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«Sto per andare in cielo, vi aiuterò da lì»

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Le ultime parole di Gloria Trevisan alla sua mamma, prima di morire nel rogo della Grenfell Tower, sono di speranza: trovarsi pronti a morire anche così giovani è una vera grazia

Quant’è  bella Gloria Trevisan! Una ragazza bellissima e normale, a vedersi e a leggere quello che circola sulla loro storia. Anche Marco, il suo fidanzato, è bello. Sembra contento. Sono lì, con le loro belle facce fresche, postate sui  profili social personali e ora anche sui siti dei grandi giornali.

Compaiono ancora nell’elenco dei dispersi, ma non ci sono motivi, dice l’avvocato della famiglia, per credere che siano ancora vivi.  (I resti di entrambi sono stati identificati, prima quelli di Gloria il 23 giugno 2017 e il 7 luglio anche quelli di Marco, che giaceva vicino a lei. Aggiornato il 10 luglio 2017 )

Sì è toccato anche ai genitori di Marco, al papà in particolare: anche loro si sono salutati così, sapendo che la morte sarebbe arrivata di lì a poco; anche loro dunque hanno avuto questa terribile grazia di potere accompagnare il figlio fino all’orlo estremo della vita. Come i genitori di Gloria sì, che hanno potuto farlo perché lei li ha chiamati, a tarda sera non appena i due giovani si erano accorti che era successo qualcosa ai piani inferiori del condominio alto 27 piani e vecchiotto dove alloggiavano.

Ora che sono mamma da più di 13 anni anche io ho scoperto dove stanno le corde che fremono, vibrano, si tirano senza spezzarsi e nemmeno sfilacciarsi mai che ci legano ai figli e alle loro vite. Per sempre. Gloria, senza mamma, sarebbe diventata orfana; la sua mamma e il suo papà, senza di lei, saranno per sempre la sua mamma e il suo papà. Questa tragica specificazione è diventata la loro sostanza.

Come avranno vissuto le ore, i minuti, tra una telefonata e l’altra?

Sono colpita dal loro coraggio. Dal loro essere rimasti lì, al loro straziante posto, facendosi forza l’uno con l’altra e continuando a sperare. Vicini il più possibile alla figlia. La vicinanza possibile aveva in mezzo metà continente e un lungo, freddo braccio di mare. Parecchi “se”, diversi metri di “mi dispiace” e “ci mancherai però vai e sii felice”. “Ti sosterremo da qui”.

Sono sollevata dal vedere raccontati questi sentimenti, dal sapere di  queste prove affrontate con le forze eroiche e normali a disposizione di questi genitori. Avranno dato fondo a tutte le loro riserve? Dove si attinge in questi casi? Al midollo? Alle viscere? Al cuore, che come organo vitale avrà subito chissà quale shock eppure ha retto?

Ma questo sciocco esperimento di tv verità in differita non ha senso, se non come tentativo di immedesimazione. E anche quella, alle volte, può diventare invadenza. Perdonatemi.

Penso solo alle cose belle che ha detto Gloria a sua madre. Le poche, le uniche cose da dire. Grazie. Vado. Muoio, ma vado a vivere. Vi aiuterò dal cielo.

Chissà quale fede aveva questa ragazza.  Chissà come sarà stato solerte il suo Angelo custode, in quei momenti, e quanto l’avrà consolata. Chissà la sorpresa quando lo avrà visto in volto. Come scrive Eugenio Corti ne Il Cavallo Rosso: Stefano muore e mentre muore, tutto si rovescia e lui lo vede. Vede, magnifico, il suo angelo.

Se Gloria ha detto «vado in Cielo» in un momento così, tragico, definitivo, con quella presenza di spirito che mi pare di avere intuito io personalmente sono portata  a crederle. A credere che sapesse quel che diceva.

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