Squadra che vince non si cambia. Sì, ma qual è? Noi le abbiamo provate tutte per riuscire ad andare a messa con tre figli e ora il più grande non possiamo più costringerlo. Con la sua libertà ci farà ancora compagnia?
Squadra che vince non si cambia. Sì, ma qual è? Noi le abbiamo provate tutte per riuscire ad andare a messa con tre figli e ora il più grande non possiamo più costringerlo. Con la sua libertà ci farà ancora compagnia?A noi Trapattoni, Allegri e Mancini ci fanno un baffo: le formazioni le abbiamo provate tutte. La squadra vincente sarebbe tutti e cinque a messa, eppure raramente accade e quando accade è sempre un’avventura. C’è stato un momento idillico, quando eravamo in quattro e i due figli maggiori erano in età giusta per seguire il rito coi loro compagni di catechismo; ci sentivamo privilegiati: colazione insieme, vestirsi belli senza corse all’ultimo secondo, sedersi in chiesa, fare il canto finale e poi un aperitivo prima di pranzo (il papà milanese ci tiene tantissimo…).
Poi è arrivata Matilde, a ricordarci che rendere grazie a Dio non significa adagiarsi nelle proprie abitudini. Con la sua nascita tutto è cambiato nella famiglia, perciò anche nella partecipazione alla messa. Mi sono ricordata di tutti i passaggi intermedi del passato: quando c’era solo il primogenito Michele neonato e poi quando arrivò Martino e Michele era ancora piccolo. Una costante è rimasta: i primi banchi della chiesa sono off limits. Perché si sa: gli ultimi saranno i primi… a uscire.
In caso di urla improvvise e incontenibili la via di fuga deve essere veloce e accessibile. La nostra parrocchia non ha uno spazio riservato per i piccoli e, per usare un eufemismo, i rumori non sono ben tollerati.
Dunque quando ci arrischiamo – poche volte per ora – ad andare in formazione completa alla funzione delle 11, io e mio marito ci alterniamo a uscire, a svegliare i sonnolenti, a richiamare all’ordine chi si sdraia addormentandosi: Matilde (di 2 anni) entra entusiasta, ai canti partecipa con tono fin troppo alto, poi alla seconda lettura sente l’incontenibile gioia di scaraventarsi verso l’altare. Allora cominciano i turni, chi va fuori con lei origlia dalla porta il Vangelo e l’omelia, chi resta dentro consola Martino (di 8 anni) dal pessimismo cosmico “resteremo qui fino a notte, vero?”. A chi resta dentro tocca anche lo scatto del velocista: deve fare la Comunione, poi schizzare fuori e dare il cambio, affinché anche l’altro coniuge faccia la Comunione. Di solito quest’ultimo arriva fantozzianamente in ritardo quando la coda si è già estinta … fa segnali pietosi al sacerdote, come l’ultimo maratoneta che taglia il traguardo il giorno dopo gli altri partecipanti.
È ovvio che quando non andiamo a messa tutti insieme le cose vanno meglio. Però quando mi trovo seduta sola ad una messa serale o prefestiva, qualcosa manca. La divisione si sente, anche se si riesce a seguire la celebrazione nella forma migliore possibile. Ci si riesce pure a confessare.
A breve una nuova sfida busserà alla porta. Michele, il grande, farà la Cresima e intuisco che arriverà il momento in cui la scelta della Messa con la famiglia dovrà diventare una sua libera scelta. Glielo dovrò cominciare a proporre come proposta, appunto. Cosa avrà trattenuto nella sua memoria e nel suo cuore? Avrà visto in me un briciolo di luce nello stare in chiesa alla presenza di Gesù? O si ricorderà solo dei miei occhi assonnati, i miei sbuffi per l’irruenza di Matilde, e i miei duri richiami? Non so.
So che questo orizzonte che si profila molto più impegnativo rispetto alle energie investite per contenere fisicamente tre bambini a messa. Sarà anche un’occasione, per me e per mio marito intendo. Perché rapportarsi a un giovane adolescente ci richiamerà a testimoniare qualcosa di autentico e non solo a dare comandi.
