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4 volte in cui le anime del Purgatorio sono apparse fisicamente a Padre Pio

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Padre Pio mentre recita la Preghiera Eucaristica a Messa.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 11/10/19

I defunti sarebbero stati visti, in alcuni casi, anche dai frati di San Giovanni Rotondo. I racconti di questi episodi

Padre Pio fu un fervente devoto delle anime del purgatorio. In una lettera del 29 novembre 1910, cioè pochi mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, indirizzata al suo confratello cappuccino padre Benedetto, suo direttore spirituale, scrive:

“Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrire al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è andato crescendo sempre più nel mio cuore tanto che ora è divenuto, sarei per dire una forte passione. L’ho fatta. È vero, più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra i peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in Paradiso le anime del Purgatorio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua obbedienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù”. (Epist I,206).

1) Il parroco defunto

P. Pio , dopo l’ordinazione sacerdotale, per gravi ragioni di salute risiedeva al suo paese natale Pietrelcina e ogni giorno celebrava la S. Messa in parrocchia o nella Chiesa di S. Pio V, detta pure di S. Anna.

Il parroco era D. Salvatore Pannullo, nato nel 1849, un dotto sacerdote, laureato in Teologia e in Lettere. Questi aveva dato gratuitamente lezioni private al giovane Fra Pio, aiutandolo nella preparazione degli esami per l’ordinazione sacerdotale. D. Salvatore nel 1924 ebbe problemi di vista. Subì un intervento chirurgico in una clinica di Bari, ma non guarì più, anzi peggiorò di giorno in giorno, sino a giungere alla completa cecità, che sopportò con cristiana rassegnazione.

Per la celebrazione della S. Messa i due sacerdoti indossavano i paramenti sacri dietro l’altare maggiore, ma un giorno D. Salvatore li sistemò su un tavolo, nel presbiterio, presso l’altare.

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Il novello sacerdote non diede nessuna importanza al fatto, ma qualche giorno dopo chiese il motivo del cambiamento. Allora D. Salvatore riferì che il defunto Don Giovanni Caporaso, che era stato parroco di Pietrelcina prima di lui, durante tutta la celebrazione della S. Messa sostava in ginocchio dietro l’altare, proprio nel posto in cui indossavano le vesti liturgiche. Don Giovanni fu visto anche nella Chiesa di S. Pio, nel rione Castello dalla moglie del sacrista, che era andata lì per suonare la campana per la celebrazione eucaristica. Aperta la porta della Chiesa, notò un prete inginocchiato sui gradini dell’altare maggiore, l’osservò attentamente era proprio lui, il parroco defunto. Agitata interiormente ed in preda alla paura andò infretta alla parrocchia e riferì al marito l’accaduto.

Anche P. Pio aveva visto unprete in ginocchio in quella Chiesa, ma essendo la sua faccia rivolta verso l’altare e, quindi, non vedendo il suo volto aveva dato poca importanza alla cosa, pensando ad un sacerdote qualsiasi in preghiera. Le apparizioni si protrassero per circa un mese. L’ultima volta il defunto ex parroco disse al parroco attuale: “Salvatore, ora ti lascio, non ritornerò più. Come è stato terribile per me e quanto mi è costato partecipare alla “processione del Corpus Domini” dopo la Messa, senza aver fatto i dovuti ringraziamenti.


PADRE PIO

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Fu lo stesso Don Salvatore a spiegare che intendesse dire il confratello defunto. Tutti i compaesani sapevano che Don Giovanni era un prete onesto e di animo fondamentalmente buono, ma era piuttosto superficiale nel ringraziare il Signore dopo aver celebrato i divini misteri. Infatti dopo la S. Messa usciva quasi subito dalla Chiesa e si intratteneva a parlare col farmacista o con qualche altro amico di politica o di fatti di cronaca.

Con le parole “la processione del Corpus Domini” voleva significare che le sacre specie erano intatte non essendo state ancora assimilate dall’organismo e perciò il suo corpo era come un ostensorio vivente e come tale doveva ardere d’amore per Gesù eucaristico, invece don Giovanni chiacchierava di futilità con i suoi amici non dando il buon esempio…

Per questo comportamento, dopo la sua morte, andò in Purgatorio e fu proprio P. Pio che con le sue fervorose preghiere abbreviò al buon ex parroco del suo paese il tempo della sua giusta purificazione e lo liberò dalle pene del Purgatorio.

