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Come guarda Dio i nostri figli disabili?

MOTHER AND SON
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E loro come ci insegnano a guardare noi stessi? Ecco: la gloria che è in loro fa risplendere di più anche la nostra, se ci lasciamo spogliare di cenci inutili allora sapremo farci rivestire dell'abito regale

E allora cosa possiamo imparare da questi corpi feriti, sfregiati, se non a scorgere le anime che vi brillano dentro e attraverso?

Frequentemente ci viene consentito di sviluppare il nostro corpo, mentre resta talvolta tristissimo il povero stato in cui mente e spirito sono rimasti in noi rachitici, poiché ci siamo curati troppo di quel che si vede a colpo d’occhio e non abbastanza di quel che si vede soltanto a colpo di cuore. Accade però anche il contrario: ed è come un segno, per chi vuol capire. Accade cioè che un’anima di farfalla sia trattenuta in una carne che non ha messo ancora le ali (…)

In quella singolare condizione in cui si trovano le persone con disabilità (…) si manifesta con particolare chiarezza la rivelazione originale sull’uomo, e cioè che anzitutto l’uomo è persona, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, prima e ben al di là di qualsiasi determinazione, caratteristica corporea, attitudine mentale, curriculum, attività. Quanto bisogno abbiamo di rammentarci questa verità elementare, nell’attuale balorda stagione snervata da agitazioni ed apparenze, Dio solo lo sa. (Ib. p.8)

Questi figli (e fratelli) collaborano alla nostra salvezza e ci sono maestri: loro si affrettano sulla via indicata dal Vangelo

Ci sono cose, e le più importanti per giunta, che possiamo imparare solo da queste persone, soprattutto ora. Sono  operai specializzati nella Fabbrica della Salvezza, come mistero di espiazione perenne. E sono canto di lode a Dio che mostra in loro la Sua gloria; e sono anche maestri. Sì queste persone così colpite, atterrate dalla malattia e dalla disabilità, sono dei campioni da oro olimpico nella gara vera della vita: farsi di nuovo bambini, abbandonarsi volentieri alla volontà di Dio, lasciarsi portare e cingere quando invece noi forti e vigorosi, illusi di restare sempre giovani, facciamo spesso con arroganza di testa nostra.

Quando veniamo come messi a nudo dal segno eloquente e toccante del corpo dell’altro, nella sua carne e nella sua psiche, che ti sta davanti come un appello d’amore, e pensi che ci sono persone pazientemente disposte a farsi portare, lasciarsi aiutare, fidarsi pienamente, persone che hanno saputo imparare assai presto l’evangelica necessità di ritornare come bambini, ci fermiamo un attimo col cuore in gola, chiedendoci se anche noi sapremo mai affidarci così tanto. (Ib.p 10)

Grazie allora a Don Alessio Geretti e tutti i collaboratori che hanno cesellato questo prezioso gioiello. Spero che si diffonda in tante parrocchie e molti più cuori.

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Arcidiocesi Udine

Pagine: 1 2

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