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Alce Nero, da sciamano a catechista: avremo un santo Pellerossa?

BLACK, ELK, SIOUX

Thomas Lightningbolt | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 04/04/19

È soprattutto grazie alla testimonianza di sua figlia Lucy che abbiamo il ritratto più autentico di questo grande guaritore Sioux convertito al cattolicesimo e con una causa di beatificazione aperta.

Lo conosciamo come Alce Nero il Sioux, ma in realtà fu Cervo Nero il Lakota. Tutto nasce da un problema di traduzione; non di poco conto è notare che proprio il termine “Sioux” è un dispregiativo che significa “meno che vipere”. Ma nella traduzione errata di un nome c’è tutto il valore simbolico che è, per ogni uomo, la ricerca del proprio vero nome. Quando Alce Nero si convertì al cattolicesimo aggiunse al suo nome indiano, Black Elk, quello di Nicola. Capire il proprio nome, la propria vocazione è il viaggio di una vita intera. Ciascuno può incontrare sulla propria via di Damasco la voce del Cielo che, come un tuono, cambia rotta alla vita e trasforma chi fu Saulo in Paolo.


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Voci più terrestri avrebbero voluto che il ritratto di Alce Nero si fermasse ai suoi primi 27 anni di vita, prima dell’incontro con la fede cristiana: si credeva di poter speculare editorialmente sul ritratto di un Pellerossa indomito e triste, il buono e sconfitto, che s’incrocia negli stereotipi dei film western. Per fortuna una delle sue figlie, Lucy, ha detto la verità intera sul padre e c’è chi l’ha ascoltata. Il 14 novembre del 2017 i vescovi statunitensi riuniti a Baltimora hanno approvato il sostegno per la causa di beatificazione di Nicholas W. Black Elk. Possiamo avere un’idea approfondita e chiara di tutto ciò, della storia umana e delle vicissitudini editoriali di Alce Nero, in un libro a firma di Maurizio Stefanini per l’editore Mimep Docete.

STEFANINI, ALCE,NERO
Mimep Docete

Leggerlo mi ha catapultato nelle grandi praterie americane, tra lo scalpitare delle mandrie di bisonti e le danze attorno al fuoco, ma mi ha anche riportato al centro di me stessa: conoscere la storia di Alce Nero è rimettere a tema il cammino profondo di ciascuno, rispondere a una chiamata in mezzo alla guerra e alla nebbia quotidiana.

[…] il suo problema non era stato di vocazione, ma a proposito dello strumento migliore per condurla. (da Alce Nero. Un Beato tra i Sioux)

Tutto il senso della sua vita ruotò attorno al significato da dare a una visione avuta a 9 anni. C’era una chiamata in quella trama di immagini, ma Chi lo stava chiamando?

La strada nera, la strada rossa

Una sintetica biografia di Alce Nero potrebbe essere allettante come il trailer di un film: nato il primo dicembre 1863 e morto il 19 agosto 1950, era cugino di Cavallo Pazzo; a 12 anni combatté al Little Big Horn, a 24 andò in Europa col circo di Buffalo Bill, a 27 fu ferito a Wounded Knee. Poi nel 1904 si convertì al cattolicesimo e fu battezzato, da quel momento spese i giorni fino alla morte come instancabile educatore alla fede cattolica per la sua gente.


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Come ogni storia umana autenticamente vissuta è la storia di una ricerca, anche molto sofferta. C’è una linea di demarcazione molto netta nella parabola di vita di Alce Nero: è il percorso di un uomo che ardeva dal desiderio di aiutare il suo popolo e conobbe il dolore, il desiderio di vendetta, il rammarico; poi fu protagonista di una rinascita e poté adempiere la sua vocazione a guarire le ferite di chi aveva accanto. C’è un prima, segnato dall’amarezza che espresse in queste parole:

È difficile seguire una grande visione, in questo mondo buio, pieno di ombre mutevoli. Tra queste ombre gli uomini si perdono. (Ibid)

C’è un dopo, segnato dall’incontro con il vento della Buona Novella che portò un abbraccio alle tribù degl’Indiani d’America massacrati e sviliti dall’uomo bianco:

In tutto le cose buone vengono da Dio a causa della tua fede. Gli Stati Uniti – tutta la gente – dovrebbero avere fede in Dio. Tutti noi soffriamo su questa terra. Ma, lasciatemelo dire, Dio ha in serbo per noi un posto speciale quando la nostra ora sarà arrivata. (Ibid)

Tutto il dramma, i cambiamenti e la chiamata di una vita intera apparvero sotto forma di visione ad Alce Nero alla tenerissima età di 9 anni, durante un’esperienza di quasi pre-morte. Comprendere il senso di ciò che vide fu un impegno profondo, non sempre lineare nel corso degli anni.


