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“Voglio uccidermi”! Quaden, 9 anni affetto da nanismo e vittima di bullismo (VIDEO)

Yakkara Bayles - Facebook
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Il video postato su Facebook da Yarraka Bayles, mamma di Quaden, uno dei suoi figli affetto da nanismo, ha suscitato grande commozione e manifestazioni di affetto da tutto il mondo. Ma cosa desideriamo davvero quando soffriamo così intensamente?

Siamo in Australia a Brisbane, all’uscita di scuola. L’istituto è la Carina State School e il fatto si è svolto in cortile, mentre tutti gli alunni erano in coda per farsi firmare qualche oggetto da i loro beniamini sportivi. Così riferisce la mamma:

(…) stavano arrivando i Brisbane Bullets. Sono andato a prenderlo e l’ho visto con i bambini e i Bullets sul campo da basket. Io, mia figlia e mia nipote eravamo guardando e poi mentre si mettevano in fila per far firmare le loro canottiere dai giocatori, uno dei suoi compagni di classe gli dava una pacca sulla testa e faceva riferimento alla sua altezza “, dice. (dall’esclusiva rilasciata all’emittente NITV News, si legge su Sbs Australia)

La notizia si è diffusa proprio perché la mamma, Yarraka Bayles di etnia Murri (aborigena) ha deciso di mettere sui social il breve ma intenso video ripreso con lo smartphone appena dopo l’episodio. Che è l’ultimo di una lunga serie. Protagonista è il suo bambino di nove anni sconvolto in viso, piangente, urlante. Ma anche lei, con l’emozione trattenuta, con l’appello che lancia ai genitori degli altri bambini, agli educatori a tutti.

Ogni tanto Quaden nasconde la faccia tra i sedili dell’auto e urla cose come: voglio morire, datemi una corda, voglio che qualcuno mi uccida adesso.

Siamo a diciannove milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato martedì scorso. Non vuol dire niente, o meglio ha voluto dire qualcosa perché tra le innumerevoli persone che lo hanno visualizzato ce ne sono state migliaia che hanno tradotto la commozione e lo sdegno per la sofferenza di questo bambino in manifestazioni di affetto, in doni, regali, messaggi tenerissimi.

Persino un fumetto si è visto dedicare; e anche una Haka, la danza Maori;  in effetti si addice davvero alla situazione poiché è espressione di passione e gioia e non solo incitamento alla battaglia. Che pure, anche questo piccolo, deve sostenere. E perché, i suoi genitori no?

Al vedere questi minuti in cui la mamma, mentre ricaccia indietro le lacrime e la rabbia, ha filmato il suo bambino lasciandogli dire a favore di telecamera “voglio uccidermi” e “voglio che qualcuno mi uccida” è  sentire in sé il dolore che si proverebbe ad essere al suo posto, al loro posto.

Ha ricevuto, come c’era da aspettarsi, anche numerose critiche. Sull’esposizione che ha imposto al figlio in un momento tanto intimo e doloroso, sulla mancata comprensione per gli altri bambini che avrebbero avuto tutto sommato reazioni accettabili, sulla strumentalizzazione di un innocente.

Ci ha pensato, invece. E ha deciso che il possibile beneficio potesse essere più grande del costo, che pure c’è.

Mandi tuo figlio a scuola, vuoi che si diverta, ma ogni giorno c’è un altro nome, un altro atto di bullismo e ogni singolo giorno lui dice che vuole suicidarsi. Volevo tenere tutto questo privato, ma non ci riesco più cerchiamo di essere il più forti e positivi possibile, ma sono questi gli effetti del bullismo, su un bimbo di nove anni e devo sempre tenere gli occhi aperti per i tentativi di suicidio: questo causa il bullismo. Mi sento un fallimento come genitore, sento che il sistema educativo sta fallendo. Questo succede ogni singolo giorno e voglio che le persone vedano l’impatto che è perché questo potrebbe essere vostro figlio. Abbiamo già perso un altro bambino per suicidio a causa dei bulli. Ogni gesto, ogni parola è apprezzata perché non riesco davvero più  a gestire tutto questo ogni singolo giorno della sua vita.
Aveva esordito proprio così, parlando del rischio incombente del suicidio
vorrei dire a tutti i genitori che questi, sono gli effetti del bullismo (credo riferito al figlio che piange disperato) e poi non chiedetevi il perché i bambini si tolgono la vita.
E se davvero ha già perso un altro figlio in questo modo tanto straziante c’è soltanto da comprenderla.
Mi stavo domandando, intorno a questa vicenda: cosa desidera davvero questa mamma, o un’altra mamma, o chiunque di noi quando soffre tanto intensamente? Perché finire su Facebook e simili? Per ripiego. Perché quello che credo vogliamo tutti disperatamente, soprattutto nel dolore, è essere guardati con amore e comprensione totale. Divina, quindi. Per questo neppure il social più diffuso avrebbe mai la copertura necessaria per una cosa del genere.
Allora ci si accontenta, si comprime il dolore in un video, breve il più possibile, che possa diventare spettacolo, ma nel senso tragico, quasi biblico del termine.
Guardatemi! C’è un dolore simile al mio?
O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus. (Lamentazioni di Geremia, 1, 12)
Forse avrebbe voluto dire qualcosa del genere Yakkara; forse anche il piccolo che dice cose enormi, insopportabili proprio per il cuore di sua mamma, avrebbe voluto dire altro, gridare meglio, chiedere davvero ciò di cui ha sete. Chissà che non ci sia anche una traccia di autocompiacimento, o lo scopo di ottenere shock sempre più grande in chi gli vuole bene? Pure illazioni, senza valore alcuno, le mie. Che se ne può sapere da qua, davvero, del dolore di un piccolo ferito nell’aspetto e di sua mamma che cerca -a lei sembra invano – di proteggerlo?
Le madri, che possono, possiamo essere terribili e feroci come ogni altro essere umano ahinoi, con una capacità distruttiva forse maggiore, che parte da dentro come la gestazione, le madri però sono il luogo del mondo in cui la sofferenza prende casa, trova voce e resta in piedi.
Non so pensare ad altri che a Maria, in questi casi. Sì, anche se lo spettacolo è passato sul web, si misura in views, si calcola in indici di viralità e diffusione.
In fondo quel bambino, che non vorrebbe essere umiliato dal nanismo, quella mamma che vorrebbe passare porta a porta a cambiare i cuori di tutti per mostrare la bellezza autentica del suo Quaden, stanno a nome di tutti chiedendo conto a Dio del male e del dolore innocente. Non importa se poi si finisce per parlare di bullismo ed educazione, per carità cosa importanti e vere, quello che conta è che siamo qua in piedi sulla crosta del mondo, con tanti o pochi centimetri da levare in su e chiediamo giustizia, anzi amore.
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