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3 tradizioni natalizie per vivere le feste in famiglia con allegria

Making homemade Christmas cookies Girl decorating gingerbread man at black table closeup

New Africa | Shutterstock

Lucia Graziano - pubblicato il 23/12/22

Lottare contro le forze del male, diventare Re Magi per un giorno e ricreare nel pan di zenzero teneri ritratti familiari: tutto questo (e molto altro) si faceva, un tempo, attorno al tavolo delle feste!

Le tradizioni sono fatte così: prendono vita spontaneamente senza che se ne possa dire il perché e si plasmano col passar dei tempi per adattarsi a un mondo che cambia. Alcune, le più fortunate, riescono a sopravvivere ai secoli; altre, inesorabilmente, muoiono pian piano, perdendo vitalità tutte le volte che qualcuno commenta «bah, che roba vecchio stampo. Lasciamo perdere, quest’anno».

Ecco: le tradizioni che vi presentiamo oggi rientrano, ahiloro, nella seconda categoria. Ormai dimenticate, o comunque cambiate così tanto da risultare pressoché irriconoscibili, erano un tempo popolarissime: e, nei secoli passati, caratterizzarono probabilmente i Natali dei nostri antenati. E allora, se non altro per curiosità, perché non riscoprirle assieme? 

Compiere un’opera di bene distruggendo la casa della strega di Hänsel e Gretel

Sono convinta che molti di voi ne abbiano una in casa (…anche se non lo sanno): avete presente la casetta di gingerbreadche, nel periodo di Natale, decora tante delle nostre tavole?

Incredibile ma vero: secondo le tradizioni natalizie della Germania di inizio Novecento, quella casetta aveva un proprietario ben preciso, e decisamente indesiderabile – a strega di Hänsel e Gretel.

Tutti iniziò il 23 dicembre 1893, quando all’Hoftheater di Weimar andò in scena per la prima volta Hänsel e Gretel, opera lirica in tre atti composta da Engelbert Humperdinck e diretta da Richard Strauss, ispirata alla celebre fiaba per bambini. La rappresentazione ebbe un successo dirompente, che spinse molti teatri a riproporla di anno in anno nel periodo di Natale, come spettacolo per famiglie. E fu proprio così che nacque in Germania una moda che sopravvive ancor oggi: quella di preparare casette-biscotto nel periodo di Natale, con cui incantare i piccoli di casa. 

Nelle prime decadi del Novecento, l’associazione tra le casette di gingerbread e la dimora incantata della strega di Hänsel e Gretel era dichiarata apertamente (al punto tale che i ricettari dello scorso secolo suggeriscono alle massaie di ritagliare nel pan di zenzero anche un biscotto a forma di strega, da nascondere in posizione defilata dietro la casetta, mentre spia minacciosamente i paraggi). Portando in tavola la casetta di gingebread, le mamme sorridevano nell’incoraggiare i bimbi a raderla al suolo senza indugio: bisognava distruggere la trappola della strega cattiva, prima che la megera potesse fare altri danni! 

E così, attorno al tavolo di casa, nelle atmosfere festose del Natale, si consumava a suo modo una “lotta contro il male” a misura di bambino: una tradizione così buffa e così scherzosa che non mi capacito di come abbia potuto scomparire. 

Creare omini di pan di zenzero a immagine e somiglianza di tutti i membri della famiglia

Fortunatamente, non sono solo le streghe cattive ad avere a che fare con i dolci al gingerbread. Risale all’Inghilterra elisabettiana una dolcissima tradizione natalizia: creare degli omini di pan di zenzero a immagine e somiglianza di parenti e amici, e poi donarli loro in occasione delle feste. Pare (anche se in realtà l’aneddoto non è storicamente documentato) che a inaugurare la moda sia stata proprio Elisabetta Tudor, che un giorno avrebbe deciso di sorprendere i membri della sua corte donando a ognuno di loro grossi omini di pan di zenzero che riproducevano in modo esatto le loro fattezze, quasi fossero statuine in miniatura.

