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Iran, stadi vietati alle donne: è morta Blue Girl, si era data fuoco per protesta

SAHAR KHODAYARI, IRAN
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Sahar Khodayari, emblema della protesta col suo velo blu, era in carcere per aver assistito a una partita travestita da uomo. Dal 1979 è in vigore una legge che vieta l’ingresso allo stadio alle donne; qualche segnale positivo di cambiamento si era intravisto durante gli ultimi Mondiali.

Sahar Khodayari è morta nella notte tra il 9 e il 10 settembre all’ospedale di Teheran per le gravi ustioni riportate; qualche giorno prima si era data fuoco davanti al tribunale della capitale iraniana per protestare contro il divieto di accesso alle donne negli stadi. In un messaggio su Instagram la squadra per cui tifava Sahar le ha rivolto un ultimo saluto con queste parole:

Sei morta per realizzare un sogno semplice.

Barba, carcere, fuoco

Andare allo stadio, prendere la patente, guidare un’auto senza la presenza di un uomo accanto, frequentare un corso in palestra; sono esperienze – appunto – semplici ai nostri occhi occidentali, ma restano interdette alle donne iraniane. Il divieto di ingresso negli stadi è in vigore in seguito alla rivoluzione iraniana del 1979; negli ultimi tempi qualche segnale di cambiamento era in vista, la Khodayari è stata tra chi ha spinto sull’acceleratore della protesta.

Leggi anche: Uno “scandaloso” inno alla vita di 216 tonnellate in Qatar (VIDEO)

Non solo gli attivisti dei movimenti per i diritti umani, ma anche la politica e il mondo dello sport si interrogano sulla storia di questa giovane donna la cui vicenda si è fatta più drammatica negli ultimi 6 mesi, fino all’epilogo tragico di due giorni fa:

I fatti risalgono allo scorso 12 marzo, quando la donna, pur di tifare per la propria squadra, l’Esteghlal allenata da Stramaccioni, si era introdotta nello stadio Azadi di Teheran travestendosi da uomo. In seguito è stata incarcerata per alcuni giorni in una delle prigioni femminili più tristemente note dello stato. Si arriva poi ai primi di settembre, quando la tifosa è venuta a conoscenza della condanna a sei mesi per oltraggio al pudore a proprio carico e dunque del rischio di un’ulteriore reclusione. È a questo punto che la giovane donna è ricorsa all’estremo tentativo di affermazione dei propri diritti, pagando con la vita piuttosto che tacere di fronte alla discriminazione. (da Gazzetta dello Sport)

Si tratta, possiamo dire, di un suicidio preterintenzionale: la morte probabilmente non era nelle intenzioni di Sahar ma l’atto violento nei confronti di se stessa le ha procurato ustioni di terzo grado nel 90% del corpo. Non era stata l’unica a usare il travestimento per forzare il divieto. Altre ragazze hanno fatto lo stesso tentativo, diffondendo poi le loro foto come forma di sensibilizzazione dell’opinione pubblica mondiale. Su Elle, ad esempio, è stata raccontata la storia di Zeinab:

Dalla cittadina di Ahvaz in cui vive, la giovane donna viaggia in treno fino a Tehran. E qui, prima di entrare nelle tribune, si traveste da uomo. Occorrono tre ore per ottenere il risultato che le permetterà di accedere allo stadio”. Non è così semplice opporsi alle regole della società iraniana: “Zeinab è obbligata a fasciare il seno, indossare una parrucca, la barba, ricreare lentiggini sul volto e parlare con voce più seria”, scrive Paris Match. Ma lei, che è stata intervistata dalla fonte in questione, non si perde certo d’animo. Zeinab è il simbolo dell’emancipazione femminile in Iran, e la sua prima sostenitrice è sua madre stessa: “È stata lei a mostrarmi come fasciare il seno. Sono obbligata a farlo perché all’ingresso dello stadio veniamo perquisiti”. (da Elle)

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A makeup artist applies a false beard to Zeinab’s face, a football fan, on 14 December 2018. She disguises herself to attend the match between Persepolis and Pars Jonoubi Jam at the Azadi Stadium in Tehran, Iran and risks being arrested for doing so. It takes more than 3 hours to do her make-up each time she intends to go to the stadium. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ In Iran, there have been restrictions on female fans entering football stadiums for more than forty years. As football is the nation’s most popular sport, the ban has been a controversial public issue. On 1 March 2018, FIFA president Gianni Infantino met with the president of Iran, Hassan Rouhani, to address the issue. Social-media groups also put the president under pressure. On 10 November, some selected groups of women were present for the FIFA president at the stadium when he was attending the AFC Champions League Cup match in Tehran. It was the only time that some female football fans felt that freedom, but they kept fighting for their rights. Some female football fans disguise themselves as men so they can cheer for their teams – an illegal act that can lead to their arrest. These women started a movement named “Zanan-e Rishdar” (“women with beard”) which opposes the ban against Iranian female football fans. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ My name is Forough Alaei (@foroughalaei), I am a documentary photographer from Iran and I’ll be sharing my work on the World Press Photo Foundation Instagram Feed this week. I was awarded 1st prize in the Sports, stories category of #WPPh2019 Photo Contest for my project, ‘Crying for Freedom’. Follow the link in the bio to find out more about the winning story.

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Chi osa compiere questi gesti clamorosi rischia tantissimo. La lotta per i diritti umani in Iran è una faccenda di vita o di morte; lo scorso marzo l’avvocato Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 33 anni di carcere e alla pena disumana di 148 frustrate, per aver difeso il diritto delle donne a non indossare obbligatoriamente il velo.

Leggi anche: Nasrin Sotoudeh, avvocato per i diritti umani, condannata a 38 anni e 148 frustate

C’è una netta frattura nel mondo, una voragine che pare incolmabile tra l’estrema libertà di cui gode la donna a certe latitudini (e che arriva persino a episodi aberranti di svilimento del corpo) e l’autentica repressione e segregazione ancora perpetrata nei paesi vittime di un fanatismo religioso esasperato.

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