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Isaiah come Charlie Gard: il giudice impone di staccare la spina. Ma è battaglia

Il piccolo Isaiah a cui l'Alta Corte ha imposto di staccare la spina
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Al centro di un nuovo caso a Londra un bambino di 11 mesi con paralisi cerebrale. L'Alta Corte: lo facciamo nell'interesse del piccolo. La madre: non devono decidere loro sulla vita di mio figlio

L’Alta Corte del Regno Unito ha dato il via libera al King’s College Hospital di Londra a staccare, contro il volere dei genitori, la spina al piccolo Isaiah, 11 mesi. Isaiah Hasstrup ha subìto un grave danno cerebrale alla nascita e sopravvive grazie ai macchinari per la ventilazione artificiale (BBC, 29 gennaio).

Secondo i medici non risponde alle stimolazioni e il giudice concorda che non sia «nel suo miglior interesse» continuare così. I genitori contestano invece il verdetto, in una riedizione della vicenda recente del piccolo Charlie Gard.

La richiesta inascoltata dei genitori

Il padre di Isaih, Lanre Hasstrup, un avvocato del sud di Londra, e la madre Takessha Thomas avevano chiesto il coinvolgimento di un team specialistico indipendente per ottenere una seconda opinione sul caso perché sono convinti che il piccolo abbia possibilità di sopravvivenza.

Il giudice dell’Alta Corte a cui era stato affidato il caso, Alistair McDonald, ha imposto ai media di non fare i nomi dei medici coinvolti nel caso.

Verso il ricorso

La mamma e il papà di Isaiah, entrambi 36enni ed entrambi di origine afro-britannica, si sono riservati di parlare con i loro legali prima di decidere ora il da farsi. Per ora l’unica strada percorribile è fare ricorso contro il pronunciamento dell’Alta Corte.

La posizione dell’ospedale

Fiona Paterson, avvocato che ha rappresentato in giudizio l’ospedale, ha difeso l’orientamento dei medici e quello della Corte e ha parlato di elementi “schiaccianti” a favore del fatto che l’interruzione del trattamento sia «la miglior decisione nell’interesse di Isaiah», pur affermando che lo staff del King’s College Hospital capisce «come nessun altro» il dolore dei genitori (Avvenire, 29 gennaio).

Il referto dei medici

Durante l’udienza, i medici hanno informato la corte che Isaiah ha sofferto «un catastrofico danno cerebrale» essendo rimasto privo di ossigeno alla nascita. Hanno specificato che il bambino vive in uno stato di limitata coscienza, non è in grado di muoversi, non può respirare senza il “polmone artificiale” e non risponde a stimolazioni (La Repubblica, 29 gennaio).

“Nell’interesse di Isaiah…”

Il giudice dell’Alta Corte, MacDonald ha a sua volta dichiarato di aver esaminato il caso «nel miglior interesse di Isaiah» e di essere convinto, pur «con profonda tristezza», che «non sia nel suo miglior interesse proseguire il trattamento medico di sostegno alla vita».

“Risponde, aprendo un occhio..”

Ma la madre Takessha non è d’accordo: «Quando gli parlo, reagisce, lentamente, aprendo un occhio. Io vedo un bambino malato, che necessita amore e cure. Io lo amo e posso dargliele. Non è giusto affermare che non ha diritto di vivere».

«So che il bambino ha subito un danno, ma ha bisogno di amore e cure e io posso dargliele», ha replicato ancora la madre Takesha. «Dire che è in condizioni troppo gravi per aver diritto di vivere – ha aggiunto – non è giusto, non sta a loro deciderlo”. Secondo la donna, il figlio «risponde, lentamente, aprendo un occhio».

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