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«Sto per andare in cielo, vi aiuterò da lì»

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Le ultime parole di Gloria Trevisan alla sua mamma sono di speranza: trovarsi pronti a morire anche così giovani è una vera grazia

Quant’è  bella Gloria Trevisan! Una ragazza bellissima e normale. Anche Marco, il suo fidanzato, è bello. Sembra contento. Sono lì, con le loro belle facce fresche, postate sui  profili social personali e ora anche sui siti dei grandi giornali.

Compaiono ancora nell’elenco dei dispersi, ma non ci sono motivi, dice l’avvocato della famiglia, per credere che siano ancora vivi. 

Non sono riuscita a capire se anche Marco ha telefonato ai suoi genitori, se anche loro hanno avuto questa terribile grazia di poterlo accompagnare fino all’orlo estremo della vita. I genitori di Gloria sì. Hanno potuto farlo perché lei li ha chiamati, a tarda sera non appena si erano accorti che era successo qualcosa ai piani inferiori del condominio alto 27 piani e vecchiotto dove alloggiavano.

Ora che sono mamma da più di 13 anni anche io ho scoperto dove stanno le corde che fremono, vibrano, si tirano senza spezzarsi e nemmeno sfilacciarsi mai che ci legano ai figli e alle loro vite. Per sempre. Gloria, senza mamma, sarebbe diventata orfana; la sua mamma e il suo papà, senza di lei, saranno per sempre la sua mamma e il suo papà. Questa tragica specificazione è diventata la loro sostanza.

Come avranno vissuto le ore, i minuti, tra una telefonata e l’altra?

Sono colpita dal loro coraggio. Dal loro essere rimasti lì, al loro straziante posto, facendosi forza l’uno con l’altra e continuando a sperare. Vicini il più possibile alla figlia. La vicinanza possibile aveva in mezzo metà continente e un lungo, freddo braccio di mare. Parecchi se, diversi metri di mi dispiace e ci mancherai però vai e sii felice. Ti sosterremo da qui.

Sono sollevata dal vedere raccontati questi sentimenti, dal sapere di  queste prove affrontate con le forze eroiche e normali a disposizione di questi genitori. Avranno dato fondo a tutte le loro riserve? Dove si attinge in questi casi? Al midollo? Alle viscere? Al cuore, che come organo vitale avrà subito chissà quale shock eppure ha retto?

Ma questo sciocco esperimento di tv verità in differita non ha senso, se non come tentativo di immedesimazione. E anche quella, alle volte, può diventare invadenza. Perdonatemi.

Penso solo alle cose belle che ha detto Gloria a sua madre. Le poche, le uniche cose da dire. Grazie. Vado. Muoio, ma vado a vivere. Vi aiuterò dal cielo.

Chissà quale fede aveva questa ragazza.  Chissà come sarà stato solerte il suo Angelo custode, in quei momenti, e quanto l’avrà consolata. Chissà la sorpresa quando lo avrà visto in volto. Come scrive Eugenio Corti ne Il Cavallo Rosso: Stefano muore e mentre muore, tutto si rovescia e lui lo vede. Vede, magnifico, il suo angelo.

Se Gloria ha detto «vado in Cielo» in un momento così, tragico, definitivo, con quella presenza di spirito che mi pare di avere intuito io personalmente sono portata  a crederle. A credere che sapesse quel che diceva.

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