no”

Una persona che aveva diritto di avvicinarsi all’ammalato, venne a mani giunte a supplicarlo in quel momento, affinchè egli chiedesse a Nostro Signore la propria guarigione.

Egli fissò su di essa il suo sguardo luminoso e profondo. E senza proferire parola fece segno di no. Tacite lacrime si videro dai suoi occhi, quando la campana annunziò la visita suprema del Maestro che egli aveva tanto adorato. 

Le lacrime di gioia

Alcune ore dopo versò nuove lacrime, e furono le ultime, furono lacrime di gioia…e caddero sulla croce del suo vescovo.

Monsignor di Langalerie, subito avvisato dell’aggravarsi del male, arrivava ansante, commosso, pregando ad alta voce, fendendo la folla inginocchiata sul suo passaggio. 

La notte stessa che seguì quel santo e commovente ritrovo, il giovedì 4 agosto, nella festa del glorioso patriarca San Domenico, alle due del mattino, senza scossa, senza violenza, Giovanni Battista Maria Vianney s’addormentò nel Signore.

Per acquistare il libro, contattare il Centro Missionario Francescano via mail: laperlapreziosa@libero.it

Tags:
San Giovanni Maria Battista Vianneysanti e beati
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