Un mattina un confratello cappuccino chiese a p. Pio un ricordo durante la Messa per il proprio papà defunto. Padre Pio invece volle applicare la Messa in suffragio per l’anima di quel sacerdote. Subito dopo la Messa , p. Pio chiamò il confratello e gli disse. “ Questa mattina tuo papà è entrato in Paradiso”. Il confratello rimase sbalordito e felice, tuttavia non potéfare a meno di esclamare: Ma padre Pio, mio papà è morto trent’anni fa!”. Padre Pio gli rispose con voce grave: “ Eh, figlio mio davanti a Dio tutto si paga!”.


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2) “Viva Padre Pio”

Una sera, si era in piena seconda guerra mondiale, dopo il pasto serale, il convento ormai chiuso, i frati sentirono alcune voci provenienti dall’ingresso che distintamente dicevano: “Viva Padre Pio!”. Il superiore di quel tempo, P. Raffaele da S. Elia a Pianisi, chiamò il frate addetto alla portineria, che a quel tempo era Fra Gerardo da Deliceto, e lo incaricò di scendere per rendersi conto di che cosa stava succedendo intorno alla porta di ingresso, e quindi, di pregare le persone che erano riuscite ad entrare nel convento di andare via, data l’ora tarda. Fra Gerardo obbedì. Quando,però, raggiunse il corridoio dell’ingresso trovò chiusa, con le due barre di metallo, ancora esistenti, che bloccavano la porta.

Fece, quindi, una breve ispezione nei locali adiacenti e andò a riferire al superiore il risultato dell’operazione. Il superiore ringraziò con un certo disappunto, perché le voci erano state udite distintamente da tutti. Un po’ incredulo, un po’ tranquillo,perché il confratello Gerardo era sincero, obbediente e cortese con tutti, figurarsi col proprio superiore, fedele alle mansioni, incapace di mentire, rimandò la soluzione delle voci al giorno seguente.

Il mattino dopo il superiore andò dritto al cuore del problema e avvicinato Padre Pio, chiamato in causa da quelle voci, con il quale aveva molta confidenza, gli riferì ciò che era successo la sera precedente, chiedendogli pure se anche lui aveva sentito quelle parole quasi urlate, come a farsi sentire da tutti a tutti i costi. Padre Pio, senza dare molta importanza alla cosa, con molta calma, come se si trattasse della cosa più comune ed ordinaria di questo mondo, tranquillizzò il superiore, spiegandogli che le voci che avevano gridato “Viva Padre Pio” appartenevano a dei soldati defunti, venuti a ringraziarlo per le sue preghiere.




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3) Padre Bernardo

Verso la fine del 1937 morì P. Bernardo d’Apicella, a quel tempo Provinciale dei frati cappuccini. Secondo la consuetudine, tutti i frati sacerdoti della Provincia celebrarono tre Messe in suo suffragio, secondo le regole cappuccine. Una notte, alla stessa ora in cui era avvenuta la morte di Padre Bernardo, dopo aver finito di pregare, Padre Pio si accinse a lasciare il coro per il suo abituale riposo, che durava due o tre ore. Prima di farlo, però, si avvicinò alla ringhiera del coro e guardò intensamente il tabernacolo, per salutare con devozione Gesù, prima di lasciarlo in compagnia degli angeli. Mentre guardava, il tabernacolo, vide, chiaramente e distintamente, l’ormai deceduto P. Bernardo dirigersi verso la sacrestia.

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CPP | CIRIC
Padre Pio con le stigmate.

Padre Pio fu per tre notti consecutive testimone di questo avvenimento e molti frati ne ricevettero conferma da lui stesso. P. Raffaele, compagno e superiore di Padre Pio, così commentò: “E’ probabile che P. Bernardo sia apparso a Padre Pio per ringraziarlo delle sue preghiere e per fargli capire che per la liberazione della sua anima dal purgatorio fosse necessario un maggior numero di preghiere”.


