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Le apparizioni di Medjugorje: vere o false, ecco come capirci qualcosa

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Lei, donna di clausura, lesse solo dopo su di un giornale che quel condannato, prima di morire decapitato, baciò il crocifisso: Teresa era convinta che la sua preghiera era in grado di cambiare il cuore di quell’uomo.

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Le apparizioni di Maria nella storia ci dicono che senza preghiera il mondo non si converte: non è possibile cambiare il mondo senza preghiera. Ci dicono che senza preghiera il nostro cuore non si converte! Se anche i messaggi di Medjugorje non fossero veri, il messaggio di Maria sarebbe lo stesso, a partire dalle apparizioni di Lourdes o di Fatima. Lo dico con forza. Non si tratta solo di dire: «I messaggi di Medjugorje sono o non sono veri». Si tratta di porgere comunque un annunzio: Maria ha pregato in terra e dal cielo ci invita a riscoprire la preghiera. Senza preghiera non riusciamo a trovare Dio.

Ci pensavo anche in questi giorni, al fatto che in realtà in alcuni momenti della giornata mi dimentico completamente di Dio, se non prego. Non appena, invece, prego le Lodi mattutine o i Vespri, ecco che mi ricordo di Dio e mi dico: «Devo ringraziare il Signore, questo mare così bello che ho davanti agli occhi me lo ha regalato Lui».

Senza la preghiera l’animo dell’uomo s’inaridisce; senza la preghiera l’animo dell’uomo non è più in comunione con Dio. Non è vero che si è in comunione con Dio senza la preghiera; senza la preghiera, il nostro cuore si allontana da Dio. Dio è sempre vicino a noi, ma siamo noi che ci allontaniamo da Lui.

4/ La preghiera dell’Ave Maria è biblica e teologicamente vera

Quarto punto: la preghiera dell’Ave Maria. Voi sapete che la preghiera dell’Ave Maria è una preghiera bellissima perché nasce dal Vangelo stesso. Nella prima parte dell’Ave Maria noi ripetiamo il Vangelo. Chi ama la Bibbia trasforma, con l’Ave Maria, la Scrittura in preghiera. È come se ci immedesimassimo prima con l’angelo che dice a Maria: «Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te». Noi, insomma, preghiamo con le parole dell’angelo, siamo felici come l’angelo che la saluta. E poi ci immedesimiamo con Elisabetta che dice: «Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù».

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Chi rifiuta l’Ave Maria, rifiuta la Bibbia, rifiuta la Scrittura, rifiuta la Parola stessa di Dio.

Nella seconda parte, poi, dell’Ave Maria, noi che abbiamo proclamato la Parola di Dio – che non è rimasta solo una lettura, ma è già diventata un canto, una preghiera – la trasformiamo ulteriormente in preghiera dicendo: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi». Noi tutti ti preghiamo, Maria, perché sei veramente la madre di Dio, sei la madre del vero Dio fatto uomo: «Prega per noi». Noi sappiamo che la tua preghiera ha forza.

La fede non è solo una narrazione: non basta che io racconti la storia di Maria. Io devo rendere la storia di Maria la mia preghiera: io devo pregare con le parole che sono state dette a Maria dall’angelo e da Elisabetta, che sono Parola di Dio della Scrittura.

5/ La fede del popolo che ama Maria ha un grande valore: guai a una fede che sia solo dei dotti

Quinto punto. Questo luogo è un luogo che ci dice che la fede deve essere anche popolare: una fede che non fosse di tutto il popolo non sarebbe una fede vera. Noi intellettuali, gente borghese, gente dei quartieri chic di Roma, abbiamo a volte la puzza sotto il naso e abbiamo un senso di disprezzo per chi dice il rosario, per chi dice le preghiere: diciamocelo pure, ogni tanto ci sentiamo superiori alla gente semplice che prega. Questo è profondamente sbagliato e pericolosissimo. Quando si perde il contatto con il popolo, questo è un dramma. È uno dei più grandi drammi della fede quando la Chiesa perdere il popolo, rischiando di divenire solo chiesa dei colti e degli intellettuali: la Chiesa perderebbe se stessa e Cristo stesso!

Se le persone che studiano e riflettono si dimenticano che la fede di una vecchietta è più grande della loro fede è un disastro completo. A volte un teologo non ha una preghiera viva, una fiducia, una speranza come quella vecchietta che prega chiedendo al Signore di dare la pace al mondo. Questo è uno dei punti più belli del magistero di papa Francesco, il quale ripete che la fede deve essere popolare e spiazza tutti i teologi che non parlerebbero mai della pietà popolare se non lo facesse il papa – e talvolta non ne parlano nemmeno se il papa ne parla!

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Pensate al fatto che papa Francesco ogni volta che è dinanzi ad una statua della Madonna vuole toccarla. Se voi lo osservate in video, ogni volta che c’è un’icona o una statua, papa Francesco non solo la guarda, ma la tocca. Fa esattamente il gesto che fanno le persone semplici qui, dinanzi alla Madonna o al crocifisso.

A Firenze papa Francesco ha detto: «La Chiesa italiana ha grandi santi il cui esempio possono aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco d’Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sé don Camillo diceva: “Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro”. Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contattocon il popolo fedele di Dio perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte».

Senza don Camillo non si può annunziare il Vangelo. Una cosa ci deve far meditare: il popolo ama Maria. Non solo: nei santuari mariani la gente si converte, nei santuari mariani c’è il popolo, a Medjugorje in particolare ci sono i giovani! Notate bene: questo non vuol dire necessariamente che le apparizioni di Medjugorje siano vere, ma vuol dire certamente che i giovani, a volte, non trovano uno spirito di preghiera nelle nostre parrocchie, oppure vi trovano una preghiera che è troppo complicata, che è troppo elucubrativa, che è troppo astratta. E allora si recano nei santuari.

Che la gente abbia una fede semplice è un miracolo, che deve interrogare anche i teologi. La preghiera in un santuario mariano, nella sua semplicità, è più “forte” di una lectio divina complicatissima fatta dal sottoscritto a cui, infatti, vengono solo dieci persone. La mia lectio potrebbe essere ancora più intelligente, ancora più preparata, ma non toccare il cuore. Questa semplicità del popolo – e dei giovani, di tanti giovani – ci spiazza: eppure è per papa Francesco una caratteristica della Chiesa di Gesù[4]. Anche se i messaggi di Medjugorje dovessero non risultare veri, l’esigenza di una preghiera semplice resterebbe vera e cristiana lo stesso, perché lo stesso avviene a Lourdes, lo stesso avviene a Fatima, lo stesso avviene a Cuba, lo stesso avviene a Buenos Aires[5].

6/ Chi non ama il fratello non conosce Dio

Sesto punto previo alla questione di Medjugorje. La fede ci invita con forza a rifiutare il linguaggio divisivo, quel linguaggio orrendo di chi lotta senza riconoscere che l’altro è un fratello e senza riconoscergli tale dignità.

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