Certo: la regina Elisabetta “giocava a vincere facile”, come si suol dire, disponendo di un esercito di cuochi e pasticceri appositamente addestrati per creare opere d’arte commestibili. Oltretutto, nei secoli passati, gli omini di pan di zenzero avevano un aspetto molto diverso rispetto al biscottino odierno: non erano ottenuti utilizzando dei coppapasta con cui ritagliare il pan di zenzero; li si creava premendo l’impasto su stampi di legno riccamente intagliati, che restituivano un’immagine in 3D. In questo contesto, i ricchi avevano effettivamente l’abitudine di commissionare agli artigiani di fiducia degli stampini fatti su misura, capaci di raffigurare con un certo grado di dettaglio i singoli membri della famiglia. Evidentemente, un gioco che era appannaggio di pochi privilegiati (così come lo era il gingerbread stesso: all’epoca, un vero lusso, a causa del costo elevatissimo delle spezie che lo componevano).

Gli omini di pan di zenzero come li conosciamo oggi nacquero nel XIX secolo: il costo delle spezie si abbassò sensibilmente, trasformando il gingerbread in una preparazione che era ormai accessibile per larghe fasce della popolazione. E naturalmente arrivò la produzione industriale di stampini per biscotto dalle forme essenziali (e dunque più economiche): gli omini di pan di zenzero assunsero le sagome stilizzate che conosciamo oggi, a scapito della verosimiglianza, e si perse così quella tradizione antica di stupire gli ospiti con un ritratto scolpito nel gingerbread.

Ma nulla vieta di recuperare questa tradizione, naturalmente! Probabilmente non otterremo capolavori all’altezza della corte dei Tudor, ma perché non provare comunque a fare qualcosa di simile, nel decorare i biscotti con la glassa colorata? Pensate che bella sorpresa sarebbe, per i nostri ospiti, trovarsene uno sul piatto prendendo posto al tavolo di Natale.

Eleggere il re del giorno e diventare tutti quanti suoi servitori

È un gioco che noi moderni assoceremmo più facilmente al periodo di Carnevale: eppure, nel Medioevo, era consuetudine trascorrere il Natale immergendosi in festeggiamenti popolari all’insegna dello scherzo e delle burle. La tematica del ribaltamento dei ruoli, per cui i piccoli prendono il potere e i servi si fanno signori, ricorre frequentemente nelle cronache; e – incredibile ma vero – in alcune aree d’Europa il clima carnascialesco penetrava addirittura tra le mura delle chiese: era consuetudine che, ogni anno, un giovane studente della scuola cattedrale venisse scherzosamente nominato «episcopello», cioè vescovo… con l’approvazione sorridente e la benedizione del vescovo vero, beninteso! E dirò di più: durante il periodo delle feste, in momenti prestabiliti, l’episcopello otteneva il permesso di recitare l’omelia della Messa o comunque di catechizzare i fedeli: e allora saliva sul pulpito, con tanto di paramenti vescovili in miniatura, iniziando la sua concione, mentre gli adulti stavano al gioco e ascoltavano pazientemente ciò che il piccolo aveva da dire. 

Alcune diocesi collegavano questa pratica alla memoria dei Santi Innocenti: poiché gli adulti si erano resi responsabili di un eccidio disumano, sterminando neonati senza colpa alcuna, era giusto che i bambini della parrocchia (i loro “eredi morali”, se vogliamo) potessero avere una volta all’anno la loro rivincita, generando un po’ di scompiglio nel mondo dei grandi. Difficile dire quanto fosse realmente sentita questa motivazione, ma all’epoca la si giustificava così: per i bambini era il modo perfetto per divertirsi; per gli adulti, era una salutare umiliazione. 

Con l’età moderna, questa tradizione scomparve quasi ovunque (sono poche le diocesi europee che ancor oggi la tengono viva, perlopiù in Spagna e Gran Bretagna). Ma un’eco di questa usanza si trova ancor oggi in alcuni dolci che vengono consumati in Francia e in alcune zone del Nord Italia nel giorno dell’Epifania: si tratta quasi sempre di torte lievitate, talvolta farcite con una morbida crema, che nascondono al loro interno un piccolo premio (una fava, un fagiolo, un piccolo oggetto…). Il fortunato commensale che avrà la ventura di trovarsi nel piatto “la fetta fortunata” (quella cioè in cui si annida l’oggetto) diverrà il Re del Giorno, quasi fosse un quarto Re Magio. E, per una giornata intera, avrà facoltà di impartire ordini a tutti i membri della sua famiglia, onorato e riverito proprio come un re circondato dalla sua corte. 

Sicuramente, un modo particolare per concludere le feste con allegria!

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