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A Milano la prima “clinica” per curare chi è dipendente da internet e smartphone

SMARTPHONES
Dmytro Zinkevych - Shutterstock
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Dalla paura di rimanere senza connessione mobile, a quella di essere tagliati fuori dai social network: psicologi a lavoro per la riabilitazione

Le malattie da rete sono sempre più diffuse. C’è la paura di rimanere senza connessione mobile, quella di essere tagliati fuori dalle reti social, oppure la tendenza a stare tutta la notte in chat. Il 60% degli italiani usa lo smartphone a letto e il 23% dice di sentirsi dipendente.

Per arginare queste vere e proprie patologie, è nato “Digital life coaching” ed è il primo servizio in Italia di disintossicazione da computer e smartphone. L’obiettivo è uno solo: imparare a gestire correttamente la tecnologia.

WOMAN APP
Di ImYanis - Shutterstock

Leggi anche: Chi sta usando chi? Alcune domande e diverse risposte sul rischio di dipendenza da connessione

“Ecco come trattiamo il problema”

A lanciare il servizio dalla sede di Milano è Cerba Healt Care, gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale. «A noi si rivolgono persone di ogni età», spiega la psicologa Maria Rosaria Montemurro.

La guarigione è possibile: «Usiamo le psicoterapie che si incentrano sulla desensibilizzazione del sintomo – prosegue Montemurro – e poi ci concentriamo sull’ansia, sulle problematiche relative al sonno. Facciamo un lavoro di rete anche con gli altri medici: laddove si manifestano problemi di altro genere c’è l’invio ai medici del caso» (Il Fatto Quotidiano, 28 giugno).

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La lista delle malattie e i loro nomi

Le malattie da Rete sono ormai tra le più svariate: sindrome da iperconnessione; no mobile fobia (paura di rimanere senza connessione mobile), Fomo (“fear of missing out”, cioè di essere tagliati fuori dalle reti social), vamping (stare tutta la notte in chat), hikikomori (uso esagerato della rete che porta a condotte di ritiro sociale). E ancora, cyberbullismo, sexting e sextortion, gioco d’azzardo online compulsivo, narcisismo digitale e phubbing (tendenza a ignorare gli altri perché immersi nel proprio cellulare).

RODZIC, NASTOLATEK, SMARTFON
Shutterstock

“Servizio nuovo e accessibile”

«Non esistevano prima di oggi in Italia centri medici di prossimità attrezzati ad affrontare i problemi legati all’uso non corretto di internet, smartphone e social network – spiega il CEO di Cerba HC Italia Stefano Massaro – Con questa iniziativa portiamo sul territorio un servizio nuovo e accessibile: chi frequenta i nostri centri medici per analisi e visite di ogni tipo potrà così avvicinarsi al concetto di digital life coaching ed essere sensibilizzato sul tema. Chi sente di avere un problema collegato con l’abuso della rete, o vuole chiedere consiglio per un proprio familiare, potrà parlare con personale qualificato e fare un primo screening di valutazione generale assieme agli psicologi, sulla base del quale costruire percorsi personalizzati».

Leggi anche: Un cristiano cinese sconfigge la dipendenza da internet con la Bibbia

L’esperimento del “Gemelli”

Pionieri in Italia nella lotta alla dipendenza da smartphone, con uno sguardo rivolto, però, solo ai più giovani, sono stati l’Università “Cattolica” di Roma e il Policlinico “Agostino Gemelli“.

Per aiutare giovani e giovanissimi spesso preda di un uso eccessivo e scorretto delle nuove tecnologie – da smartphone a tablet e pc – con conseguenti rischi sul fronte dello sviluppo cognitivo, della salute psichica, ma anche del comportamento e di tipo più prettamente fisico (soprattutto problemi ortopedici e di vista), nel 2016 è nato dalla collaborazione “Gemelli” e Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università “Cattolica” il “Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web”.

La prima volta è stata in Brasile

A livello mondiale, invece, nel 2017, è stata inaugurata in Brasile la prima clinica per la disintossicazione digitale. All’Istituto Delete, a Rio de Janeiro, si sono presentate persone di tutte le età, molte delle quali sono tuttora in terapia (today.it, 2017).

Leggi anche: Uso problematico di internet: un adolescente su 5 ha problemi

 

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