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I videogiochi sono buoni o cattivi per i bambini?

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Luci e ombre dei videogame: proviamo a fare chiarezza.

di Stefano Vicari

I videogiochi sono buoni o cattivi per i bambini? Il loro utilizzo e le possibili ricadute negative sul comportamento e sullo sviluppo cognitivo di bambini e adolescenti rappresentano un tema oggetto di un vivace dibattito che coinvolge diverse figure professionali, come pediatri e psicologi. Le neuroscienze possono aiutarci a capire meglio tutto questo?

Ombre…

In realtà, la letteratura scientifica fornisce dati contrastanti. Da un lato, l’utilizzo dei videogame è stato posto in relazione alla comparsa di comportamenti aggressivi nei bambini e negli adolescenti. Dall’altro l’Associazione Americana degli Psicologi sottolinea come i dati attualmente disponibili siano, in realtà, ancora insufficienti nel dimostrare un chiaro collegamento tra videogioco e comportamenti violenti o addirittura criminali da parte dei ragazzi. Certo è, invece, che un uso eccessivo di videogiochi o strumenti elettronici può indurre forme vere e proprie di dipendenza, con possibili comportamenti da “astinenza” se il bambino viene privato del videogioco.

FAMILY
Jacob Lund - Shutterstock

…e luci

Contemporaneamente, molte ricerche sottolineano come l’uso di videogame, e soprattutto di giochi di azione, può migliorare le capacità di attenzione ed elaborazione visiva, la memoria di lavoro spaziale e visiva, con possibili benefici su particolari condizioni come la dislessia. Inoltre, i videogame in realtà possono anche favorire l’attività sociale, promuovendo lo sviluppo di contatti con i coetanei. In considerazione di questi possibili benefici, è importante che la ricerca scientifica in futuro ci permetta di capire meglio gli effetti dei videogame sullo sviluppo del bambino, soprattutto dal punto di vista cognitivo.

Le regole per i genitori

In linea generale, tutte le ricerche più recenti suggeriscono come l’impatto dell’uso di videogame sullo sviluppo cognitivo sia influenzato anche dall’età del bambino, alla quantità di tempo dedicato, al contenuto del gioco e al contesto sociale. Dunque, sebbene tali strumenti non debbano essere demonizzati, è consigliabile proporli con prudenza: non prima dei sei anni di età, per non più di 30-60 minuti al giorno, e sempre sotto il controllo diretto dei genitori.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL MAGAZINE MULTIMEDIALE A SCUOLA DI SALUTE

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