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Ostetriche versus medici? No, affatto. Ma il parto fisiologico esiste…

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Il travaglio e il parto naturali hanno bisogno di assistenza non di intervento medico. E le ostetriche sanno capire le condizioni in cui l'intervento del ginecologo si renda necessario e fare tante cose prima per evitare che si renda necessario

La Giornata Internazionale delle Ostetriche (cade il 5 di maggio di ogni anno, ndr) ci ha fatto venire voglia di scrivere un post ovvio. Per dirvi che le ostetriche non sono dottori. Ah! Che rivelazione.

Ma questa ovvietà e’poi la ragione per cui molte di noi (e moltissimi dei nostri mariti) credono fermamente che un parto assistito solo da un’ostetrica sia potenzialmente meno protetto di un parto assistito da un medico ginecologo, quindi e’ un’ovvietà da valutare bene.

Quindi, in cosa le ostetriche sono veramente diverse dai dottori?

La differenza che conta, quella che rende riflettere sul tema una cosa necessaria e non poi cosi’ ovvia, non e’ in quello che sanno fare (lo sappiamo tutti che un medico chirurgo sa, ad esempio, effettuare un cesareo e un’ostetrica no). E’ in quello che volevano fare, quando si sono iscritti all’università.

Cosa voleva fare da grande chi ha scelto medicina? Curare, guarire. Un medico qualificato si e’ fatto un mazzo quadrato per imparare a risolvere problemi; guarire malattie; salvare persone. Specializzarsi in medicina richiede la grinta e la tenacia dell’abito interiore. Non e’ certamente un caso che tanti medici dicano di aver saputo che sarebbero stati tali fin da bambini: curare e’ un’identità, prima ancora che una professione. L’anima del medico -con la sola eccezione del chirurgo estetico dei VIP di Holliwood, a parere di chi scrive- ha qualcosa di epico: e’ quella del guaritore, del risolutore di problemi, dell’umano che non si arrende. E combatte per la vita.

Cosa voleva fare da grande chi ha scelto ostetricia, che -vale sempre la pena ricordarlo- e’ un corso di laurea completo e non un corso per segretarie del ginecologo? Chi ha scelto ostetricia non ha scelto medicina (ve l’abbiamo detto che era un post ovvio). Chi ha scelto ostetricia voleva imparare ad assistere, che e’ diverso da curare. Per etimologia assistere implica fermarsi accanto: tecnicamente e’ “essere presente a un atto senza prendervi parte”. Dietro l’ovvietà delle competenze differenti c’e’ un modo di vedere e porre se stessi totalmente differente. Chi ha scelto ostetricia voleva imparare ad assistere -che implica anche la competenza tecnica di riconoscere quando assistere non basta più ed e’ il caso di ricorrere a qualcuno che curi-. L’anima dell’ostetrica e’ epica in un altro senso: e’ quella di chi si meraviglia davanti alla vita che cosi’ spesso accade senza che nessuno combatta per lei. E’ l’anima di chi offre accoglienza e protezione.

Con gravidanza fisiologica, volere un parto fisiologico assistito da un medico e’ legittimo. Ma e’ anche il caso di sapere che e’ un controsenso. E’ il caso di sapere che stiamo facendo una scelta socio-culturale. Il ginecologo, per definizione, non e’ l’esperto del parto fisiologico. Non e’ suo il compito, la competenza -e neanche l’abito interiore- di sedersi ad assistere senza fare nulla. Nei lunghi anni che ha passato a studiare non e’ ne’ quello che voleva imparare ne’ quello che gli hanno insegnato. Questo vuol dire salire a partorire al 42 piano di una torre senza ascensore circondate da cecchini con l’ordine di sparare a qualsiasi camice bianco nel raggio di chilometri? Ovviamente no. Vuol dire ricordarsi che un’ostetrica non solo sa riconoscere quando serve un dottore (durante la gravidanza e al parto) ma sa fare anche un sacco di cose proprio per prevenire la necessita’ di quel medico.

In Italia fanno lobby anche i piccioni nelle varie piazze del Duomo (quelli sulle teste dei monumenti sono notoriamente di grado superiore rispetto a quelli appollaiati sulle grondaie, e’ ovvio), e questo e’ un problema per tutto e per tutti: sembra sempre che tra i professionisti, particolarmente in ambito sanitario ma non solo, ci sia una specie di graduatoria di valore (che si traduce nella pratica in equilibri di potere) e finche’ si scannano tra di loro potremmo anche fregarcene. Ma questa cosa influenza noi, i nostri mariti, e il modo in cui percepiamo i nostri bisogni. E influenza non poco il modo in cui i nostri figli vengono accolti.

 

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