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Vivere la propria infertilità senza perdere la fede

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Abbiamo incontrato quattro donne, dai percorsi diversi benché tutti accomunati dalla medesima croce: la dolorosa prova di non poter avere figli.

Preservarsi per non inabissarsi nella disperazione

Marie vive questa prova come sospesa sul filo della propria fede. Non vacilla, prega regolarmente ma ammette che lo scoraggiamento non è mai lontanissimo.

Lo scoraggiamento, la disperazione sono per me dei veri pericoli che mi allontanano dalla fede. Mi dico che prego san Giuseppe tutti i giorni da più di un anno e che non succede niente… la tentazione di smetterla di pregarlo e di arrabbiarmi con lui viene facilmente…

Anche la messa, ogni messa, è una prova per la donna, che ogni volta piange, in mezzo a tante famiglie tempestate di bambini. «Emotivamente è molto duro e faticoso», confessa. I bambini sono dappertutto: a messa ma pure nei media, nelle discussioni sui social… e pure nelle parrocchie. Spesso diamo loro il primo posto, ne facciamo i pilastri della famiglia… dimenticando talvolta che questo dono di Dio non viene ricevuto da tutti.

Marie raccomanda vivamente alle parrocchie di fare attenzione a non escludere chicchessia:

La Chiesa e le parrocchie organizzano parecchie cose per i fidanzati, per le coppie, per i bambini, per i genitori… ma molto poco per i single e per le coppie senza bambini… Ancora mi pare di sentire il nostro parroco che qualche mese fa diceva: «Aperitivo organizzato per i genitori di bambini da zero a due anni»… ho pianto molto: mi ha ricordato la nostra attesa, questo vuoto che sento…

Monique ha vissuto questo medesimo sentimento di esclusione per anni. Poiché anche lei trova che l’argomento sia un tabù, anche lei vorrebbe «che le parrocchie accogliessero ancora di più le giovani coppie infertili, e soprattutto che se ne parlasse nei corsi prematrimoniali».

Lucie ci confessa, anche lei, che il dolore al momento dell’annuncio di una gravidanza di una cara amica o di un membro della famiglia è «abissale, incomunicabile», ed evoca quegli episodi con la voce che trema. La giovane donna, però, resta fiduciosa e raccomanda di nutrire fiducia nella Chiesa:

La via che propone può sembrare esigente, ma è quella la strada della felicità. Alle volte sono in collera, ma non con il Signore: so che in Lui posso buttarmi fiduciosa e sono intimamente convinta che se non esaudisce la nostra preghiera avrà le sue ragioni e che colmerà altrimenti il nostro vuoto.

E prosegue:

Forse bisogna pure prendere coscienza della nostra dimensione profetica. In un’epoca in cui è forte per gli uomini intorno a noi la tentazione di non mettere limiti al desiderio di bambini, testimoniamo il fatto che la vita è un dono e non una cosa dovuta.

A fronte della rabbia e della disperazione che la insidiano, Louise ha deciso di preservarsi:

No, non siamo obbligati a rispondere a tutte e 150 le partecipazioni di nascita che si ricevono in un anno, né ad andare al battesimo del 45esimo nipote. Non siamo obbligati a passare Natale con tutti i cugini neo-genitori che aspettano un bambino per la primavera… Ho imparato a proteggermi/ci. Quelli che ci vogliono bene capiscono.

Avanzare, camminare, anche quando l’azione sembra impotente

Per preservarsi, alcune coppie decidono di coinvolgersi in progetti a medio e lungo termine, come ad esempio il volontariato. Monique testimonia:

Ci siamo coinvolti tanto di più nella nostra parrocchia (accoglienza, doposcuola). Inoltre, io mi sono coinvolta nel servizio dei funerali e Didier nella cappellania di un ospedale.

Quando dare la vita a un bambino diventa impossibile, impiegare altrimenti la propria vita e dare la propria persona in altri modi diventa essenziale, per dare una direzione, un senso profondo alla propria esistenza.

Alcune parrocchie e comunità propongono pellegrinaggi, conferenze o ancora dei percorsi annuali. Louise ha avuto la fortuna di seguire il percorso proposto dalla Communauté de l’Emmanuel, “Amour et verité” [Amore e verità, N.d.T.]:

Anche quello è stato un bellissimo dono del Cielo. Ascolto, comprensione, consolazione… e soluzioni! È stato in quel percorso che abbiamo incontrato una persona membro della nostra associazione di adozioni. In parte è stato grazie a lei se nostra figlia è oggi fra noi.

Un movimento recente, Esperanza, è stato lanciato proprio da una coppia cattolica infertile per proporre «un momento di amicizia e di gratuità tra persone che vivono la medesima situazione».

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