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Gli fu progressivamente chiaro che il suo compito nella comunità Sioux doveva essere quello di mediatore tra il mondo degli Uomini e quello degli Spiriti, poi di Uomo della Medicina. Quando aderì alla chiesa cattolica divenne un catechista indaffaranto, preparato ed entusiasta; in quest’ultima missione, forse, la mediazione con il Cielo e l’idea della medicina s’incontrarono nel modo più virtuoso possibile. Come per i grandi profeti della Bibbia, colpisce la presenza prepotente e autorevole che la Voce della visione reclama su Alce Nero:

Soltanto col passare degli anni, via via che crescevo, il senso di quelle immagini e di quelle parole diventava più chiaro; e perfino adesso so che quella volta mi fu mostrato più di quel che son capace di dire. (Ibid)
THE FOUNDING OF MARYLAND
PD
The Founding of Maryland (1634)

Due immagini di quella visione lo accompagnarono nel discernimento del proprio compito: la strada nera e la strada rossa. Le attraversò entrambe, la prima era buia ed era la strada della guerra e della dispersione dei Pellerossa; la seconda era il suo percorso iniziatico come sostegno, in qualità di guaritore, del suo popolo. Il nero si mescolò al rosso, e ci fu un momente cruciale in cui la morte della strada nera avrebbe potuto oscurare l’orizzonte intero: a soli 27 anni Alce Nero visse sulla sua pelle il massacro di Wounded Knee, simbolicamente uno dei momenti più macabri della resa della civiltà dei Pellorossa all’esercito statunitense. Vide cose orribili su quel campo di battaglia:

Noi scendemmo lungo il torrente asciutto, e ciò che si vedeva era terribile. Donne e bambini morti e feriti, e bambini piccoli, sparsi dappertutto, colpiti mentre cercavano di fuggire. I soldati li avevano inseguiti, su per il burrone, mentre scappavano, e li avevano massacrati là dentro. A volte li trovavamo ammucchiati, perché si erano stretti tra di loro per difendersi; altri erano sparsi qua e là. Oppure c’erano mucchi di persone uccise e dilaniate, dove le palle dell’arma a carro erano esplose. Vidi un bambino piccolo che cercava la mammella della madre, ma la madre era insanguinata e morta. (Ibid)

È su questa scena di morte che negli anni ’30 lo scrittore John G. Neihardt voleva concludere il ritratto del guaritore Pellerossa nel libro Alce nero parla, facendone uno stereotipo di indiano sconfitto e tacendo completamente sulla conversione avvenuta qualche anno dopo. Ma la vita di Alce Nero rinacque proprio all’indomani Wounded Knee e ne fu portavoce la figlia Lucy, che sentì il dovere di dare al mondo l’immagine più autentica di suo padre.


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Guarda due volte

Il nome completo della figlia di Alce Nero è Lucy Look Twice, tradotto in italiano: Lucia Guarda Due Volte. E c’era bisogno del suo sguardo, di una vista migliore e più autentica. Grazie a lei abbiamo il ritratto dei quasi 50 anni di vita che Alce Nero visse da catechista cattolico. Nel libro di Maurizio Stefanini possiamo quindi conoscere per intero il volto di quest’uomo che nell’incontro coi Gesuiti diede senso compiuto al cammino di ricerca della sua vita. Le comunità cattoliche erano entrate in rapporto con gli indiani delle riserve grazie a una certa affinità di fondo tra la loro spiritualità tradizionale e il tipo di religiosità popolare di quell’Italia da cui gran parte dei missionari provenivano. Stupefacente è notare che il calendario cattolico trovasse nelle tradizioni dei nativi americani un’aderenza impressionante: ad esempio la Pasqua veniva a coincidere con il periodo della caccia al bisonte ed era occasione per organizzare sacre rappresentazioni della passione e morte del Cristo, in cui riti indiani e tradizioni cattoliche si mescolavano in modo strettissimo.


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Nel giorno di San Nicola, il 4 dicembre 1904 Alce Nero fu battezzato. Da quel giorno, la sua conversione si tradusse in un’opera di conoscenza delle Scritture approfondita e nell’educazione del popolo:

Le persone che erano state curate quando era un uomo-medicina iniziarono ad andare da lui. Gli domandavano della nuova religione a cui apparteneva e lui spiegava loro cosa significava. Molti seguirono il suo esempio ed egli li istruì nella nuova fede. Paragonava i passi delle Scritture alle cose che lo circondavano ed usava esempi presi dalla natura, facendo confronti fra contenuti della Bibbia e fiori, animali e addirittura alberi. Quando ci parlava della Creazione citava storie della Bibbia. Questo è il motivo per cui era un cattolico convinto: leggeva la Bibbia. […] I sacerdoti venivano da lui molto spesso ed egli era sempre disponibile per qualsiasi tipo di viaggio, anche nel clima più freddo. Andava con padre Lindebner, o Westropp, o padre Henry Alder e le persone venivano da loro, assistevano alla messa e facevano anche battezzare i loro piccoli. Quando qualcuno si convertiva, mio padre lo istruiva. (Ibid)
BLACK ELK
Public domain

La strada rossa, infine, fu quella in cui camminò con più gioia e più a lungo, anche se forse in modo più nascosto. La via del discernimento personale che Alce Nero ha vissuto non è poi così lontana nello spazio e nel tempo da noi.




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Accade a tutti ed è il cammino di chiamata personale che Dio fa a ciascuno, tra il nero del dramma e il rosso dell’impegno umano. Che il suo passo evangelico preferito fosse “Quale vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?” non stupisce e ce lo rende amico fedele nelle nostre giornate spesso offuscate da nebbie fitte. La Chiesa cattolica ha deciso di aprire il processo di beatificazione con una solenne dichiarazione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti riunita a Baltimora un anno e mezzo fa, una prima tappa verso l’ipotesi di aver un amico in più in Cielo chiamato San Cervo Nero il Lakota.

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