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4 volte in cui le anime del Purgatorio sono apparse fisicamente a Padre Pio

Padre Pio mentre recita la Preghiera Eucaristica a Messa.

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I defunti sarebbero stati visti, in alcuni casi, anche dai frati di San Giovanni Rotondo. I racconti di questi episodi

Padre Pio fu un fervente devoto delle anime del purgatorio. In una lettera del 29 novembre 1910, cioè pochi mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, indirizzata al suo confratello cappuccino padre Benedetto, suo direttore spirituale, scrive:

“Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrire al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è andato crescendo sempre più nel mio cuore tanto che ora è divenuto, sarei per dire una forte passione. L’ho fatta. È vero, più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra i peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in Paradiso le anime del Purgatorio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua obbedienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù”. (Epist I,206).

1) Il parroco defunto

P. Pio , dopo l’ordinazione sacerdotale, per gravi ragioni di salute risiedeva al suo paese natale Pietrelcina e ogni giorno celebrava la S. Messa in parrocchia o nella Chiesa di S. Pio V, detta pure di S. Anna.

Il parroco era D. Salvatore Pannullo, nato nel 1849, un dotto sacerdote, laureato in Teologia e in Lettere. Questi aveva dato gratuitamente lezioni private al giovane Fra Pio, aiutandolo nella preparazione degli esami per l’ordinazione sacerdotale. D. Salvatore nel 1924 ebbe problemi di vista. Subì un intervento chirurgico in una clinica di Bari, ma non guarì più, anzi peggiorò di giorno in giorno, sino a giungere alla completa cecità, che sopportò con cristiana rassegnazione.

Per la celebrazione della S. Messa i due sacerdoti indossavano i paramenti sacri dietro l’altare maggiore, ma un giorno D. Salvatore li sistemò su un tavolo, nel presbiterio, presso l’altare.

padrepiodapietrelcina.com

Il novello sacerdote non diede nessuna importanza al fatto, ma qualche giorno dopo chiese il motivo del cambiamento. Allora D. Salvatore riferì che il defunto Don Giovanni Caporaso, che era stato parroco di Pietrelcina prima di lui, durante tutta la celebrazione della S. Messa sostava in ginocchio dietro l’altare, proprio nel posto in cui indossavano le vesti liturgiche. Don Giovanni fu visto anche nella Chiesa di S. Pio, nel rione Castello dalla moglie del sacrista, che era andata lì per suonare la campana per la celebrazione eucaristica. Aperta la porta della Chiesa, notò un prete inginocchiato sui gradini dell’altare maggiore, l’osservò attentamente era proprio lui, il parroco defunto. Agitata interiormente ed in preda alla paura andò in  fretta alla parrocchia e riferì al marito l’accaduto.

Anche P. Pio aveva visto un  prete in ginocchio in quella Chiesa, ma essendo la sua faccia rivolta verso l’altare e, quindi, non vedendo il suo volto aveva dato poca importanza alla cosa, pensando ad un sacerdote qualsiasi in preghiera. Le apparizioni si protrassero per circa un mese. L’ultima volta il defunto ex parroco disse al parroco attuale: “Salvatore, ora ti lascio, non ritornerò più. Come è stato terribile per me e quanto mi è costato partecipare alla “processione del Corpus Domini” dopo la Messa, senza aver fatto i dovuti ringraziamenti.

Leggi anche: La preghiera quotidiana di padre Pio al suo angelo custode

Fu lo stesso Don Salvatore a spiegare che intendesse dire il confratello defunto. Tutti i compaesani sapevano che Don Giovanni era un prete onesto e di animo fondamentalmente buono, ma era piuttosto superficiale nel ringraziare il Signore dopo aver celebrato i divini misteri. Infatti dopo la S. Messa usciva quasi subito dalla Chiesa e si intratteneva a parlare col farmacista o con qualche altro amico di politica o di fatti di cronaca.

Con le parole “la processione del Corpus Domini” voleva significare che le sacre specie erano intatte non essendo state ancora assimilate dall’organismo e perciò il suo corpo era come un ostensorio vivente e come tale doveva ardere d’amore per Gesù eucaristico, invece don Giovanni chiacchierava di futilità con i suoi amici non dando il buon esempio…

Per questo comportamento, dopo la sua morte, andò in Purgatorio e fu proprio P. Pio che con le sue fervorose preghiere abbreviò al buon ex parroco del suo paese il tempo della sua giusta purificazione e lo liberò dalle pene del Purgatorio.

Un mattina un confratello cappuccino chiese a p. Pio un ricordo durante la Messa per il proprio papà defunto. Padre Pio invece volle applicare la Messa in suffragio per l’anima di quel sacerdote. Subito dopo la Messa , p. Pio chiamò il confratello e gli disse. “ Questa mattina tuo papà è entrato in Paradiso”. Il confratello rimase sbalordito e felice, tuttavia non poté  fare a meno di esclamare: Ma padre Pio, mio papà è morto trent’anni fa!”. Padre Pio gli rispose con voce grave: “ Eh, figlio mio davanti a Dio tutto si paga!”.

Leggi anche: Perché Padre Pio non è mai più tornato alla grotta di San Michele?

2) “Viva Padre Pio”

Una sera, si era in piena seconda guerra mondiale, dopo il pasto serale, il convento ormai chiuso, i frati sentirono alcune voci provenienti dall’ingresso che distintamente dicevano: “Viva Padre Pio!”. Il superiore di quel tempo, P. Raffaele da S. Elia a Pianisi, chiamò il frate addetto alla portineria, che a quel tempo era Fra Gerardo da Deliceto, e lo incaricò di scendere per rendersi conto di che cosa stava succedendo intorno alla porta di ingresso, e quindi, di pregare le persone che erano riuscite ad entrare nel convento di andare via, data l’ora tarda. Fra Gerardo obbedì. Quando,  però, raggiunse il corridoio dell’ingresso trovò chiusa, con le due barre di metallo, ancora esistenti, che bloccavano la porta.

Fece, quindi, una breve ispezione nei locali adiacenti e andò a riferire al superiore il risultato dell’operazione. Il superiore ringraziò con un certo disappunto, perché le voci erano state udite distintamente da tutti. Un po’ incredulo, un po’ tranquillo,perché il confratello Gerardo era sincero, obbediente e cortese con tutti, figurarsi col proprio superiore, fedele alle mansioni, incapace di mentire, rimandò la soluzione delle voci al giorno seguente.

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