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Ecco il vademecum per lo sviluppo del bambino dagli 8 ai 12 mesi

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Da 8 a 12 mesi: come cresce

Il bambino tra gli 8 e i 12 mesi prende all’incirca 70-100 grammi la settimana fino a triplicare il peso della nascita al compimento dell’anno. Le bambine peseranno in media 200-250 g meno dei maschietti.
Ovviamente si tratta di indicazioni molto grossolane: ogni bambino cresce a modo suo e, proprio in questi mesi, molti attraversano lunghe settimane “di pausa” in cui crescono poco o non crescono affatto. È un’evenienza frequente e del tutto normale: il recupero sarà molto rapido. In genere si allungano di circa 2 cm al mese fino ai 9-10 mesi e di 1 cm al mese fino all’anno. La circonferenza cranica aumenta di 1 cm e mezzo per raggiungere all’anno i 46 cm circa

Verso i primi passi

A 8 mesi comincerà a star seduto senza appoggi e a chinarsi o sdraiarsi per poi rimettersi seduto da solo. La muscolatura si sta sviluppando rapidamente e il bambino è ora in grado di ruotare su se stesso e di passare rapidamente dalla posizione prona alla supina e viceversa. Meglio abbandonare il fasciatoio che è diventato pericoloso e cambiare i pannolini sul letto o su un divano, più sicuri perché più vicini a terra.
È cominciato un periodo molto faticoso per i genitori: non lo si può perder d’occhio nemmeno per un istante! Se appena può, si sposta a gattoni tirandosi con le braccia e spingendo con le ginocchia. Se lo si solleva, si mantiene in piedi aggrappandosi a quel che capita. A 9-10 mesi comincia anche a fare qualche passo se viene sostenuto con entrambe le mani. Poco dopo, arriva una svolta epocale: si alza in piedi e resta in piedi da solo. Il mondo è cambiato. Non lo si deve più sbirciare dal basso verso l’alto ma, finalmente, lo si può guardare “alla pari”, allo stesso livello. Intorno all’epoca del primo compleanno arrivano finalmente i primi passi. Incerti, vacillanti, inevitabilmente accompagnati da innumerevoli cadute. Ma le difficoltà dureranno poco: in breve comincerà a camminare spedito.
In questi mesi, la tentazione di ricorrere al girello è forte. Dobbiamo resistere! Il girello è inutile e dannoso. Inutile perché non insegna affatto al bambino a camminare, anzi, rallenta lo sviluppo motorio. Dannoso perché si ribalta facilmente e permette comunque al bambino di raggiungere luoghi e situazioni pericolose: facilita le ustioni, gli avvelenamenti, cadute pericolose dalle scale… I girelli, anche i più “moderni”, dovrebbero scomparire dalle nostre case e andrebbero relegati nei musei di storia dell’infanzia.

Movimenti fini

Fino ad ora il bambino ha utilizzato le mani come strumenti grossolani: piccole zappe con cui trascinare gli oggetti verso di sé. Ma in questo periodo comincia ad utilizzarli come strumenti di precisione: dopo innumerevoli tentativi, finirà con l’afferrare saldamente gli oggetti tra pollice e indice o tra pollice e medio e, grazie a questa nuova conquista, comincerà a passarli da una mano all’altra, a raccoglierli, a batterli sul tavolo, a scuoterli, a lasciarli cadere e a lanciarli.
Ma c’è di più: può battere un cubo contro un altro, mettere oggetti in una scatola e poi toglierli, infilare l’indice in un buco… Tutti questi movimenti richiedono un grado elevato di coordinazione neuro-muscolare e tra l’apparato motorio e la vista.

