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Vivere la propria infertilità senza perdere la fede

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Abbiamo incontrato quattro donne, dai percorsi diversi benché tutti accomunati dalla medesima croce: la dolorosa prova di non poter avere figli.

«Non è la sterilità ad essere stupefacente. È la fecondità che è un miracolo». Louise si ricorda con emozione di questa frase. Le era stata scritta da una suora di san Giovanni, parecchio prima dell’arrivo di sua figlia Jeanne, nata in Vietnam e adottata tre anni fa.

Monique, 64 anni, è sposata con Didier da 30 anni. Molto presto hanno saputo della di lui sterilità e hanno dovuto mettere una croce sopra ai loro bei progetti di famiglia numerosa: «Bisogna poterne parlare. Noi non c’entriamo niente… la sterilità entra da sé nella vita di coppia e bisogna conviverci…»

“Conviverci”: Lucie e Marie, rispettivamente 34 e 31 anni, entrambe sposate da alcuni anni, non sono ancora arrivate a questa accettazione, anche se – in effetti – la vita va avanti e il dolore dell’attesa si prolunga. Ancora trentenni, le due donne vivono nell’immensa speranza di un gioioso evento… che non arriva. Come queste donne dai cammini differenti trovano, nel quotidiano, la forza di perseverare nella loro fede?

«Prendersi cura della vita di coppia come quando si accudisce un neonato»

«Non ci si immagina fino a che punto l’infertilità possa rendere fragile una coppia; colpisce nervi estremamente sensibili. Non è facile dire all’altro la propria disperazione, mostrarsi fragili, a terra», confida Louise, ancora scossa dagli anni che precedettero l’arrivo di Jeanne nella loro vita. Quando le si chiede che cosa bisogna fare per evitare il panico coniugale, la giovane risponde:

Per tenere duro bisogna prendersi cura della propria coppia come si accudisce un neonato. La speranza dei bambini mi ha permesso di riconsiderare la mia coppia, il mio matrimonio. Ho imparato a ricevere mio marito come un vero dono di Dio. Non potendo estasiarmi sui miei bambini, vado in estasi per lui.

Lucie raccomanda pure di «pregare lo Spirito Santo, che fa l’unità nel Popolo di Dio», per poter vivere questa prova uniti, in due. «Mio marito è la persona che mi ascolta e mi consola al meglio. Quando è lui ad essere sfinito vado e lo prendo sottobraccio io».

Deporre le proprie lacrime davanti al Signore

«Signore, dacci la gioia di diventare genitori»: ecco la domanda, semplice e pure potente, di Lucie e di suo marito – la fanno ogni sera al momento della preghiera comune. Implorazione che accompagnano regolarmente con una novena a Louis e Zélie Martin.

Marie invoca sant’Anna, santa Coletta e sant’Opportuna, e non esita a recitare le loro preghiere per impetrare un figlio dal Signore. Monique e suo marito, da parte loro, hanno sempre affidato il loro focolare alla Vergine Maria. La preghiera li ha molto aiutati a tenere duro in questa prova e ad accettare che «il Signore diriga la nostra vita e ci metta talvolta su cammini differenti da quelli che avremmo scelti noi»…».

La preghiera, quando si ripete per anni e anni, può talvolta sfociare nella disperazione, nello scoraggiamento. Questa tristezza può essere affidata al Signore, deposta davanti a Lui, per ricevere il balsamo consolatore del suo soffio amoroso: «Ho versato molte e molte lacrime davanti al Signore», spiega Louise.

Sapevo che il Signore ci guarda, che era con noi nella nostra prova. Sapevo che egli ci comprende, e che la mia prostrazione era legittima. La parola di Gesù sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» risuonava particolarmente nel mio cuore.

E prosegue:

L’adorazione, l’Eucaristia aprivano le cataratte dei miei occhi e piangevo sistematicamente, ogni volta che ricevevo il corpo di Cristo. Avevo l’impressione che Gesù venisse vicinissimo alla mia piaga, nel mio cuore di mamma nella speranza. Che si rannicchiasse in questo spazio spalancato, doloroso… che riempisse quel mio ventre che pensavo essere una tomba. Ricevevo Gesù sapendo e credendo che volesse la nostra consolazione, come se mi dicesse: «Io sono qui, con te. Con voi due. Puoi piangere e io piango con voi».

La preghiera di parenti e amici ha la sua importanza, è un sostegno primordiale. Lucie sa che quanti le sono vicini pregano per la sua intenzione:

Sappiamo che in molti pregano per noi. Ci rendiamo conto che il primo frutto di queste preghiere è che viviamo la nostra prova nella fedeltà e nella pace. Nel quotidiano, la nostra vita è semplice e gioiosa, e questo è un puro dono di Dio.

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