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"Ha il cancro". Un pianto disperato e poi una forza nascosta è esplosa dentro me

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 19/10/18

"La malattia ti fa capire realmente che immortali non siamo. La malattia sovverte le regole, le sospende, la malattia ti dà il permesso di cambiare. Ecco dove sta la libertà…"

Ci sono giorni che non sono come gli altri perché sono più belli, frizzanti, slacciati dalla solita routine che ci fa sentire a volte come criceti in gabbia. Sveglia, lavoro, spesa, casa. Il suono di un cancello automatico che si apre e si chiude. E per G. quella era una giornata così: diversa, allegra, emozionante. Una serata fuori per ascoltare dal vivo Jovanotti, il suo cantante preferito.

Una strana pallina sul seno

Qualche ora di musica ballando come una ragazzina “questo è l’ombelico del mondo”, cantando a squarciagola “il più grande spettacolo dopo il Big Bang siamo noi, io e teee” e poi una doccia a casa perché dopo i concerti ci si sente stropicciati di sudore, le gambe stanche, il pizzicore alla gola. E mentre G. si insapona sente sul seno destro una strana pallina che segna un prima e un dopo nella sua vita.

Sotto la doccia, di ritorno da un concerto di Jovanotti, il mio cantante preferito…negli occhi, nelle orecchie e nelle gambe ancora un sacco di energia, emozioni, belle parole, musica, felicità…Alzo il braccio e noto una strana «pallina» nel seno destro, proprio lì dove non deve stare…Sintetizzo i giorni seguenti in poche parole: analisi, visite, studi privati ed ospedali, esami i cui soli nomi scatenano il terrore, sguardi, parole che neanche passano dalle orecchie ma arrivano dritte alla bocca dello stomaco e ti immobilizzano, tolgono il fiato…paiono toglierti tutto…TUTTO. (Corriere)




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Chi ero prima?

Prima del tumore al seno G. è una donna di 37 anni, una mamma separata, capelli lunghissimi da acconciare in mille modi con i suoi adorati abiti a fiori, amante della vita e della buona tavola:

(…)A metà febbraio 2018 sono (…) non equilibratamente serena, amante del buon cibo, del buon vino (…) Ahimè sono una donna del 2000, convinta che la routine quotidiana fatta di lavoro, casa, aperitivi, cene con gli amici e qualche sfizio sia il meglio a cui aspirare (Ibidem)

E dopo?

Dopo la “strana pallina”: fogli, appuntamenti, referti, stanze d’ospedale, attese, paura. Il tempo delle lacrime, della sofferenza, della disperazione e un grande senso di impotenza. Un cancro al seno metastatico:

(…) che secondo i medici ad oggi non si può guarire, ma tutt’al più cronicizzare. Sono una donna con in mano un piano terapeutico che prevede 6 cicli di chemioterapia e poi chissà. Mi sono concessa il tempo giusto per piangere, disperarmi, guardarmi allo specchio terrorizzata, bloccata, impaurita, guardarmi intorno e vedere tutta la mia semplice vita come qualcosa di prezioso che mi stava sfuggendo dalle mani. Mi sono concessa il tempo di vagare per casa e per le strade della mia città senza un senso, senza lucidità (Corriere)




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Non sto affrontando una malattia, sto vivendo un percorso di guarigione

Ma dopo il momento dello sconforto arriva per G. “la svolta” e così trova provvidenzialmente la forza di guardare in faccia il cancro invece che rifiutarlo e di affrontare le cure. La malattia è un messaggio, dice, forse di quelli che non vuoi leggere, aggiungo io, eppure afferma G. che proprio il cancro le ha permesso di scoprire aspetti di se stessa fino ad allora sconosciuti. Le ha donato occhi nuovi per guardare al futuro, diverso da come lo aveva immaginato, che non vede l’ora di vivere:

E poi, all’improvviso, la svolta: una forza che sa Dio o chi per lui dove stava nascosta è esplosa. La forza consegue alla consapevolezza profonda che si è radicata in me nel giro di poche ore: la malattia è un messaggio, che va in primo luogo riconosciuto, poi ascoltato e infine compreso. Non sto affrontando una malattia, sto vivendo un percorso di guarigione. In pochi mesi la malattia ha spalancato finestre dentro e fuori di me che non solo prima non riuscivo ad aprire, ma neanche vedevo, neanche ero consapevole che esistessero. Finestre che mi stanno permettendo di guardarmi, di conoscermi, di capirmi, migliorarmi o per lo meno tentarci. Finestre che mi permettono di guardare al domani con occhi diversi…un domani che sono sicura ci sarà… diverso certamente da come me lo sarei aspettato, immaginato o sognato, forse più faticoso, forse caratterizzato da un costante flusso di tensione da tenere sotto controllo… ma un futuro certamente più libero (Ibidem)

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