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La richiesta di Santina Campana a Gesù: “Fammi morire giovane”

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Santina Campana

Silvia Lucchetti - pubblicato il 18/11/22

La storia della serva di Dio Santina Campana, morta a 21 anni offrendo la sua vita per la Chiesa e i sacerdoti. Dal suo letto d'ospedale che chiamava "trono bianco" consolava tutti dicendo: "Coraggio! Il soffrire passa, l'aver sofferto rimane".

Coraggio! Il soffrire passa, l’aver sofferto rimane.

(santiebeati.it)

Così affermava la serva di Dio Santina Campana, morta a 21 anni offrendo la sua vita e i dolori patiti a causa della malattia per il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti e le Missioni. Come scrive Antonio Borrelli su santiebeati.it

La vita di Santina Campana

Santina nasce il 2 febbraio 1929 ad Alfedena (L’Aquila), da una famiglia di contadini: Giuseppe Campana e Margherita Di Palma. È la settima di nove figli.

La presenza del Signore si manifesta in maniera potente nella famiglia Campana: cinque fratelli oltre lei sono chiamati alla vita consacrata. Maria Rosaria nelle Suore della Carità (suor Alfonsa), Requilde e Domenica fra le Figlie della Divina Provvidenza (suor Paola e suor Giuseppa), Sabatino tra i Benedettini (don Bruno Maria) e Michele tra i Cappuccini (padre Leone).

Le preghiere e i sacrifici della piccola Santina

Santina fin da piccola custodisce nel cuore un’intenzione particolare: che possa nascere nei suoi fratelli il desiderio di consacrarsi a Dio. Per questo prega e offre piccoli e grandi sacrifici.

La sua giornata trascorre tra i lavori di casa e con gli animali. Sostituisce nelle faccende i fratelli e le sorelle che poco a poco partono per rispondere alla vocazione.

La Prima Comunione e la richiesta a Gesù

Riceve la Prima Comunione all’età di 7 anni, l’11 giugno del 1936. Scrive sul suo Diario:

Gesù fammi morire giovane e fa che in Paradiso sia vestita di bianco con guarnizioni rosse.

La vita in parrocchia e il voto di verginità

Santi cresce frequentando la parrocchia, fa la catechista e diventa segretaria della locale Sezione Aspiranti dell’Azione Cattolica Femminile. Il suo carisma è quello di stare accanto agli ammalati e agli anziani. Profondamente devota alla Madonna organizza in casa la recita del Santo Rosario insieme a un gruppo di bambini. Si dedica fin da piccola alla preghiera, fa penitenza e si infligge mortificazioni per stare sempre più vicina a Gesù. A 13 anni fa voto di verginità e lo rinnova di anno in anno.

La Seconda Guerra Mondiale

Nel settembre 1943 a causa della guerra gli abitanti del suo paesi si trasferiscono verso Roma, ma tante famiglie, fra cui quella di Santina Campana, preferiscono restare e si rifugiano nei boschi. Vivono nascosti nei casolari abbandonati tutto l’inverno con la paura dei bombardamenti. Santina ha quindici anni, si ammala di pleurite che le provoca febbre alta e dolori. Ricopre il ruolo di animatrice dei gruppi di fuggiaschi. I gruppi riescono a salvarsi superando il fronte e giungendo dagli alleati.

La vocazione di Santina Campana e il noviziato

Il 26 giugno 1944, la famiglia di Santina e gli abitanti di Alfedena ritornano al loro paese quasi distrutto e riprendono le attività. La ragazza si concentra sulla sua chiamata a consacrarsi a Gesù e finalmente il 1° ottobre 1945 all’età di 16 anni si reca insieme alla madre a Roma per essere ammessa come postulante fra le Suore della Carità, fondate da s. Giovanna Antida. Si tratta dello stesso Ordine della sorella suor Alfonsa. Ricomincia a studiare e riesce in brevissimo tempo a conseguire il diploma di scuola media. L’8 settembre dell’anno seguente è ammessa al Noviziato, con grandissima emozione veste l’abito religioso e scrive nel diario:

