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L’UNESCO aggiunge siti religiosi di Padova al patrimonio dell’umanità

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Fred de Noyelle / Godong

Gli angeli non temono il giorno del Giudizio.

John Burger - pubblicato il 02/08/21

Giotto ha lasciato il segno a Padova con affreschi innovativi, ora riconosciuti dall'organizzazione delle Nazioni Unite dedicata alla cultura

Gli affreschi del XIV secolo di Padova sono una delle nuove aggiunte alla lista dei luoghi patrimonio dell’umanità delle Nazioni Unite.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha votato nei giorni scorso per aggiungere 34 nuovi luoghi alla sua lista del Patrimonio dell’Umanità. Tra queste, figurano il Paseo del Prado e il Buen Retiro in Spagna e la ferrovia transiraniana in Iran.

L’UNESCO afferma che i siti che figurano nella lista devono essere di “valore universale eccezionale”.

Il sito “Padova Urbs picta” è composto da otto complessi religiosi e secolari all’interno della storica città murata di Padova, e ospita una selezione di cicli di affreschi realizzati tra il 1302 e il 1397 da artisti diversi. Includono il ciclo della Cappella degli Scrovegni di Giotto, che si ritiene abbia segnato l’inizio di uno sviluppo rivoluzionario nella storia della pittura murale. Nel loro insieme, i cicli di affreschi illustrano come nel corso di un secolo l’arte dell’affresco si sia sviluppata insieme a un nuovo impulso creativo e a una nuova comprensione della rappresentazione spaziale.

Gli affreschi si trovano in otto edifici o complessi di edifici: la Cappella degli Scrovegni, la chiesa degli Eremitani, il Palazzo della Ragione, il battistero della cattedrale, la cappella del Palazzo Carraresi, la basilica e il monastero di Sant’Antonio da Padova, l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele. Sono tutti ben conservati e aperti al pubblico.

Si tratta di opere su larga scala con un complesso contesto narrativo. Gli affreschi di Giotto mostrano il suo sfruttamento delle possibilità della prospettiva, e si sono sviluppati grazie al suo interesse per il fatto di ritrarre in modo realistico i sentimenti umani. In generale, gli affreschi vanno verso la raffigurazione a trompe-l’oeil dello spazio, e c’è un’innovazione a livello di rappresentazione degli stati d’animo.

“A Padova, negli anni 1303-1305, Giotto dipinse il suo capolavoro assoluto: gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, che è anche il più noto e meglio conservato di tutti i suoi cicli di affreschi”, indica il sito dell’UNESCO. “Dopo aver completato il ciclo di affreschi nella basilica francescana di Assisi, l’artista aveva lavorato per Papa Bonifacio XVIII a Roma e poi si era spostato a Padova, dove aveva sviluppato nuove idee che avrebbero ‘ringiovanito’ la tradizione del dipinto ad affresco”.

Un altro elemento innovativo negli affreschi della Cappella degli Scrovegni è l’attenzione alla rappresentazione dei sentimenti e delle emozioni umani.

“Mai prima di allora un artista aveva mostrato una tale raffinatezza nel rendere ogni figura individuale, ritratta non solo come un corpo fisico o un volume e un’anatomia definiti, ma anche come una persona completamente sviluppata le cui reazioni e i cui sentimenti venivano catturati con grande perspicacia psicologica. Giotto è stato il primo a cercare di popolare le sue scene di narrazioni bibliche con esseri umani a tutto tondo, e questo è stato un altro aspetto della sua arte che si sarebbe sviluppata in cicli successivi di affreschi in città, in particolare da parte di Jacopo Avanzi, Altichiero da Zevio and Jacopo da Verona”.

“L’opera di Giotto a Padova ha anche segnato l’inizio di dipinti che miravano a rappresentare soggetti religiosi nel contesto della vita quotidiana e della storia contemporanea – una tendenza che nella letteratura si potrebbe dire sia iniziata con la Divina Commedia di Dante”, ha aggiunto l’UNESCO.

“Quando si rappresentano scene dalla Bibbia, sia Giotto che coloro che lavoravano con lui o lo hanno fatto in seguito includevano non solo santi e profeti, patriarchi e Madonne, ma anche figure contemporanee riconoscibili e i clienti che avevano commissionato l’opera”.

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