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Cosa accade dopo l’eroico blitz dei genitori di Alfie Evans in ospedale

Alfie e seu pai Tom Evans
Tom Evans / Kate James
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Ieri sera s'è verificato ciò che pareva troppo bello anche solo da sognare: Thomas Evans e Kate James hanno impugnato il loro diritto parentale e hanno tentato di prelevare il piccolo Alfie alla vigilia dell'esecuzione della sentenza di morte del giudice Hayden. Li hanno ostacolati con l'intervento della forza pubblica. Ora si attende a breve il nuovo intervento del giudice.

A quel punto i responsabili dell’ospedale hanno chiamato la polizia, prontamente accorsa, e hanno inscenato un surreale dialogo in cui accusavano il padre del bambino di voler nuocere al figlio. La risposta farebbe quasi sorridere se non fosse tragica: «Io voglio fargli del male? Voi volete ucciderlo domani, ma questo è mio figlio, è un innocente e io lo porto via!». Tom è stato diffidato dal toccare il figlio, pena l’arresto per “lesioni aggravate”. Il giovane padre ha allora prodotto un video col cellulare (quello riportato qui sopra), e dalla pagina Facebook dell’“esercito di Alfie” si è scatenato un tam tam da migliaia di contatti al minuto (ora il video ha più di settecentomila visualizzazioni): in men che non si dica, e come in un romanzo di Dumas, l’ospedale s’è ritrovato accerchiato dal festoso e grintoso “Alfie’s Army”. Clacson, palloncini, ban e canzoni hanno creato un clima di protesta simultaneamente dura, pacifica, chiassosa e composta. Una cosa a metà tra i moti attorno alla Nikolaikirche di Leipzig prima della caduta del Muro e una sfilata di carnevale.

A quel punto si è profilata la situazione di uno “stallo alla messicana”: Tom e Kate avrebbero potuto facilmente scatenare un’insurrezione popolare, e di questo erano avvertiti tanto i dirigenti dell’ospedale quanto i poliziotti (che invece hanno pubblicamente ringraziato i giovani genitori per la sapiente gestione della situazione). A ciò si sono aggiunti i media, intervenuti a riprendere la manifestazione spontanea: davanti a loro Tom ha ringraziato tutti i sostenitori, invitandoli contestualmente a mantenere la calma e a restare fisicamente nei pressi dell’ospedale.

L’attuale stato della questione è il seguente, come lo posso ricavare dalla sintesi di un amico che ha seguito appassionatamente e nel dettaglio la situazione:

Filippo Martini, vice-presidente dei Giuristi per la Vita, ha così commentato:

Il fatto stesso del ricorso urgente ai Servizi Sociali, implica che il delitto di (in Italia si chiamerebbe) “sequestro di persona” nel momento in cui i genitori richiedevano il rilascio del figlio invano, era già consumato. E si tentava in extremis di porre una toppa sul buco. L’accanimento sopra ogni regola verso Alfie può essere indice solamente di gravi, gravissime negligenze mediche che l’Alder Hey teme possano essere accertate in altra sede ospedaliera. Questo è il mio pensiero. Ma comunque dal post che leggo, Lei è più aggiornato di me in questo momento. I nostri colleghi a Liverpool stanno lavorando e non hanno tempo di mandarci informazioni. Io sono solo incaricato di allertare il direttore sanitario del B.G. se e non appena Alfie sarà in volo. E sempre che optino per quella destinazione con cui ho il contatto certo sin da settembre 2017. E che Dio lo voglia.

È atteso a breve un nuovo intervento di Mr. Justice (curioso che la contrazione di “Maestro di Giustizia”, in romanesco, suonasse “Mastrotitta”, e che tale fosse diventato l’eponimo del boia): facilmente i genitori di Alfie saranno accusati dal giudice di aver violato le sue disposizioni in merito alla segretezza dell’ora dell’esecuzione. Per ora si sa che all’ospedale di Liverpool è stato inviato un fax con la richiesta di alcuni esami. C’è il rischio concreto che l’eroico tentativo di ieri sera – maestoso nel suo ardimento – non procuri altro effetto concreto se non quello di procrastinare a domani l’esecuzione dell’innocente. Sempre De André cantava, per Geordie (che però fa rima sia con “Charlie” sia con “Alfie”):

Né il cuore degli inglesi

né lo scettro del Re

Geordie potran salvare:

anche se piangeranno con te

la legge non può cambiare.

Trovo molto emblematico che – malgrado il generale disinteresse dei media italiani – il nostro Paese si trovi ad essere la meta ideale di Alfie, come l’era stato per Charlie: certo nessuno è così sprovveduto da credere che gli italiani sappiano fare miracoli… Quello che istintivamente le persone cercano nel Belpaese sembra essere una vera cultura della cura, dell’accoglienza, della compassione. Tutte cose che sono state l’anima degli ospedali, fintanto che gli ospedali sono stati ciò che erano, ossia un frutto del cristianesimo medievale.

La cultura dello Stato e della forza del diritto è indicibilmente più dura, nel Regno Unito, di quanto noi italiani siamo portati a concepire: la grazia è stato da noi un reale istituto, puntellato da eventi sporadici ma documentabili; nelle brumose terre di Albione essa è poco più di un mito esotico.

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