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Papa Francesco dalla A alla Z

AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

A child plays with Pope Francis' skull cap during an audience with beneficiaries and volunteers of the Santa Marta pediatric dispensary in Paul VI Audience Hall in the Vatican on December 14, 2013. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 28/02/15

In un libro, le caratteristiche e i pensieri del pontefice lettera per lettera

In un'epoca in cui tutti hanno poco tempo già per svolgere le occupazioni necessarie, figuriamoci per i piaceri come la lettura, il libro del vaticanista Rai Aldo Maria ValliL'alfabeto di papa Francesco. Parole e gesti di un pontificato” (Àncora) è quello che ci vuole.

In un breve testo, l'autore ripercorre lettera per lettera i pensieri del pontefice sugli argomenti più disparati, dedicando a ogni concetto al massimo una decina di righe, il che rende il testo l'ideale anche per uno studio “a salti”, leggendo magari anche solo una o due parole al giorno.

Ecco allora un percorso che va dalla A di “Affari” alla Z di “Zucchetto”, spaziando dai concetti teologici alle passioni più mondane del pontefice, come “Calcio” e “Rugby”.

Tante parole con le rispettive descrizioni sottolineano l'amore per la povertà di questo papa, a cominciare dalla scelta della “Croce” pettorale da portare, che per Valli “è tutto un programma”: “non è in oro, ma in argento, e rappresenta il buon pastore che porta la pecorella sulle spalle ed è circondato dal gregge. Un pastore con l’odore delle pecore addosso”.

Si passa poi a “Domus”, indicando la Domus Sanctae Marthae, dove Francesco ha scelto di vivere anziché alloggiare nel Palazzo apostolico, per “ragioni psichiatriche”, come ha detto una volta scherzosamente. “Gli basta poco. Quelli che contano non sono i metri quadrati, ma gli spazi di relazione con gli altri”.

La stessa semplicità si rinviene nella scelta delle “Scarpe”. “Francesco non ha mai voluto indossare pantofole da Papa, né scarpe lussuose”, ricorda Valli. “Ha continuato a usare le sue vecchie scarpe nere ortopediche, fabbricate per lui da un amico calzolaio di Buenos Aires, Carlos Samaria”. “Non ne vuole mai di nuove. A Samaria chiede di riparargli le vecchie, perché sono più comode. E non vuole nemmeno che qualcuno gliele lucidi”, lo fa da solo. La macchina del papa è poi un'“Utilitaria”: è bianca come la papamobile, ma è una vecchia Renault 4 del 1984, targata Verona e “con trecentomila chilometri sul groppone”.

Valli dedica ampio spazio anche a come dev'essere la Chiesa per Francesco. “Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ong assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore”, ha detto il papa all'indomani dell'elezione parlando ai cardinali riuniti nella Cappella Sistina, come si legge alla parola “ONG”.

La parola “Ospedale” serve per indicare un altro modo in cui Francesco vede la Chiesa: come un “ospedale da campo dopo una battaglia”. “Vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità”, ha detto a padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, la storica rivista dei gesuiti.

Essere ospedale da campo significa essere Chiesa missionaria. “Quando la Chiesa è chiusa, si ammala”. Per questo deve andare verso la “Periferia”, ecco un'altra parola cara al pontefice, che mette in guardia anche contro la “Ricchezza”: “Prima di tutto è nella nostra vita che gli altri devono poter leggere il Vangelo”, ha detto in un incontro con seminaristi e novizie.

Ma come devono essere i cristiani per papa Francesco? Intanto devono avere “Sale”, perché sono chiamati ad essere sale della terra, ma se non trasmettono il sapore del Vangelo diventano un “sale insipido”, cristiani “da museo”.

Ancora, le parole “Salotto”, “Sepolcri” e “Vernice”: non bisogna essere “cristiani da salotto, educati, ma che non sanno fare figli alla Chiesa con l’annuncio e il fervore apostolico”, né dei “Sepolcri”, cioè cristiani dalla doppia vita, che fingono di essere discepoli di Gesù, ma si comportano in modo tutt’altro che evangelico, come i “sepolcri imbiancati” di cui parlano i Vangeli, falsi cristiani che in realtà sono “pagani con due pennellate di vernice”.

Nel libro di Valli c'è spazio anche per qualche originalità di papa Francesco: accanto a quelli che l'autore chiama “bergoglismi” più che “neologismi” – come “mafiarsi”, “nostalgiare” o “martalismo” -, ecco i concetti che rimandano alle parole “Spettacolo” – “Il regno di Dio non è uno spettacolo”, a ricordare i tranelli e le provocazioni del demonio -, “Spray” – quello dei cristiani non è “un Dio spray”, nebulizzato un po’ dappertutto, vago e indistinto -, “Bacchetta magica” – Dio “non fa come una fata con la bacchetta magica”, cioè non si deve pensare che sia possibile risolvere tutto affidandosi ai segni e ai miracoli, perché la vita cristiana è un camminare che richiede tempo e fiducia, è una continua conversione -, “Fumetto” – perché la Parola di Dio non è un “fumetto” da leggere, ma un insegnamento da applicare.

Fedele alla sua umiltà, Francesco non ha infine mancato di parlare di una “Conversione” del pontificato. Nella Evangelii gaudium ha infatti affermato: “Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato”.

Ecco quindi un prezioso e simpatico ABC per avvicinarsi di più al pontefice, magari prima di andarlo a salutare personalmente in un'udienza vedendolo scambiare con un fedele lo “Zucchetto”, a dimostrazione, come dice Valli, che “ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i papi venivano trasportati sulla sedia gestatoria ed erano intoccabili!”


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