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Perchè la Chiesa vieta di diventare santi quando si è ancora vivi?

SAINT JOHN BAPSTIST

Domaine Public

San Giovanni Battista, santo già in vita, eccezione che non fa la regola.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 15/02/21

Un teologo spiega che non basta una esistenza "perfetta". C'è però un'eccezione: San Giovanni Battista

Si può diventare santi se si è ancora in vita? O bisogna per forza essere morti per avviare un processo di canonizzazione?

Pensate ad una persona dal particolare carisma, di cui si accertano dei miracoli, avvenuti per la sua  presunta intercessione quando è ancora vivo e vegeto. E’ una persona in fama di santità, riconosciuta da molti. Eppure ci sono degli “ostacoli” che non consentono l’apertura del processo che lo condurrebbe, già in vita, sugli altari.

Il comportamento “variabile”

A spiegare perchè accade questo è il professore Guido Mazzotta, docente ordinario di Metafisica e di Teologia filosofica alla Pontificia Università Urbaniana, esperto di processi di canonizzazione. Mazzotta premette ad Aleteia che «finché si è su questa terra, c’è sempre la libertà di poter cambiare il proprio stile di vita». «Se sono un peccatore incallito – spiega il teologo – posso cambiare orientamento, convertirmi e trasformare la mia esistenza caotica in retta, rigorosa, esemplare. Non c’è nulla che me lo vieti».

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San Gerardo è noto per le decine di miracoli che avrebbe comoiuto durante la sua giovane vita.

“Amicizia o inimicizia con Dio”

Viceversa, prosegue Mazzotta, una vita virtuosa «può trasformarsi nell’esatto contrario». Si prenda il caso di Giuda Iscariota. Era un apostolo, un amico di Gesù, un “santo in vita”. Poi cambia, lo tradisce. Sono esempi come questi che “sconsigliano” qualsiasi ipotesi di santificare una persona in vita. «Nel momento della morte – sottolinea il teologo – si verifica uno “stato di amicizia o di inimicizia” nei confronti di Dio».

Fama di santità

E’ così che prende forma il processo canonico di beatificazione e canonizzazione. In particolare, tutto ruota intorno alla cosiddetta “fama di santità” che circonda il servo di Dio in vita. La fama è la “chiave” per diventare santi e considera soprattutto gli ultimi vent’anni di vita, «che sono quelli che meglio determinano l’esistenza o meno di una unione più intima con il Signore. Per esempio Santa Teresa di Gesù fino a quarant’anni aveva vissuto una vita mediocre, certamente priva di fama di santità. E’ nell’ultima parte della sua esistenza che si è “acceso il fuoco” e si è dedicata al Signore, diventando la “riformatrice del Carmelo”».




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Atti di virtù eroica

Mediamente, evidenzia Mazzotta, trascorrono cinque anni tra la morte e l’avvio del processo perché «bisogna rendersi conto se la “fama di santità” è artificiale o temporanea e se accompagna stabilmente la memoria di quella persona. La Chiesa è molto saggia. Quando si studia la “fama” si devono scorgere nel vissuto atti di virtù eroica, un essere gioiosi nell’arco della vita, e nulla di indotto perché altrimenti saremmo di fronte ad una persona mediocre e quindi priva di “fama di santità”».

ST John the Baptist; CARAVAGGIO
Public Domain

San Giovanni Battista in una rappresentazione di Caravaggio.

L’eccezione di San Giovanni Battista

C’è però un’unica eccezione nella storia, e cioè di un santo dichiarato tale in vita. «Si tratta – sottolinea il teologo – di san Giovanni Battista. Per tutti i santi si festeggia il dies natalis, cioè il giorno della nascita in cielo. Il 24 giugno invece si festeggia per san Giovanni Battista la nascita temporale, la natività. Con lui siamo di fronte ad un mistero gaudioso, il secondo mistero gaudioso del Rosario. Cioè la visita ad Elisabetta, incinta di sei mesi del Battista, di sua cugina Maria, incinta di Gesù» (Luca1, 39-56).




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Il sussulto di gioia

L’incontro si ebbe quando l’Arcangelo Gabriele fu inviato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio”. Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia. 

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L'arcangelo Gabriele.

Vocazione profetica

La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole e con la vita. Lui è l’eccezione di come si possa diventare santi già in vita, ed essere dichiarati tali prima della morte. 




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