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Virgo potens è forse il titolo mariano più indicato, di questi tempi

Maria - Madonna in Gloria
Carlo Dolci - Domínio Público
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Leggendo una raccolta di racconti e saggi di Eugenio Corti, autore cattolico famoso per Il cavallo rosso, ho visto scorci inattesi di bellezza, come un belvedere inatteso, che si apre dietro l'angolo

San Bernardo esprime in questi termini il potere d’intercessione della preghiera della Madre di Dio: “Siccome la natura divina, la sua essenza e il suo potere, tutto ciò che essa è, fu racchiusa nel seno della Santa Vergine, non temo di dire che Maria ricevette una specie di giurisdizione su tutto ciò che appartiene a Dio. Perciò, dal suo seno, come da un oceano divino, scorrono su di noi i fiumi della grazia…”. (vedi link )

I mie primi ricordi delle litanie lauretane sono quelli delle sere di maggio, nei giardini delle case quando non sempre di malavoglia ci univamo ai più grandi per recitare il Santo Rosario. Era l’occasione per incontrare in orario insolito qualche amico, scambiarsi due parole e anche ridere della bizzarra cadenza del parroco, temutissimo, che allungava a dismisura la durata della u finale del Nome del Signore. Che sciocchi. Però pregavamo e sapevamo di essere sciocchi, a ridere. C’erano i genitori a pregare seriamente; e i nonni o la maestra di catechismo a rivolgerci sguardi corrugati di rimprovero. Nessuno di noi è morto di rimproveri o sguardi di severa disapprovazione. Molti di noi invece si sono ritrovati, da grandi, coi propri bimbi piccoli a recitare con gratitudine e sorpresa la preghiera mariana. Ci troviamo a sperare di innestarla con successo, come fosse una varietà di frutto più pregiato di quello comune, sugli alberelli teneri dei nostri figli. Prima che il mondo allunghi troppo le zampe. Ma il Rosario informa dell’esistenza e rende sempre più vera l’azione di una variabile che cambia parecchio gli equilibri delle forze che si dibattono nel mondo e soprattutto nei nostri cuori.

Perché Maria, che è Santa ed è Madre di Dio e nostra, è anche la Vergine Potente che agisce nella storia, quella con la maiuscola e quella con la minuscola, le nostre vite: “Quello della Vergine Maria è un potere d’intercessione al quale Dio nulla rifiuta, secondo quanto dice San Bonaventura che la chiama l’onnipotente supplicatrice.” 

A conclusione del racconto Il Medioevo, dedicato alla immaginaria ricostruzione della vita di Angelina da Marsciano, Beata francescana e antenata della futura moglie di Corti, l’autore si intrattiene ancora in dialogo con la Santa, la quale mostra di aspettarsi da lui ancora qualcosa. Che finalmente rendesse ragione dell’episodio di Cana: sì, quello del primo miracolo pubblico di Gesù.

Secondo Angelina, ma naturalmente è il pensiero di Eugenio Corti, le incrostazioni esegetiche di tanti secoli avevano mortificato il vero profilo di questo episodio ed il ruolo di Maria. Gesù che non intendeva fare miracoli si trova di fatto costretto, per amore e profonda comunione con Maria e non obtorto collo, potremmo aggiungere, a compiere il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. Ammetto di avere più di una perplessità in merito perché tutto ciò che non tanto umanizza ma rende in maniera quasi caricaturale le azioni di Maria e Gesù lo trovo sospetto e dove vedo conflitti relazionali troppo simili ai nostri che siamo ancora feriti dal peccato rizzo le antenne.

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