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Chiara Luce Badano: voglio scegliere Gesù come mio primo Sposo

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Photo Courtesy of La Fondazione Chiara Badano

Silvia Lucchetti - pubblicato il 29/10/21

"A me interessa solo fare la volontà di Dio, fare bene quella, nell'attimo presente: stare al gioco di Dio". Oggi la Chiesa festeggia la beata Chiara Luce Badano di cui ricorrono i 50 anni dalla nascita

Nell’imminenza del 50° anniversario della nascita della Beata Chiara Luce Badano nata a Sassello in provincia di Savona il 29 ottobre 1971, ho ripreso in mano il bel libro che la Fondazione a lei intitolata ha pubblicato per i tipi di Città Nuova Editrice e Edizioni San Paolo nel 2019.  

Nel mio stare il vostro andare. Vita e pensieri di Chiara Luce Badano” fa parlare Chiara attraverso i suoi scritti e pensieri, tessendo una biografia essenziale che sintetizza il suo cammino umano e spirituale. 

Figlia unica di Ruggero, camionista, e di Maria Teresa, casalinga, “gente semplice e concreta” che l’avevano attesa per lunghi 11 anni, “e fin da ragazzina le radicarono nel  cuore dei valori solidi e antichi, un senso morale basato sui precetti evangelici, e un grande amore per la giustizia e la  verità”. 

Chiara Luce Badano e l’incontro con il Movimento dei Focolarini

Dimostra subito la sua passione per la natura e lo sport, e la grande sensibilità per i più deboli ed emarginati. A 9 anni l’incontro fondamentale della sua vita: conosce il Movimento dei Focolarini di Chiara Lubich ed entra a far parte dei “Gen3”, sezione del Movimento rivolta ai preadolescenti.

Nel suo primo messaggio del 1980 alla fondatrice scrive: 

Abbiamo cominciato la nostra avventura: fare la volontà di Dio nell’attimo presente. Col vangelo sotto braccio faremo grandi cose. 

L’amore per Gesù abbandonato

Nel novembre del 1983, dopo aver partecipato a giugno al primo Congresso Gen3 in provincia di Roma, scrive a Chiara Lubich: 

Carissima mamma, sono una Gen3 di Genova e ho 12 anni. Innanzitutto ti dico dal più profondo  del cuore grazie (…) Riscoprire Gesù abbandonato. Prima lo vivevo piuttosto superficialmente e lo accettavo per poi aspettarmi la gioia… ho capito che stavo sbagliando tutto. Non dovevo strumentalizzarlo, ma amare Lui e basta. Ho scoperto che Gesù Abbandonato è la chiave dell’unità con Dio e voglio sceglierlo come mio primo Sposo e prepararmi per quando viene (…) P.S. Potresti darmi il nome e la parola di vita?!!?. 

Quasi una premonizione: la risposta alla richiesta di quel “nome” e di quella “Parola” non giungerà subito, ma arriverà puntuale nel momento cruciale dell’avventura terrena di Chiara.  

Nelle difficoltà quotidinane: “chiedo un aiuto speciale a Gesù”

Intanto finite le scuole medie a Sassello, va a frequentare il liceo classico a Savona, per cui è costretta ad abbandonare l’ambiente rassicurante in cui viveva fino ad allora per affrontare quello della città, e confrontarsi con il potente condizionamento del materialismo imperante:

In questo mese faccio molta fatica a non dire parolacce, e anche la tv spesso mi tenta con film non proprio belli. Ogni volta, chiedo un aiuto speciale a Gesù, per farcela. L’unità con le Gen mi ha aiutato nei momenti più difficili, pensare che anche loro stanno andando  controcorrente… 

In quarta ginnasio il rendimento scolastico peggiora, anche a causa di incomprensioni con un’insegnante di italiano, e arriva senza possibilità di appello la bocciatura: la grande sofferenza che le causa riesce però ad offrirla e affidarla a quel Dio Crocefisso e Abbandonato, ormai diventato il faro che illumina la sua vita. 

