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Parto naturale…forse un po’ troppo? (VIDEO)

UNASSISTED BIRTH
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Una mamma tedesca filma travaglio e parto del sesto figlio avvenuto nel giardino di casa. Il video arriva a quasi 1 milione e mezzo di visualizzazioni

Anche gli altri figli e il marito hanno assistito a questo evento. Sul suo canale YouTube questa clip si intitola parto senza assistenza all’aperto. Lei è Sara Schmid e al tempo del parto in questione aveva già cinque figli.

La donna cammina, ondeggia, poi si appoggia allo scivolo e alla rete del trampolino elastico. Opta infine per una grande palla sulla quale può stare seduta aiutando l’arduo cammino della dilatazione del collo dell’utero. Non si sentono urla strazianti, qualche verso animale profondo sì.

La fase espulsiva avviene in piedi e in completa nudità.

Non può che impressionare almeno un poco la vista della testa grigia del bambino che esce dalle pelvi della madre e sembra restare intrappolata per interminabili minuti. Non è così, i tempi sono normali e il bambino, che si vede sgusciare fuori e cadere (sic!) a terra sull’erba secca del giardino (ho avuto un sussulto. Penso ai pannetti sterili della sala parto e anche all’adorabile ostetrica Laura che ha accolto la mia secondogenita in ginocchio, con la presa da rugbista) è uscito integro dal sempre impervio canale del parto.

Che sia, questa esperienza offerta, non solo alla vista dei propri cari, ma a chiunque voglia rivederla sullo schermo, una risposta imperiosa alla eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto?

Prima di cercare e riferirvi qualche coordinata precisa posso esporre, brevissimamente, la mia esperienza di madre. Il parto, i parti, che molte di noi hanno vissuto, fanno di noi delle esperte honoris causa.

Ecco posso testimoniare che l’ambiente ospedaliero, i controlli, i lettini, le luci (sempre troppe) hanno in alcuni casi contribuito a darmi la sensazione di essere esposta, fuori luogo in senso letterale e hanno spostato la mia fantasia di partorire al buio e in giardino dalla categoria “follie di una primipara” a  quella più dignitosa di “sintomo di un disagio” o addirittura di “istinto animale materno inascoltato”.

In quei momenti il corpo comanda e l’anima pure esige che gli si obbedisca. E il “blocco parto” di alcune strutture ospedaliere non è abbastanza in linea con le condizioni che la donna sente, forse confusamente, di desiderare.

Nella mia esperienza diretta il personale ostetrico è sempre stato di grande conforto insieme al marito, grande dissimulatore di calma che solo 15 anni dopo la primogenita mi ha confessato di essere stato traumatizzato dal primo parto.

Sicuramente l’aspetto della sicurezza, dell’igiene e della possibilità di intervento tempestivo in caso di situazione critica viene del tutto sacrificato da un parto in giardino; salvo il caso in cui l’abitazione non sia a ridosso di un ospedale con terapia intensiva neonatale o il marito sia anche pilota di elicottero.

L’ultimo rapporto sui Cedap del Ministero della salute dichiara che nel 2014 sarebbero stati meno di uno su mille – cioè circa 500 in tutto – i bambini nati al di fuori di strutture ospedaliere pubbliche o private. Ma è sicuramente un numero sottostimato. Secondo Campiotti, nel 2017 le sole ostetriche affiliate alla sua associazione (la più grande in Italia) avrebbero assistito circa 800 nascite a casa.  (Nostrofiglio.it)

Di questi casi, nonostante qualche ricovero avvenuto dopo il parto, nessuno ha riportato esiti avversi per mamma o bambino.

Se c’è possibilità di prepararsi e di avere l’assistenza specialistica e “calda” di un’ostetrica a domicilio il parto in casa è un’opzione del tutto rispettabile.

Interessante notare che la maggior parte delle donne che hanno partorito a casa non ha scelto la posizione sdraiata che è invece quella preferita dagli operatori sanitari.

Solo il 17% delle donne seguite ha partorito in posizione sdraiata: molte hanno preferito una posizione carponi (il 36%) o accovacciata (27%). Il cordone non è mai stato tagliato immediatamente dopo la nascita: in metà dei casi il taglio è avvenuto entro un’ora, in un quarto dei casi entro 12 ore (mini lotus birth) e nel restante quarto si è scelta la pratica del lotus birth, che consiste nel lasciare il cordone attaccato alla placenta fino a che si stacca da solo.

A questo punto, se non siete troppo impressionabili, buona visione:

 

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