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Vi raccontiamo gli incontri con il diavolo di 5 preti esorcisti

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Da Don Alfonso Commod a Don Leone Iorio: manifestazioni sataniche avvenute in tutta Italia. Malefici e Massoneria come cause di venuta dei demoni

Cinque preti esorcisti raccontano il loro incontro con il diavolo. Lo fanno in Esorcisti (edizioni Sugarco) a cura di Marcello Stanzione. La particolarità di questi racconti è che si svolgono in varie zone dell’Italia, dove, generalmente a seguito di malefici, si sarebbero registrati casi di possessioni demoniache. Alcune riportate anche da autorevoli organi di stampa. Tutti questi fatti sono accaduti nel corso del 1900. 

Shutterstock / Hyena Reality

 1) Don Alfonso Commod

Don Alfonso Commod è stato un esorcista valdostano nel 1902. Di lui si ricordano liberazioni da demoni, oltre che di persone, anche di luoghi. Una volta dovette liberare una casa abbandonato compiendo una serie di esorcismi per allontanare gli spiriti maligni che si erano insediati. Ma il suo esorcismo più famoso, raccontato dal giornale L’Indipendente dell’11 febbraio 1947, in un articolo intitolato “Un demonio ad Aosta”.

Il caso è quello di un certo V.M. che stava facendo molto discutere in città. L’esorcista comprese che fosse posseduto o ossesso dal demonio per i seguenti motivi: informazioni dei familiari; l’esistenza, in casa dell’ossesso, di libri di magia nera e demoniaca, che vennero dati al fuoco, conforme a quanto prescrive il Rituale; il rinvenimento di alcuni contratti di donazione al demonio o ad una donna demoniaca; la reazione violenta che l’indemoniato oppose fin da principio a tutto ciò che sapesse di sacro e di benedetto, segnatamente all’acqua benedetta, alle reliquie dei Santi, al Crocifisso, alla presenza del sacerdote.

GABRIELE AMORTH
AFP/EAST NEWS
Ciekawy życiorys o. Amortha. Przy okazji wielu zajmujących rozmów, które z kapłanem przeprowadziła Elisabetta Fezzi, poznajemy ciekawy życiorys ks. Gabriele, od niego samego dowiadujemy się, jakim jest człowiekiem, czym się kieruje w życiu, jak to się stało, że został księdzem, a później egzorcystą. To bardzo szczery, więcej – intymny wywiad, ocierający się o biografię, a tym samym bardzo wciągający. Tym bardziej cenny, że przeprowadzony niemal u schyłku życia włoskiego paulisty, kiedy to człowiek niemal automatycznie rozlicza się już z życiem.

Il canonico Commod rammenta: «La violenza massima della reazione si ebbe nel terzo giorno degli esorcismi, quando i demoni dichiararono di essere ottocento: fu il loro sforzo supremo». Gli ultimi esorcismi vennero fatti sabato 1 febbraio 1947.

La Gazzetta del Popolo riporta che la liberazione fu un esorcismo operato da Gesù stesso presente nelle specie consacrate. Tale liberazione avvenne durante la Messa, celebrata da don Commod nella chiesetta delle suore di don Bosco, all’alba del 4 febbraio 1947. V.M. era accompagnato da alcuni familiari, da due agenti della Questura e da alcuni carabinieri in borghese. Erano presenti una decina di robusti uomini di Azione Cattolica e poche altre persone. L’Indipendente asserisce che i testimoni – riconosciuti tali – della liberazione erano venti.

2) Don Leone Iorio

A Cairano, in Irpinia, Don Leone Iorio, classe 1920, ha praticato migliaia di preghiere liberazione e diversi esorcismi. Si è sempre battuto per distinguere tra interventi del demonio e malattie mentali, evidenziando che vi è una presenza diabolica quando si manifestano fenomenologie psichiatriche con avversione al sacro, espressioni parapsicologiche, rivelazioni di cose sconosciute.

Il suo primo esorcismo fu emblematico. Doveva essere liberata dal demonio una donna. Ecco il racconto del sacerdote: 

Comincia l’esorcismo. «Dico: “San Bernardo sostiene che se sei demonio tu non puoi mordere, sei come un cane legato alla catena. Non puoi mordere se non si avvicina la mano e io non avvicino la mano”. “Ah! Perciò ne approfitti. Avvicinati”. “Ma io non mi avvicino e chiamai degli uomini che la tenessero. Uno la mano, l’altro l’altra mano, due uomini le gambe, altri due uomini…”. Il marito si mette sopra il petto a cavalcioni. Chi le teneva la testa, chi la teneva… Quella era rovente. Cercai di fare tutto ciò che diceva il rituale nei minimi particolari. Una cosa ricordo con precisione: le diedi a baciare le medaglie. In maniera veloce, non umana, porta quelle medagline tra i denti, le rende filiformi e le sputa. Venti medagline, anzi 19, perché la ventesima cercai di conservarla… Quindi c’è una presenza diabolica. Tra i denti come faceva in una maniera veloce a rendere filiformi quelle medagline e a sputarle?».

Frattanto la donna grida, si dimena fino a quando non parte l’ultima medaglietta. « Allora io dissi: “Sentite, faccio il mio dovere. Leggo tutto quello che dice il rituale poi mi ritiro”. Una volta sola, lei finge di essere svenuta, addormentata. Uno credette a questa finzione e allentò la mano. Fu velocissima, imprevedibile, afferrò la cotta, la stracciò tra i denti, la sputò. Alla fine uno svenimento totale per cui ebbi paura. “Chissà che sotto queste varie convulsioni non abbia avuto qualche attacco cardiaco. Chiamate il medico”».

Nessuno dei presenti chiama un sanitario perché tutti, e don Leone per primo, oramai sono convinti che si tratta di un fatto diabolico. Dopo qualche minuto di sopimento totale, bianca in viso, la sventurata si sveglia, si alza, non cosciente dell’accaduto, chiede: «Che cosa è successo? Perché state qui?». E’ libera.

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