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Perché Dio non ha guarito mamma?

WOMAN,HOSPITAL BED
Public Domain
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Linee guida per parlare ai bambini di preghiera, sofferenza e morte

“Come puoi vedere tutto questo e credere ancora?”

L’anziano me lo gridò mentre entravo nella stanza d’ospedale, dove la sua giovane figlia stava singhiozzando davanti al marito morente. Sapevo che aveva seppellito sua madre solo la settimana prima. Il suo bambino tremante era seduto nell’angolo, piangendo in silenzio.

Non è insolito che le persone gridino contro il cappellano dell’ospedale quando arriva su una scena di dolore, tragedia o morte. Sapevo che quel pover’uomo non era arrabbiato con me ma con Dio, che in quel momento rappresentavo in quanto appunto cappellano d’ospedale. Ogni sacerdote ha vissuto esperienze simili. Diventiamo un parafulmine per le emozioni forti e negative degli altri. In questi casi, qual è la cosa giusta da dire? O forse sarebbe meglio dire “Qual è la cosa meno dannosa da dire?”

E se la persona oppressa dal dolore, arrabbiata e confusa, ora delusa con Dio per la perdita imminente di una persona cara, è un bambino? E se il bambino aveva pregato con fervore per la guarigione di un genitore malato durante una malattia lunga e incurabile?

Sollevo la questione perché la scorsa settimana, mentre aspettavo di salire su un aereo per andare a parlare a una conferenza di etica medica, ho ricevuto questo messaggio:

“Salve, padre! Ho avviato un gruppo con alcuni amici di X, un’amica che sta morendo di cancro. Ha dei bambini piccoli. Tutti i nostri figli pregano per lei. Cosa dire ai nostri (e ai suoi) figli se/quando morirà?”

Non è mai una domanda semplice, ed è ancor più seria perché posta a nome dei bambini. Il Libro di Giobbe è un catalogo di risposte inutili o impacciate in risposta alla morte e alla sofferenza. I sacerdoti, lo ammetto, non sono esenti da parole inutili o impacciate nei momenti di crisi. Un anziano gesuita mi ha raccontato del suo primo funerale da sacerdote, quando ha detto alla vedova prima della Messa “Ora è in un posto migliore”. Lei ha risposto gridando: “Non voglio che stia in un posto migliore! Lo voglio qui con me e i bambini!”

Ovviamente innumerevoli santi ed esperti hanno scritto un’infinità di libri, sermoni e trattati sul legame tra preghiera, guarigione, malattia, sofferenza e morte. Io stesso ho insegnato queste cose all’università, e tuttavia sono certo che le spiegazioni ragionate, complete di diagrammi, note a piè di pagina e bibliografia, non aiuterebbero i bambini per cui sono preoccupati questi genitori, miei amici. Cosa fare allora?

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