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Iran, stadi vietati alle donne: è morta Blue Girl, si era data fuoco per protesta

SAHAR KHODAYARI, IRAN

El Spectator | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 12/09/19

L’attrito tra queste due “zolle” umane è stato proprio all’origine di un incentivo alla protesta in Iran: durante lo scorso Mondiale di calcio, dovendo il governo di Teheran coinvolgersi in una competizione globale, si era visto qualche debole segnale di apertura e lo scorso gennaio, in occasione della finale della Supercoppa, anche l’Italia era stata direttamente chiamata a esprimersi sul divieto di ingresso allo stadio per le donne. Ripercorriamo brevemente i fatti.


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Maxischermi e un piccolo recinto di posti

In seguito alla morte di Sahar Khodayari la FIFA ha rilasciato un commento in cui auspica e aspetta il lento smantellamento delle discriminazioni. Segnali in effetti molto lenti si erano avuti nel corso degli ultimi due anni: durante il Mondiale di calcio in Russia, nell’estate del 2018, le autorità iraniane avevano permesso alle donne di assistere alla partita Iran-Spagna in un luogo pubblico attraverso un maxi schermo disposto nello stadio Azadi; l’ottobre successivo era stato concesso a 300 donne (accuratamente selezionate!) di accedere allo stadio di Teheran per un’amichevole tra la nazionale iraniana e la Bolivia. L’evento si era guadagnato l’attenzione dei media esteri, forse risvegliando il coraggio della popolazione femminile. Il caso di Blue Girl – Sahar era chiamata così per il suo velo azzurro – rischia di essere un tragico memento sulla reale predisposizione del paese al cambiamento.

https://twitter.com/PersianFutbol/status/1052260428976463872?s=20

Anche l’Italia è stata toccata dall’impatto con questa forma di divieto, non in Iran ma in Arabia Saudita: lo scorso 16 gennaio si è giocata la finale della Supercoppa italiana tra Juventus e Milan nello stadio di Gedda (squadre italiane ma campo di gioco saudita). Quando arrivarono le direttive sull’acquisto dei biglietti montò il caso: l’85% dei posti era riservato agli uomini, i restanti posti del settore “famiglie” potevano essere assegnati a uomini e donne. In sintesi: pochissimi posti per il pubblico femminile, solo se accompagnato. La protesta che nacque trovò d’accordo persino Matteo Salvini e Laura Boldrini, auspicando entrambi – in forme diverse – un boicottaggio dell’evento. A ribaltare la prospettiva sui medesimi fatti fu la Lega Serie A:

 La nostra Supercoppa sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo – ribatte il presidente della Lega calcio di Serie A, Gaetano Miccichè. (da Adnkronos)


WOMAN

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È senz’altro vero che in questi paesi il cambiamento esige tempi che sembrano tradire la nostra esigenza di giustizia, ma il traguardo non può essere frainteso. Dentro l’apparente lentezza del cambiamento si mimetizza molto bene anche una forte riluttanza al cambiamento. Per usare una metafora: si può concedere che venga accolta una donna alla volta allo stadio, ma il biglietto d’ingresso non può essere la morte o la tortura di un’altra.

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Tags:
diritti umanidonneiran
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