La malattia

Come i suoi coetanei deve però affrontare le crisi dell’adolescenza che non risparmiano neppure lei, e molte certezze iniziano a tentennare nel turbine spirituale che la investe. Qualcosa di inatteso, terribile e al tempo stesso “salvifico”, viene a questo punto a sconvolgere la sua vita di 17enne.  

Durante una partita di tennis avverte i primi forti dolori ad una spalla, che la costringono a sottoporsi ad accertamenti non sempre rispettosi della sua intimità. Scrive ad un amico in quei frangenti:

Ieri sono stata all’ospedale per una visita. L’infermiere mi ha portato in una stanza e mi ha adagiata su un lettino di metallo, freddo e scomodo. Non avevo nulla addosso. Dopo poco è entrata una piccola equipe di medici che ha iniziato a visitarmi. Ti confesso che ho patito tantissimo per quel mio sentirmi trattata come un sacco di patate, umiliata nel mio pudore, senza una parola da parte dei medici che parlottavano  fra di loro con termini tecnici incomprensibili, incuranti della mia preoccupazione. Mi sono detta: “questa è un’occasione per amare Gesù Abbandonato”, e poi mi sei venuto in mente tu, con la  tua situazione  al servizio militare, e ho offerto questo momento difficile per te.  

“Mi sento avvolta in uno splendido disegno”

Presto viene a prendere conoscenza della natura del suo male, un osteosarcoma moltoaggressivo, ma arriva quasi a viverlo inizialmente in una prospettiva provvidenziale: 

La malattia è arrivata al momento giusto, perché forse mi sarei persa.  

Quando giunge alla consapevolezza della sua estrema gravità, un potente moto di ribellione la scuote: la battaglia spirituale che ingaggia, dopo alcuni minuti si risolve con un rinnovato sì a Dio, e da quell’istante Chiara tirerà dritto verso ciò che l’aspetta. 

Scrive ai suoi amici:

Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Oh come avrei voluto fermare quel treno in corsa che mi allontanava sempre più! Ma ancora non capivo. Ero troppo assorbita da cose insignificanti, futili e passeggere. Un atro mondo mi attendeva, e non mi restava che abbandonarmi. Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela. 

Deve affrontare vari interventi sulla colonna vertebrale, cicli di chemioterapia, dolorosi spasmi muscolari ed infine la paralisi delle gambe. Mentre il corpo esprime tutta la sua sofferenza, gli occhi testimoniano l’esperienza di una unità sempre più profonda con Dio.

“Mamma Celeste ti chiedo il miracolo della guarigione”

In alcuni momenti continua umanamente a sperare di poter vincere la malattia, tanto da consegnare una lettera a degli amici in partenza per Lourdes: 

Mamma Celeste, sicura che vedrai anche questa mia maglietta ti chiedo il miracolo della mia guarigione. Se ciò non rientra nella tua volontà, ti chiedo la forza necessaria a non mollare mai. Umilmente, tua Chiara. 

Mentre si avvicina il giorno del suo 18esimo compleanno va incontro ad una gravissima crisi dopo la seduta di chemioterapia, ma riesce a superarla tanto da poter ricevere nella casa di Sassello alcuni amici che le regalano a sorpresa un cucciolo di barboncino bianco a cui dà il nome di Briciola, che le sarà di grande compagnia negli ultimi mesi.

È lei a confortare i suoi genitori e gli stessi medici non riescono a spiegarsi la sua serenità, di fronte a dolori terribili per cui ha deciso di non assumere la morfina in modo da rimanere lucida.

Chiara Luce Badano: “vi offro il mio nulla”

Un’antenna parabolica posizionata sul tetto di  casa le permette di seguire la giornata  mondiale della Gioventù a Santiago de Compostela e poi il Genfest, il grande raduno mondiale del Movimento Gen, di cui continua a seguire anche dal suo letto tutte le iniziative.

