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Cara figlia, stai diventando donna e sarai anche madre…

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Il Parto Positivo - pubblicato il 23/01/19

In un mondo che parla ossessivamente del corpo della donna, una mamma scrive alla sua ragazza per accompagnarla a vivere appieno, con dolcezza e lentezza, il miracolo della vita che entra nel grembo.

Bambina mia,

all’improvviso sei così piccola e così grande.

Intravedo i tuoi pensieri cambiare dietro quegli occhi sempre curiosi, a volte persino furiosi, sempre dolcissimi. Intuisco ombre e curiosità che mi riporti, per ora, con grande apertura. E ne faccio tesoro, curando quello scambio come la cosa più preziosa, che spero ci accompagni attraverso tutta l’adolescenza.




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Vedo il corpo che sei cambiarti intorno e il tuo modo di abitarlo cambiare con lui. Gambe lunghe e spalle ossute, movimenti spigolosi e al contempo aggraziati, in quella zona di frontiera che ti circonda e che sei. Un accenno di rilievo sul petto. Solo suggerito. Ma chiedermi di aiutarti a mettere il pigiama rallenta solo in apparenza, nella piega di una carezza, questa crescita così spietata e dolce che ci abbraccia e ci travolge entrambe. C’è qualcosa di simbolico nel tuo arrivarmi esattamente all’altezza del petto ora, mentre mi abbracci e affondi il viso nel mio seno, come se passassi a sfiorare con un saluto la parte del mio corpo che ti è stata nido appena sei nata. E da cui ora prendi la rincorsa che io spero sia un volo.

Incredula mi chiedi, “Ma io veramente sono uscita da dentro di te?”. Incredula anch’io, ti rispondo di sì.

CO WPŁYWA NA RELACJĘ Z DZIECKIEM
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Ti auguro di abitarlo con dolcezza, questo tuo corpo che esplora i suoi nuovi confini, mentre prendi le misure sul pensile della cucina in cui ora puoi sbattere la testa.

Ti auguro di abitarlo con lentezza, questo corpo che ti dà messaggi nuovi.


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La lentezza e la dolcezza non sembrano esattamente parte del bagaglio con cui la società ci accompagna in questa fase. Difendiamole noi, vuoi?

Come si fanno i bambini già lo sapevi, ma te l’ha spiegato di nuovo qualcuno a scuola, curandosi di mettere ben bene l’accento su quanto, ti hanno detto, disgustosa sia la vicenda. Della meraviglia di due corpi che si uniscono per dare spazio a una terza anima, ti arriva -spero- almeno un’eco dalle parole e i gesti miei e di papà.

Quanta fretta c’è stata di farti realizzare che il corpo può unirsi a quello di un altro! E quanta fretta nel farti credere che possa essere qualcosa di desiderabile di per sé, staccato da ogni relazione. La parola S-E-X (con le spelling separato, come la dici tu, sussurrandola come una parolaccia) l’hai imparata prima e più in fretta che making love. Ancora prendi le misure e già ti dicono che è un perimetro aperto.

Ma quel perimetro sei tu. E prima di saperti aperta, desidero tu ti senta de-limitata. Che non significa limitata o imprigionata, ma definita. Come corpo, persona e personalità. Ci vorrà tempo; ma tu puoi prendertelo, senza correre dietro a una società che ti vuole di corsa.

Ti auguro di vedere te stessa con rispetto e conoscenza.

Un diagramma su un libro, a farti vedere come sono fatti vagina e utero e cosa succede quando incontrano un pene, certo, come fanno a scuola…ma che farsene poi? Sapere è importante, ma conta di più sentirsi centrate e connesse, conoscere se stesse oltre che le informazioni generiche.


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Conoscerti e riconoscere nell’anatomia qualcosa di più grande. Che sei tu.

Sai, le zone femminili del corpo hanno una storia un po’ complessa. Per molto tempo, nella nostra cultura, non si potevano neanche nominare. Conoscerle come proprie, sapere come funzionassero, osare toccarle, era un implicito divieto a chiunque desiderasse avere un ruolo considerato dignitoso nella società.

La tua generazione ha il problema opposto: pronipoti di una liberazione esaltante, ricevete in eredità più libertà che conoscenza. E questa, è cosa immemore e miope.

Questa lettera per te dovrebbe comparire sul numero che DeD, una bella rivista per Ostetriche e Donne, dedica al perineo. Che scelta curiosa, eh? È molto simbolico, e densamente significativo che questa lettera compaia su questa rivista per questo numero e confido che, col tempo, saprai raccoglierne l’eco. E con te, mi auguro, le tante donne -e speriamo qualche uomo- che la leggeranno.


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Il perineo, te lo ricordi? È una di quelle parti del corpo che non trovavamo mai sui tuoi primi libri sul corpo umano e aggiungevamo sempre noi. Facevo finta che fosse normale sapere cosa fosse, ma  -ora te lo posso dire- fingevo, sai? Personalmente, ho scoperto il perineo -in generale e il mio in particolare- solo quando me l’hanno inciso lateralmente per, dicevano, aiutarti a nascere. “Un piccolo taglietto” mi hanno detto. Non sembrava poi tanto piccolo nei giorni successivi, quando sedersi era come avere un rovo di spine tra le gambe.

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