Mente e linguaggio si evolvono

La comprensione del linguaggio verbale si sviluppa molto rapidamente. Il bambino presta sempre più attenzione a chi gli parla e, quando si menziona un oggetto o un gioco favorito, si volta a guardarlo. Se ha fame e diciamo “pappa”, manifesterà tutta la propria gioia. Comincia a usare gesti semplici, come scuotere la testa per dire no. Allo stesso tempo si va articolando il linguaggio verbale: dal gorgheggio e dal vocalizzo vanno emergendo sillabe riconoscibili (“ma”, “pa”, “da”…), tentativi di imitare le parole ed il primo vero e proprio vocabolo che di regola è “mamma”. Spuntano anche le prime indicazioni verbali, spesso come suoni non necessariamente simili al vocabolo corretto che il bambino usa per indicare un determinato oggetto: ecco quindi che l’acqua diventa “ata”, il fratellino “tato”, la sorellina “lalla”…. È molto curioso e studia gli oggetti sottoponendoli a un gran numero di test: oltre a metterli in bocca, li scuote, li scaglia, li fa cadere… Ma non riesce a mantenere l’attenzione a lungo: dopo qualche minuto abbandona l’oggetto per passare a un nuovo gioco.
Anche se circondati dai giochi più sofisticati e luccicanti, i bambini di questa età continuano a preferire oggetti casalinghi e giochi molto semplici: contenitori di plastica e scatole di cartone di tutti i tipi e dimensioni, cucchiai di legno (fanno un gran bel rumore quando li si batte contro il tavolo del seggiolone), cubi di legno o di plastica, palle di tutti i tipi, meglio se con dentro una campanella o qualcosa che fa rumore.

Lo sviluppo emotivo

Intorno agli 8 mesi, inizia un periodo importante e difficile. Il bambino comincia a riconoscere per la prima volta la differenza tra volti familiari e volti estranei.
Si tratta quindi di una tappa essenziale per lo sviluppo dell’identità e dei rapporti sociali ma che genera anche ansia, la cosiddetta ansia da separazione. Quando riconosce un volto estraneo, il bambino scappa, si nasconde e in qualche caso piange. Per la stessa ragione, diventa sempre più difficile la separazione dalla madre.
L’ansia da separazione continua in genere fino all’anno e mezzo per poi risolversi verso la fine del secondo anno. È importante aiutarlo a superare questo periodo con molto amore, molta pazienza e con un briciolo di astuzia. Meglio lasciar casa quando il bambino ha dormito e mangiato da poco e la persona che lo accudisce lo sta facendo giocare. Se piange, non è il caso di farne un dramma: sta tentando di convincere la mamma a restare. Una volta uscita, smetterà rapidamente di piangere e comincerà a giocare con la persona cui è stato affidato. È in questo periodo che anche la semplice visita dal pediatra con cui ha sempre sorriso e giocato, potrà diventare “un dramma”.

Alimentazione tra seno, tazze e cucchiai

Se appena possibile, è bene proseguire l’allattamento al seno fino al compimento dell’anno e oltre. Nel frattempo si varierà il menù: formaggio tagliato a cubetti, carne ben cotta e sminuzzata, verdure cotte (carote, patate, zucchine, bietole, spinaci…). Anche spaghetti al pomodoro, yogurt, ricotta, frutta, dolce di frutta.
Negli ultimi anni si sta diffondendo l’autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta. Si tratta di una tecnica alternativa rispetto allo svezzamento classico che prevede a partire dai 6 mesi, una condivisione degli alimenti presenti sulla tavola, con i genitori, chiaramente opportunamente adattati alle necessità alimentari e alle abilità del bambino. Lo svezzamento classico prevede l’offerta di una “pappa” prestabilita ad orari fissi, l’autosvezzamento, viceversa, prevede che il bambino sia libero di scegliere quando e quali cibi “assaggiare”. Il latte resta comunque l’alimento principale. I sostenitori di questa tecnica ritengono che possa ridurre l’ansia dei genitori, promuovendo l’utilizzo di alimenti sani e riducendo l’eccessivo apporto calorico dello svezzamento tradizionale. Ma sono ancora ben pochi gli studi che lo dimostrano. Pertanto è bene discutere l’argomento con il proprio pediatra che terrà conto del contesto familiare, dello stato di salute del bambino, del suo peso neonatale, delle abilità deglutitorie, del suo stato nutrizionale e di eventuali patologie associate.
Indipendentemente dalla tecnica scelta è venuto il momento di regalargli il cucchiaio: dapprima come gioco e, quando avrà imparato a maneggiarlo, insegnandogli ad usarlo per portare il cibo alla bocca. Occorre essere pazienti, molto pazienti. Anzitutto perché gli ci vorrà qualche mese per imparare ad usarlo. Ma soprattutto perché, cucchiaio alla mano, imparerà molto rapidamente a lanciare gran parte del cibo un po’ dovunque. Sul pavimento ma anche sui muri, sulle foto di famiglia, sul televisore.

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