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Un podcast per imparare tutte le nuove parole coniate dal Papa

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Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA
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Dalla “globalizzazione dell’indifferenza” a “primerear”, ecco la lingua di Bergoglio

“Mafiarsi”

Scagliando un duro monito contro la corruzione, Bergoglio ha detto che  «se la società costringe i poveri a ‘mafiarsi’ va in miseria» (NEL VIDEO SOTTO VAI A 38″). In questo contesto, scrive il Corriere della Sera (2 gennaio 2015), «mafiarsi», è molto più esistenziale di «entrare nella mafia».

«Mafiarsi» indica quasi uno stravolgersi della persona, che da una parte si «estrania a se stessa» e dall’altra si trasforma, prende i connotati della mafia. La parola suggerisce in chi ascolta proprio una torsione esistenziale, prima che sociologica o criminale.

“Nostalgiare la schiavitù”

E che dire di «nostalgiare la schiavitù»? È come se la schiavitù uno la «coccolasse», la «accudisse», la «covasse al caldo» del suo cuore. «Nostalgiare» rimanda all’atteggiamento interiore di chi prova nostalgia, molto più dell’espressione «avere nostalgia», che allude a un’azione in qualche modo più esterna a chi ce l’ha. Qualche giorno prima del Te Deum, il 22 dicembre 2014, tra le quindici malattie che ha secondo lui affliggono la Curia, Bergoglio ha parlato di «martalismo», pensando a Marta, la sorella di Lazzaro e Maria.

“Primerear”

Sono numerosi neologismi del papa che hanno fatto rumore in questa prima parte di pontificato. Dall’oramai celebre «primerear» (arrivare primi) pronunciato nel corso del viaggio in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù del luglio 2013, poi ripetuto in occasione della vigilia di Pentecoste coi movimenti ecclesiali il successivo 18 maggio, a «balconear» (stare al balcone), «ningunear»(confondere), «hagan lio» (fare casino) e altri ancora (Aleteia, 2 febbraio 2015).

I 17 di Milia

Ne ha raccolti 17 Jorge Milia, già alunno di Bergoglio quando questi insegnava Letteratura e Psicologia a Santa Fe negli anni ’64 e ’65, sulle pagine dell’Osservatore Romano (19 novembre 2013).

Il blog di Milia, Terre d’America (1 agosto 2014), pubblica in ordine i 17 “begoglismi” di Francesco.

1. Quel Dio cattolico che ci “primerea” sempre

2. Non “balconear” la vita, ma tuffarsi come ha fatto Gesù

3. Una civilizzazione che si è “spannata” ha bisogno della speranza cristiana

4. “Hagan lio”, perché la Buona Notizia non è silenziosa…

5. Quella nullificazione che cancella l’Altro. Non lasciatevi ningunear

6. Quell’invito a “pescar” uno sguardo nuovo sulla società e sulla Chiesa

7. Che pena una gioventù “empachada” e triste!

8. “Misericordiando”. Dialogo con il Papa su un curioso gerundio

9. Il “chamuyo” di Dio, seduttore ad oltranza

10. Que Dios me banque! Se mi ha messo qui che ci pensi lui

11. Lo spirito del soldato e i generali sconfitti del doverfaresimo

12. “Giocare in attacco”. Le metafore calcistiche di un papa tifoso

13. Cristiani gioiosi e facce da “cetriolini sott’aceto

14. La fiaba cinese dell’abolizione della schiavitù

15. Viandanti della Fede tra scuola e strada

16. Un consiglio ai “trepas” nella Chiesa: arrampicatori, fate gli alpinisti, è più sano

17. “Recen por mi”, “pregate per me”, un vero cavallo di battaglia durante le sue uscite pubbliche

“Memoriosa” e “comadri”

Il settimanale Vita (2015) aggiunge tra i neologismi la preghiera «memoriosa», piena di memoria; le «comadri» (ai ginecologi cattolici disse: «Un tempo, alle donne che aiutavano nel parto le chiamavamo “comadre”’: è come una madre con l’altra, con la vera madre, no? Anche voi siete “comadri” e “compadri”: anche voi»).

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