“Sono pronta a fare la tua volontà: amare e soffrire”

Dammi o Gesù, un silenzio perfetto. Tu solo, mio Diletto, devi parlarmi al cuore (…) Eccomi qui. Mi hai chiamata e sono venuta. Si, sono tua e sempre più tua voglio essere. Sono pronta a fare la tua volontà: amare e soffrire. Tutto qui è pace, tutto è amore, tutto mi fa pensare al Cielo, là quando saremo tutti riuniti nella vera gioia, che nessuno potrà toglierci(…)

La malattia

Ma il 25 marzo 1947, un’improvvisa emottisi rivela la natura tubercolare della sua malattia. Santina vive la grazia di stare nella pace e nella gioia nonostante il male, ripete a tutti:

Voglio farmi santa, e grande santa.

Provata nel corpo salda nello spirito

Al punto che durante le visite i dottori restano increduli di fronte la bellezza e il sorriso di questa ragazza così provata nella salute ma così gioiosa nell’aspetto e nello spirito.

Coraggio, sarà quello che il Signore vorrà, se Egli non permetterà, nessuno ci potrà fare del male. 

Santina Campana: “anche la malattia è una grande Missione da compiere”

Gli esami confermano la tubercolosi polmonare e i medici stimano poche settimane di vita. Santina invece vive altri quattro anni presso il sanatorio “Villa Rinaldi” di Pescina (L’Aquila) rinunciando al Noviziato e al suo desiderio di farsi Suora. Abbraccia la storia che il Signore compie con lei, non maledice la malattia, accoglie la volontà di Dio dicendo:

Anche la malattia è una grande Missione da compiere.

Il sorriso e la bellezza di Santina

Le febbri altissimi, gli atroci dolori nel corpo, la perdita di peso, non le tolgono il sorriso e ne esaltano ancor di più la luce.

Quella figliola è un sorriso vivente – le parole di un vescovo che andava a trovarla- È come un prisma che riceve la luce da Dio e la riflette!

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Il letto d’ospedale è il suo “trono bianco”

Il sui rapporto con Gesù si fa sempre più intimo e intenso, Santina organizza una fiorente Azione Cattolica, che dirige sapientemente come Presidente. E’ Zelatrice delle Missioni, si iscrive all’Unione Cattolica Malati, assumendo il nome di “Sentinella della Croce”.

Dal suo letto che chiama “trono bianco”, chiede ai dottori di non darle calmanti per restare vigile e presente nell’affrontare la croce della malattia e il passaggio della morte.

Due giorni prima della sua nascita al Cielo sente che è giunta la sua ora e chiama il confessore padre Ireneo.

L’agonia e la morte santa di Santina Campana

La tosse non le da scampo, le manca l’aria, Santina vive una tremenda agonia con cuore lieto e animo saldo. La madre insieme al fratello don Bruno giungono al suo capezzale per starle accanto, ma è lei a consolarli.

Il 4 ottobre del 1950, dopo una giornata di preghiera saluta tutti, chiede perdono per le mancanze e gli sbagli, e lucidissima fino alla fine muore in pace alle 22.05.
Un senso di pace profonda e di amore invade il cuore di tutti i presenti. Viene seppellita nella nuda terra presso il cimitero di Pescina e in poco tempo la sua tomba diventa luogo di preghiera e di pellegrinaggi. La sua testimonianza si diffonde velocemente, cresce la sua fama di santità e tanti manifestano di aver ricevuto grazie tramite la sua intercessione.

“Dio solo per fine, Gesù per modello, Maria per guida, l’Angelo per aiuto, io sempre nel sacrificio”

Il 9 aprile 1977 il suo corpo viene riesumato e deposto in un sarcofago di travertino, donato per grazia ricevuta da un fedele di Tivoli e poi il 3 settembre 1977 traslato nella chiesa parrocchiale di S. Giuseppe in Pescina.

II suo motto era:

Dio solo per fine, Gesù per modello, Maria per guida, l’Angelo per aiuto, io sempre nel sacrificio. 

(diocesidiavezzano.it)
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