PADRE PIO

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4) I frati defunti e Zi Razio

Nel lontano 1928 il padre di Padre Pio, Grazio Forgione, che tutti chiamavano confidenzialmente “Zì Razio”, era solito venire spesso a San Giovanni Rotondo per trascorrere qualche giorno con suo figlio. Una sera, dopo la rituale ricreazione del dopo cena, in uso tra i frati della durata di circa una mezz’ora, zì Razio salutò suo figlio e gli altri frati e si diresse verso la cella assegnatagli dal superiore del convento, e che aveva il numero dieci. Quando vi si avvicinò, fu sorpreso di vedere due frati in piedi davanti alla sua stanza, che non lo lasciavano entrare. Il povero zio Razio credette che fossero due stranieri che avevano sbagliato stanza (anche a quell’ora era abitudine che i frati venissero a trovare Padre Pio per avere un a sua benedizione).

Zio Razio molto gentilmente cercò di spiegare che aveva bisogno di andare a riposare e di convincerli a farlo passare, perché quella stanza era stata assegnata a lui. Ma invano! Lo ripeté alcune volte senza averne risposta. Un po’ impaziente, cercò di farsi strada tra i due, ma, poi, ricorse al fatto ragionevole e convincente di fare presente ai due frati che la stanza non era fornita di due letti, ma di uno solo. Nel preciso momento in cui tentò di forzare il passaggio, i due frati scomparvero. Scosso, confuso e turbato per la loro scomparsa, corse da suo figlio Padre Pio a raccontargli tutto. Padre Pio capì immediatamente. Con il braccio destro gli circondò la spalla e con parole filiali lo rasserenò, infondendogli coraggio.

Quando poi si rese contro che suo padre si era ripreso dallo spavento, gli disse: “Pà, quei due frati che hai appena visto dinanzi alla tua stanza sono due poveri religiosi che si trovano in purgatorio: stanno facendo il loro purgatorio proprio nel posto in cui hanno violato la regola di S. Francesco. Sono venuti per chiedere di essere aiutati con la nostra preghiera ad uscirne al più presto. Ora, però, calmati e và a dormire serenamente, perché non ti daranno più noia”.




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Poi Padre Pio accompagnò suo padre nella stanza numero 10 ed aspettò, finché non si mise a letto. Gli augurò la buona notte e si congedò da lui”. Il fatto accadde nel febbraio 1922.

Uno dei seminaristi presenti era il P. Alberto D’Apolito di San Giovanni Rotondo, che lo riporta nel volume delle sue testimonianze su Padre Pio.Trascriviamo l’episodio nella versione dell’ex “fratino” D’Apolito.

“Una delle apparizioni, che gli fece più impressione, fu quella che ebbe una sera di febbraio 1922 presso il focolare del convento di San Giovanni Rotondo, quando io ero “fratino”. Alcuni giorni dopo, tenendoci la conferenza settimanale (si trattava di lezioni di ordine spirituale, che faceva ai ragazzi in quanto direttore spirituale del seminario) nella scuola, Padre Pio ci disse: “Ora ascoltate quello che mi è capitato alcune sere fa. Sceso al fuoco comune per riscaldarmi ebbi la sorprese di trovare quattro frati, mai visti, seduti attorno al fuoco, col cappuccio in testa e in silenzio. Rivolsi loro il saluto. “Sia lodato Gesù Cristo”; nessuno mi rispose. Meravigliato, li guardai attentamente per vedere chi fossero, ma non li conobbi. Mi trattenni in piedi alcuni minuti e, guardandoli, ebbi la sensazione che soffrissero. Ripetuto il saluto, senza risposta, salii su e mi diressi alla camera del padre Guardiano, per informarmi se fossero arrivati frati forestieri. Il padre superiore (che in quel tempo era P. Lorenzo da San Marco in Lamis) mi rispose: “Padre Pio, chi vuoi che si azzardi a venire quassù con questo tempaccio…!”. Io aggiunsi: “Padre Guardiano, giù al fuoco comune ci sono quattro frati cappuccini, seduti sulle panche attorno al fuoco, col cappuccio in testa, che si riscaldano. Li ho salutati, ma non mi hanno risposto. Li ho guardati attentamente e non li ho riconosciuti. Non so chi siano”. Il P. Guardiano esclamò: “Possibile che siano arrivati dei frati forestieri senza che io sappia nulla! Andiamo a vedere”. Scendemmo al focolare e non trovammo nessuno. Allora compresi che i quattro frati visti erano religiosi defunti, che scontavano il purgatorio in quel luogo, dove avevano offeso il Signore, Mi trattenni tutta la notte in preghiera dinanzi a Gesù Sacramentato per la loro liberazione dal purgatorio”. 




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