Ad una focolarina che è impegnata nell’organizzazione di questi eventi indirizza queste  parole: 

Vi offro il mio nulla affinché lo Spirito Santo elargisca su questi giovani tutti i Suoi doni di amore, di luce e di pace, affinché tutti comprendano quale dono gratuito e immenso sia la vita, e quanto sia importante viverla ogni attimo nella pienezza di Dio. Nel mio “stare” il vostro andare. 

L’unico momento che possediamo è l’attimo presente

Non potendo più frequentare la scuola riceve lezioni private a casa; in un suo tema di questo periodo troviamo questo passo lucidissimo e profondo: 

… Fermiamoci un momento per riflettere sul senso della nostra vita… Riflettendo ci accorgiamo che spesso l’uomo non vive la sua vita, perché immerso in tempi che non esistono: o nel ricordo, o nel rimpianto del passato, o proiettato nel futuro. In realtà l’unico tempo che l’uomo possiede è l’attimo presente, che va vissuto interamente sfruttandolo appieno. Vivendo così, certamente l’uomo si sente libero perché non è più schiacciato dall’angoscia del suo passato e dalle preoccupazioni per il suo avvenire. Certamente riuscire a raggiungere questo traguardo non è affatto semplice e richiede uno sforzo costante per rimanere in questa realtà… L’unico modo per sfruttare al meglio il tempo è  dare un senso ad ogni nostra azione, grande o piccola che sia. L’uomo potrebbe dare un significato a ogni cosa uscendo dal suo egoismo, valorizzando ogni sua azione in favore degli altri. Forse occorrerebbe dare una nuova intenzione a ogni nostra mossa, e certamente ci sentiremmo maggiormente realizzati e prenderemmo così coscienza del valore della nostra vita, dono prezioso che non può e non deve essere sciupato né bruciato  in egoismi sterili e inutili ambizioni. 

Chiara Lubich e la scelta del nome

Il 19 luglio 1990 scrive a Chiara Lubich informandola del peggioramento delle sue condizioni di salute e della decisione di interrompere la chemioterapia, oltre a confidarle la percezione che la sua guarigione non rientri nella volontà di Dio, che ha altri piani per lei. 

Poco dopo arriva la risposta della fondatrice dei Focolarini: 

“Chiara Luce” è il nome che ho pensato per te; ti piace? È la luce dell’Ideale che vince il mondo. Te lo mando con tutto il mio affetto. 

Chiara Badano vive in questa Luce divina fino al 7 ottobre 1990 quando all’alba la sua anima vola in Cielo, non prima di aver sussurrato a Maria Teresa: “mamma ciao”. 

Il suo ultimo messaggio è rivolto alle nuove generazioni: 

I giovani sono il futuro: io non posso più correre, però vorrei consegnare loro la mia fiaccola, come alle Olimpiadi, quando uno corre poi si ferma e consegna la fiaccola a un altro: perché hanno una vita sola, e vale la pena spenderla bene. 

La beatificazione di Chiara Luce Badano

Ma da allora tante altre fiaccole di Luce si sono accese in tutto il mondo grazie alla folgorante scintilla del suo esempio di vita dedicata a Cristo. 

Nel 2001 un giovane triestino colpito da una meningite fulminante guarisce inspiegabilmente e perfettamente: è il miracolo che porta alla sua beatificazione sabato 25 settembre 2010, venti anni dopo la sua morte, in una affollatissima cerimonia sul sagrato di San Pietro.

Papa Benedetto XVI: “Chiara Badano è stata per tutti un raggio di luce”

La settimana successiva, durante una visita a Palermo, Papa Benedetto XVI la cita come esempio di coerenza cristiana, affermando fra l’altro: 

Vi invito a conoscerla, la sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo (…) Diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce; una luce che irradiava attorno a sé e che veniva da dentro (…) Chiara Badano è stata per tutti un raggio di luce.          

Per approfondire: chiarabadano.org

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