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Cosa ho imparato da un’amicizia tossica

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Come identificare le persone tossiche e cosa fare quando ci si sente legati a una di loro

Inizia in modo piuttosto innocente. I vostri primi incontri sono divertenti, forse perfino finalmente diversi da quelli che avete con gli altri vostri amici. A un certo punto, però, iniziate a non sentirvi più a vostro agio.

Forse il/la vostro/a amico/a inizia a sminuire le cose che dite (le vostre idee, le vostre preoccupazioni, i vostri trionfi) e sottolinea le proprie idee, le proprie preoccupazioni e le proprie buone qualità, facendole sembrare più importanti. All’inizio perdonare è naturale: tutti noi a volte siamo presi da noi stessi. E allora probabilmente date al vostro amico un’altra possibilità e cercate di gettarvi alle spalle qualsiasi commento che non vi piace. Volete credere che non intendesse davvero dire quelle cose.

Ma se le settimane si susseguono e il vostro nuovo amico diventa sempre più cinico, la vostra amicizia potrebbe aver preso la direzione sbagliata. A volte potrebbe essere gentile, incoraggiandovi a confidare in lui, a parlare e a ricostruire il rapporto, ma poi vi guarda con condiscendenza, o liquida cinicamente qualcosa che sa che per voi è importante. Non sapete mai cosa aspettarvi.

Segnali di avvertimento

Quando l’amicizia inizia a mostrare delle frizioni, è facile chiedersi se ci sia qualcosa che non va in voi. Pensate che forse siete davvero un po’ noiosi. Vi sentite insicuri quando l’amico vi lancia un’occhiata di disapprovazione? Provate sollievo quando vi loda? Il dubitare di sé in un’amicizia è in genere il segno di un’amicizia tossica, e se ne avete una fareste bene a porvi fine.

Ma ho delle brutte notizie per voi: questa amicizia non finirà da sé, e sarà difficile porvi termine perché il vostro amico trae beneficio dal vostro rapporto, perché la sua autostima aumenta denigrandovi. È possibile che sia invidioso di qualcosa che avete, una motivazione comune (anche in modo inconscio) per questo tipo di comportamento.

Lo ammetto, mi sono trovata varie volte invischiata in questo tipo di rapporti tossici, otto per l’esattezza. È capitato in famiglia, a scuola, all’università e al lavoro. Anch’io mi sono chiesta cosa non andasse in me. Davo la colpa a me stessa. Alla fine, però, ho visto la situazione da una prospettiva diversa.

Affrontare una forte personalità narcisistica

Per prima cosa, ricordatevi che questo comportamento negativo da parte del vostro amico non è giustificato, e non è colpa vostra. Le persone che trovano dei modi per ferirvi in ogni momento, sminuirvi e/o elevare se stesse (spesso in modo assai esagerato) non sanno affrontare qualcosa che le riguarda, anche se non sono consapevoli del motivo. Spesso queste persone hanno personalità narcisiste, e mettono da parte le proprie insicurezze e trasferiscono il biasimo per i propri fallimenti sugli altri. Sentono un bisogno costante di essere la persona più importante e attraente della stanza.

Ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Anche se esteriormente questo tipo di personalità sembra forte e assoluta, dentro queste persone sono vulnerabili come chiunque altro, se non di più. È per questo che hanno bisogno di sentirsi attraenti e importanti.

Posso portare un esempio personale sull’avere a che fare con persone di questo tipo. All’università ero in un gruppo con una persona che aveva difficoltà ad accettare i miei progetti ambiziosi, e in seguito a venire a patti con i miei buoni risultati. Lavoravo sodo per tutto ciò che avevo, ma questa persona sembrava non riuscire a vedere le cose in modo razionale. Cercava di spiegarlo in un modo che la faceva risultare la persona danneggiata. Molto spesso, durante le lezioni e gli incontri, mi sussurrava osservazioni molto maligne. Quando parlavamo con gli amici, sminuiva tutto ciò che dicevo. Sembra avesse bisogno di screditare qualsiasi cosa dicessi, e suggeriva perfino agli amici che tutti i miei successi fossero il risultato di un imbroglio. E allo stesso tempo diceva di essermi amica.

Una sera, quando per poco non ho avuto un crollo nervoso, mi sono detta “Ora basta”. E ho smesso di parlarle.

Ho iniziato a ignorarla in modo chiaro e coerente. Non la vedevo, non la ascoltavo, non reagivo alle sue tante provocazioni. Dopo un po’ di tempo mi ha chiesto quale fosse il problema, e tutto quello che le ho detto è stato: “Indovina un po’”. Non ci siamo più incontrate, ma ricordo ancora il panico che ho provato quel primo giorno di silenzio.

Non sono perfetta, ma la sensibilità, l’empatia e la gentilezza sono i miei punti di forza. Sono gentile con le persone perché mi piace esserlo, e ho capito che non avevo bisogno di essere trattata male per questo. È stata la prima volta nella vita in cui ho fissato un limite per il rispetto di me stessa.

È giusto tagliar fuori una persona in questo modo?

Avere a che fare con persone tossiche è una grande sfida, ma lo stesso vale per la lotta per la nostra dignità e il diritto di essere noi stessi. Ci sono diversi gradi di rapporti tossici. La loro guarigione dovrebbe iniziare sempre con una conversazione, una spiegazione del problema, e con la richiesta di un cambio di comportamento. Quando non c’è niente che funzioni e il nostro stato emotivo diventa fragile e dipendente dagli umori di qualcun altro, però, dobbiamo stabilire un limite.

E allora mandate un messaggio chiaro: “Non tollero il tuo comportamento. Non tollero il modo in cui eserciti pressioni su di me e mi danneggi”. Prendersi cura di se stessi, del proprio sviluppo e della propria maturità emotiva e spirituale, è sempre un approccio molto onesto. E a mio avviso è anche il migliore.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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