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La vocazione di Eseosa: tornare in Nigeria per costruire una casa a Dio

NIGERIA, ESEOSA, ORFANOTROFIO
Eseosa
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Nella terra di Boko Haram, del Voodo e della corruzione dilangante, ci sono bambini abbandonati per strada che implorano: “Prendimi, mamma” e lei li accoglie.

Si chiama Eseosa, che significa «dono di Dio», è nigeriana ma vive da tantissimi anni in Italia dove si è sposata e ha messo su famiglia. Poi Dio è entrato di prepotenza nella sua quotidianità, ed è nato un progetto incredibile a priori: è tornata nella sua Nigeria, lacerata da guerre e corruzione, e sta mettendo in piedi una «Casa per Dio» dove accoglie e dà un futuro ai bambini abbandonati. Ecco la sua intervista in cui, alle mie insistenti domande su come pensa, progetta e porta avanti questa missione, lei ha sempre risposto: «la fede prima di tutto».

Cara Eseosa, hai contattato noi di Aleteia per far conoscere un tuo progetto di solidarietà in Nigeria. Ci racconti chi sei?

Sono molto riservata come persona, non avrei mai pensato di espormi in pubblico e non è importante quello che riguarda la mia vita privata. La cosa da sapere è che la fede mi ha portata a realizzare un centro di aiuto per i bambini in Africa.

La fede, ecco: come hai incontrato la chiesa cattolica?

Sono nata in Nigeria, da una famiglia strana: mio nonno era prete anglicano, mia nonna invece non andava neppure in chiesa. Direi, comunque, di appartenere a un ambiente familiare cristiano, mia mamma era una donna di fede. La chiesa cattolica ha sempre esercitato un fascino su di me, da quando a 15 anni fui mandata in una scuola cattolica per un anno: la sentivo come casa mia, mi sarebbe piaciuto restarci.
Una volta arrivata in Italia mi sono sposata e ho cominciato ad andare in chiesa con mia suocera, 16 anni fa. Dopo qualche mese ho cominciato a cantare nel coro della mia parrocchia, a Crenna di Gallarate. Sono quindi cattolica per scelta, ho ricevuto il Battesimo da adulta.

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Una bella famiglia in Italia, una fede che ha riempito di senso la vita. Perché mandare all’aria questa serenità e tornare in Africa?

Ho ricevuto una chiamata spirituale, questa è la verità. Raccontando cosa è accaduto, rischio di passare per matta, ma è la verità. Dio ha insistito con me, mostrandomi in sogno un’ipotesi da realizzare nella realtà; all’inizio non ci davo peso. Una cosa posso condividere di questo messaggio che Dio mi mandava: dovevo tornare in Africa «per far splendere la sua luce». Il sogno è tornato più volte, ma io lo rifiutavo perché mi chiedeva un impegno in Nigeria che non potevo sostenere. È cominciata l’insonnia, non volevo più dormire. Poi mi sono confidata con mio marito, per capire se ero suggestionata da un eccesso di spiritualismo.

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