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Il Papa assicura in un tweet le sue preghiere per il piccolo Alfie Evans

Alfie Evans e o pai Thomas
Alfie's Army Official
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Auspica che il bambino malato possa essere accompagnato con compassione

Papa Francesco ha affrontato via Twitter il caso del piccolo Alfie Evans, il bambino britannico di 23 mesi che soffre di una condizione cerebrale non diagnosticata e che questo venerdì potrebbe essere staccato dai macchinari che lo tengono in vita.

I genitori di Alfie, Tom Evans e Kate James, hanno ingaggiato una lunga battaglia con l’Alder Hey Children’s Hospital, sostenendo che di recente Alfie ha mostrato dei progressi e che vogliono continuare a tenerlo in vita attraverso la ventilazione artificiale. Le loro opzioni legali sono ormai agli sgoccioli, visto che i medici dichiarano che rimuovere i ventilatori è nell’interesse di Alfie.

Un’importante organizzazione bioetica britannica ha rilasciato una dichiarazione sul caso qualche settimana fa, sottolineando che ogni vita merita rispetto ma anche che non vale la pena di perseguire ogni trattamento possibile.

“Ogni vita umana è degna di rispetto, e la vita dei pazienti non dovrebbe essere presa di mira deliberatamente, anche se non vale la pena di portare avanti ogni trattamento”, ha affermato l’Anscombe Bioethics Centre, un centro bioetico cattolico nazionale di Gran Bretagna e Irlanda. “I medici non dovrebbero essere costretti a portare avanti un trattamento se credono che apporti pochi benefici o nessuno rispetto al peso che comporta, né a dover ricorrere a trattamenti specifici che non ritengono siano nel miglior interesse del paziente”.

La dichiarazione ha tuttavia ribadito anche i diritti dei genitori. “I pazienti hanno sicuramente diritto a una seconda opionione medica e un diritto generale di cercare trattamenti alternativi. Nel caso dei bambini, sono i genitori ad avere la responsabilità principale per il proprio figlio, e questa responsabilità implica il diritto di difendere gli interessi del figlio per come li vedono. I diritti dei genitori, che esistono in primo luogo per il bene del bambino, non dovrebbero essere sottratti ai genitori a meno che questi non abbiano dimostrato di aver agito in modo irragionevole e abbiano fatto correre al figlio un rischio significativo. I medici non riescono sempre a risolvere tutto con un trattamento o una cura, e se i genitori perdono la fiducia nei medici che si prendono cura del proprio figlio possono cercare trattamento e cura altrove. Se il bambino può essere spostato senza rischi o pesi eccessivi, nella norma si dovrebbe permettere ai genitori di trasferire la cura del proprio figlio ad altri medici opportunamente qualificati, in questo Paese o all’estero”.

Nel caso di Alfie Evans, “non è chiaro se il trattamento in sé stia facendo soffrire Alfie, e non è chiaro se Alfie non sia ancora in grado di sperimentare piaceri semplici come sentirsi accarezzare un braccio”, ha dichiarato l’Anscombe.

L’organizzazione ha messo in guardia contro il fatto di decidere che una vita dovrebbe giungere alla fine perché viene considerata “indegna” o per via della malattia o della disabilità. “Nessuna vita umana è senza valore, e il trattamento può essere sospeso solo per le ragioni giuste, come la mancanza di risorse o un peso eccessivo rispetto ai benefici”.

Il caso e la sua visibilità internazionale hanno riportato alla mente la vicenda di un altro bambino morto lo scorso anno dopo una battaglia legale simile, Charlie Gard. Anche in quel caso, il Papa si era espresso chiedendo che venisse rispettato il desiderio dei genitori di accompagnare il figlio fino alla fine.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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